Recensione de “Il giovane favoloso” di Mario Martone

(2014-10-20)

Non è facile, immaginiamo, fare un film su Leopardi. Martone si cimenta in un’opera ciclopica, ovvero nella trasposizione cinematografica della vita del sommo poeta.

“Il giovane favoloso” ha il grande merito di restituirci un Leopardi ironico, tagliente, pur nella sua caustica e determinata concezione del meccanicismo naturale e del pessimismo che governa i destini di uomini, piante e bestie. In realtà ci troviamo di fronte ad un film abbastanza strano, ad una creazione ambigua e controversa.

Gli elementi surreali e visionari rampollano a sprazzi, per poi venire riassorbiti dalla cornice classica della narrazione, giacché Martone concepisce l’opera in maniera prettamente didascalica, seguendo un percorso rigorosamente biografico ed una focalizzazione dei tratti salienti della vita tormentata del poeta di Recanati. A tal proposito mi sovviene lo straordinario inizio (da un punto di vista squisitamente visivo, ché cominciare con la siepe e l’allucinata declamazione del poeta non depone affatto bene), con la camera che alterna le riprese in soggettiva (à la Von Trier di “Idiots”) del delirio leopardiano rivolto agli alberi, ai boschi, alla selva. O ancora, la scena dello sconcertante confronto con la personificazione gigantesca della Natura medesima, dalle edipiche fattezze della severa ed anaffettiva madre.

Sono splendidi squarci che denotano però una sorta di schizofrenia stilistica che non riscontriamo in altri film di Martone. Il quale peraltro gira magnificamente, soprattutto quando si tratta di far muovere la camera negli spazi aperti, con sublimi inquadrature dall’alto.

Il costante, pedissequo richiamo alle vicende della vita di Leopardi, che paiono costringere la stessa creatività del regista entro il canovaccio progettuale della sceneggiatura (scritta dallo stesso Martone), finisce così per determinare una sorta di straniamento nello spettatore, che rimane esitante fra le differenti pulsioni narrative. In ciò non aiuta di certo la scelta infelice delle musiche di Sascha Ring, invadenti per tutta la prima parte del film (la sequenza di accordi col synth a fare da bordone è decisamente insostenibile). Anche qui notiamo una certa incoerenza stilistica.

La straordinaria prova di Elio Germano inoltre, non trova sempre il contrappunto armonico con gli altri attori comprimari, fatta forse eccezione per le figure del padre, Il Conte Monaldo e dello zio, Carlo Antici (buone le prove di Massimo Popolizio e Paolo Graziosi, anche se un po’ troppo affettate).

Il film fa comunque breccia, ma non sapremmo dire se per ragioni relative al fascino intrinseco esercitato da Leopardi, o se per merito di Martone e del suo anelito descrittivo. Propendo più per la prima ipotesi: siamo di fronte a quella che Furio Jesi definirebbe “tecnicizzazione del mito”, o meglio “macchina mitologica”. In questo caso, della vita “mitologica” di Giacomo Leopardi, qui “messa in scena” nel paradosso didascalico che finisce col divenire deriva mitopoietica.

In definitiva, potremmo considerare “Il giovane favoloso” come una sorta di ragionieristico zibaldone, troppo aderente e prossimo alla morfologia della vita e delle opere di Leopardi. Manca, in buona sostanza, lo sguardo distante, il disincanto partecipe che fa di ogni trasposizione cinematografica un’opera prima.

Pubblicato da Francesco Cusa

Batterista, compositore, scrittore, è nato a Catania nel 1966. Intraprende lo studio del pianoforte a quattordici anni, poi passa alla batteria facendo seminari con Ettore Fioravanti, Bruno Biriaco, Roberto Gatto, Massimo Manzi. Si trasferisce a Bologna nel 1989, dove si laurea al Dams nel 1994 con la tesi: “Gli elementi extramusicali nella performance jazzistica”. In quell’humus ha modo di collaborare con artisti provenienti da varie parti d’Italia, come Fabrizio Puglisi, Domenico Caliri, Paolo Fresu ecc. In quegli anni fonda il collettivo bolognese “Bassesfere”, assieme ad altri esponenti della musica jazz e di ricerca di quegli anni. Il suo percorso artistico lo porterà a suonare negli anni in Francia, Romania, Croazia, Slovenia, Bosnia/Erzegovina, Serbia, Olanda, Germania, Svizzera, Austria, Ungheria, Norvegia, Spagna, Belgio, Danimarca, Polonia, Usa, Cina, Giappone, Etiopia, Turchia. Successivamente fonda assieme a Paolo Sorge e Carlo Natoli il progetto artistico "Improvvisatore Involontario”, che diventerà una delle label più influenti nel panorama italiano del jazz di ricerca. Da sempre interessato all’interdisciplinarità artistica, è anche scrittore di racconti, romanzi e poesie e ha pubblicato diversi articoli di musicologa e di critica cinematografica presso molte riviste specializzate. Nel corso della sua carriera ha realizzato numerosi lavori di creazione e sonorizzazione di musiche per film, teatrali, letterari, di danza e arti visive, collaborando con noti ballerini, poeti e visual performers. Attualmente è leader dell’FCT TRIO con Tonino Miano e Riccardo Grosso, del FRANCESCO CUSA & THE ASSASSINS con Domenico Caliri, Giovanni Benvenuti, Ferdinando Romano, dell’ensemble: "NAKED MUSICIANS”, del progetto di sonorizzazione di film d'epoca “SOLOMOVIE”, dello spettacolo “DRUMS & BOOKS”, co-leader dei THE LENOX BROTHERS (Cusa/Mimmo/Martino) di FRANCESCO CUSA E GIORGIA SANTORO “The black shoes”, e dello spettacolo musical-teatrale “MOLESTA CRUDELTÀ”. in trio batteria e voce insieme alle attrici Alice Ferlito e Laura Giordani. Il suo Naked Musicians" è un metodo di conduction musicale che è stato realizzato in varie parti del mondo e da cui è stato tratto anche un libro di teoria musicale sulla “conduction”, chiamato, appunto “Naked Performers”. Ha eseguito musiche di Yotam Haber, Emilio Galante, Cristina Zavalloni, Magma, Alfredo Impullitti, Domenico Caliri, Tim Berne e molti altri. Insegna batteria jazz al conservatorio di Messina, dopo molti anni di insegnamento presso i conservatori di Benevento, Monopoli, Frosinone, Lecce, Reggio Calabria. Da alcuni anni alterna la professione del musicista a quella dello scrittore di racconti, romanzi aforismi e poesie - ha scritto due romanzi - "2056" per Ensemble Edizioni (2025) e “Vic” Algra Editore (2021) , due raccolte di racconti- “Novelle Crudeli”, “Racconti Molesti” editi da Eris Edizioni -, due saggi - “Il Surrealismo della Pianta Grassa” edito da Algra Editore (2019), - L’orlo sbavato della perfezione- Algra Editore - (2024) -, cinque raccolte poetiche - “Canti Strozzati” edito da “L’Erudita/Giulio Perrone Editore”, “Stimmate” edito da Algra Editore, “Nei Dintorni Della Civiltà” edito da “Di Felice Editore” (2020), “Il Mondo chiuso” - edito da “Robin Edizioni” (2021) Il giusto premio - Robin Edizioni (2024)-, due raccolte di aforismi “Ridetti e Ricontraddetti” e ”Amare, Dolci Pillole" editi da “Carthago” e “Fotocopie”- e di critico cinematografico per la rivista “Lapis”. Collabora dal settembre 2013 con la rivista "Cultura Commestibile", con scritti di cinema e curando la rubrica "Il Cattivissimo”, dall'agosto 2018 con il giornale on line "Sicilia Report" curando la rubrica "Lo Stiletto”. La sua voce è presente nel "Dizionario del Jazz Italiano" a cura di Flavio Caprera. Di recente è stato vincitore al festival internazionale del libro e della cultura “Etnabook” (2021) con due poesie: “Armenti” e “Ottobre Vuoto”, rispettivamente al primo e secondo posto. Collaborazioni: Paolo Fresu, Tino Tracanna, Attilio Zanchi, Marco Micheli, Bruno Tommaso, Larry Smith, Walter Schmocker, Lauro Rossi, Gianni Gebbia, Fabrizio Puglisi, Stefano De Bonis, Guglielmo Pagnozzi, Domenico Caliri, Luigi Mosso, Edoardo Marraffa, Cristina Zavalloni, Lelio Giannetto, Alberto Capelli, Riccardo Pittau, Mirko Sabatini, Jay Rodriguez, Butch Morris, [1], Michel Godard, Kenny Wheeler, Garbis Dedeian, Steve Lacy, Tim Berne, Stefano D’Anna, Pietro Ciancaglini, Paolino Dalla Porta, Roy Paci, Elliott_Sharp, Saadet Türköz[2], Andy Sheppard, Michael Riessler, Yves Robert, Giorgio Conte, Fred Giuliani, Zu, Mohammed El Bawi, E. 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