L’America e lo scandaglio della sua coscienza. Anima, oseremmo dire, in aperto contrasto con le facili chiavi di lettura che rimandano alla proto-storia di una sorta di Ron Hubbard ante litteram. Ovvietà. Troppo sofisticato il tono e la sostanza dell’opera di un regista complesso e colto come Anderson. L’America e la sua anima, per una narrazione priva di trama, simbolica, visionaria, metafisica. Il suo lato “corrotto”, l’ombra, lo storpiamento nell’incarnato di Joaquin Phoenix, e il suo ambito spirituale, eterico, animico, nella straordinaria maschera di Philiph Seymour Hoffman: un binomio inossidabile antico come il mondo, ma peculiare, proprio di queste terre e delle vicende di questo paese. L’anima wilde di un continente, antropomorfa, intrappolata nel corpo di Freddie, e quella mistica, istrionica, sublimata nel carisma del Veggente. Il percorso è un calvario, irto di dolore, con tante stazioni di sosta. Ma è un percorso catartico, immenso. Sottostare al concetto di “guarigione”, di “verità”, di “impostura” è dare al corpo carsico del film implicazioni di denuncia che nei fatti sono del tutto estranei all’opera. È confondere Reale con Realtà. Il Maestro (senza virgolette) riconosce il suo discepolo. Il rapporto è sincero, profondo, viscerale. Questo riconoscersi nella temporalità karmica – poco importa se reale – è il leitmotiv del film (“se adesso vai via, nella nostra prossima vita io sarò il tuo peggior nemico”, qualcosa del genere dice il Maestro a Freddie nel minuti finali del film). Si procede per tentativi, per fallimenti e successi, in un costante scandaglio della dualità, di ciò che dilania e azzanna il cuore e l’anima della gente, e di ciò che per converso nobilita le azioni e lo spirito dei reietti. In maniera probabilmente involontaria, Anderson si è verosimilmente addentrato nel ginepraio dell’universo esoterico indossando i panni del naturalista, ma finendo col precipitare in un avvitamento a spirale verso regioni ignote della materia. Freddie “guarisce” (virgolette) grazie al Maestro, nella fuga da tutto ciò che vincola e contamina. Come nelle migliori tradizioni il discepolo lo supera tramite l’affrancamento radicale dalla dottrina e dal “metodo”, ed è sua la motocicletta che si dirige a tutto gas verso il confine dell’utopia, fuori dai vincoli delle parabole e delle modularità sperimentali. In qualche modo egli dimostra che le teorie del maestro sono il barlume di ciò che può essere sondabile in questa parvenza di vita. Tant’è che tutti nella setta temono Freddie, perché avvertono che in lui è presente, non già l’impulso dell’eresia e dell’entropia, quanto piuttosto l’onnipotenza dell’iniziato, ovvero di colui che ha già sperimentato la morte in vita (“che ti succede Freddie? Sembri invecchiato. Stai male?”, ancora nel finale, quando Freddie ritorna per l’ultima volta, da risorto). Questo il maestro pare saperlo o intuirlo da sempre. Ecco perché lo accoglie immediatamente nella sua nave come un novello discepolo. Egli lo riconosce e lo teme, a tal punto da dichiararsi suo nemico nella vita futura. Cerca di “ammaestrarlo”, di codificarne e correggerne le patologie, ma poi si rende conto di essere subalterno alla sua potenza, che ha davanti a sé un archetipo ancestrale. La crisi mistica, e i problemi del maestro cominciano con l’avvento di Freddie. E anche questo è indizio non trascurabile a chi non voglia soffermarsi al significato letterale dell’opera (Poco importa quanto di ciò sia cosciente nelle intenzioni di Anderson. Ed in ogni caso se il regista avesse voluto fare un banale film di denuncia a “Scientology”, non avrebbe assunto un taglio così onirico, analogico, à la Malick). L’intera vita di Freddie è onirica, con sbalzi di coscienza tormentata nello spasmo della morfologia dell’esistenza. Memoria, ricordo e contemplazione sono il reale vissuto dell’Iniziato, che entra ed esce dalla “chiesa” spogliandosi della dottrina come un Cristo. Freddie è dunque eternamente su quella spiaggia, intento a modellare i seni e i capezzoli di quella donna, effimera cone la sabbia, mentre le onde cancellano ogni traccia rappresentativa, ogni attaccamento. Questo durante il film, ma non nell’eternità dell’ultimo fotogramma.
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Pubblicato da Francesco Cusa
Batterista, compositore, scrittore, è nato a Catania nel 1966. Intraprende lo studio del pianoforte a quattordici anni, poi passa alla batteria facendo seminari con Ettore Fioravanti, Bruno Biriaco, Roberto Gatto, Massimo Manzi. Si trasferisce a Bologna nel 1989, dove si laurea al Dams nel 1994 con la tesi: “Gli elementi extramusicali nella performance jazzistica”. In quell’humus ha modo di collaborare con artisti provenienti da varie parti d’Italia, come Fabrizio Puglisi, Domenico Caliri, Paolo Fresu ecc. In quegli anni fonda il collettivo bolognese “Bassesfere”, assieme ad altri esponenti della musica jazz e di ricerca di quegli anni. Il suo percorso artistico lo porterà a suonare negli anni in Francia, Romania, Croazia, Slovenia, Bosnia/Erzegovina, Serbia, Olanda, Germania, Svizzera, Austria, Ungheria, Norvegia, Spagna, Belgio, Danimarca, Polonia, Usa, Cina, Giappone, Etiopia, Turchia. Successivamente fonda assieme a Paolo Sorge e Carlo Natoli il progetto artistico "Improvvisatore Involontario”, che diventerà una delle label più influenti nel panorama italiano del jazz di ricerca. Da sempre interessato all’interdisciplinarità artistica, è anche scrittore di racconti, romanzi e poesie e ha pubblicato diversi articoli di musicologa e di critica cinematografica presso molte riviste specializzate. Nel corso della sua carriera ha realizzato numerosi lavori di creazione e sonorizzazione di musiche per film, teatrali, letterari, di danza e arti visive, collaborando con noti ballerini, poeti e visual performers.
Attualmente è leader dell’FCT TRIO con Tonino Miano e Riccardo Grosso, del FRANCESCO CUSA & THE ASSASSINS con Domenico Caliri, Giovanni Benvenuti, Ferdinando Romano, dell’ensemble: "NAKED MUSICIANS”, del progetto di sonorizzazione di film d'epoca “SOLOMOVIE”, dello spettacolo “DRUMS & BOOKS”, co-leader dei THE LENOX BROTHERS (Cusa/Mimmo/Martino) di FRANCESCO CUSA E GIORGIA SANTORO “The black shoes”, e dello spettacolo musical-teatrale “MOLESTA CRUDELTÀ”. in trio batteria e voce insieme alle attrici Alice Ferlito e Laura Giordani. Il suo Naked Musicians" è un metodo di conduction musicale che è stato realizzato in varie parti del mondo e da cui è stato tratto anche un libro di teoria musicale sulla “conduction”, chiamato, appunto “Naked Performers”. Ha eseguito musiche di Yotam Haber, Emilio Galante, Cristina Zavalloni, Magma, Alfredo Impullitti, Domenico Caliri, Tim Berne e molti altri.
Insegna batteria jazz al conservatorio di Messina, dopo molti anni di insegnamento presso i conservatori di Benevento, Monopoli, Frosinone, Lecce, Reggio Calabria.
Da alcuni anni alterna la professione del musicista a quella dello scrittore di racconti, romanzi aforismi e poesie - ha scritto due romanzi - "2056" per Ensemble Edizioni (2025) e “Vic” Algra Editore (2021) , due raccolte di racconti- “Novelle Crudeli”, “Racconti Molesti” editi da Eris Edizioni -, due saggi - “Il Surrealismo della Pianta Grassa” edito da Algra Editore (2019), - L’orlo sbavato della perfezione- Algra Editore - (2024) -, cinque raccolte poetiche - “Canti Strozzati” edito da “L’Erudita/Giulio Perrone Editore”, “Stimmate” edito da Algra Editore, “Nei Dintorni Della Civiltà” edito da “Di Felice Editore” (2020), “Il Mondo chiuso” - edito da “Robin Edizioni” (2021) Il giusto premio - Robin Edizioni (2024)-, due raccolte di aforismi “Ridetti e Ricontraddetti” e ”Amare, Dolci Pillole" editi da “Carthago” e “Fotocopie”- e di critico cinematografico per la rivista “Lapis”. Collabora dal settembre 2013 con la rivista "Cultura Commestibile", con scritti di cinema e curando la rubrica "Il Cattivissimo”, dall'agosto 2018 con il giornale on line "Sicilia Report" curando la rubrica "Lo Stiletto”. La sua voce è presente nel "Dizionario del Jazz Italiano" a cura di Flavio Caprera.
Di recente è stato vincitore al festival internazionale del libro e della cultura “Etnabook” (2021) con due poesie: “Armenti” e “Ottobre Vuoto”, rispettivamente al primo e secondo posto.
Collaborazioni:
Paolo Fresu, Tino Tracanna, Attilio Zanchi, Marco Micheli, Bruno Tommaso, Larry Smith, Walter Schmocker, Lauro Rossi, Gianni Gebbia, Fabrizio Puglisi, Stefano De Bonis, Guglielmo Pagnozzi, Domenico Caliri, Luigi Mosso, Edoardo Marraffa, Cristina Zavalloni, Lelio Giannetto, Alberto Capelli, Riccardo Pittau, Mirko Sabatini, Jay Rodriguez, Butch Morris, [1], Michel Godard, Kenny Wheeler, Garbis Dedeian, Steve Lacy, Tim Berne, Stefano D’Anna, Pietro Ciancaglini, Paolino Dalla Porta, Roy Paci, Elliott_Sharp, Saadet Türköz[2], Andy Sheppard, Michael Riessler, Yves Robert, Giorgio Conte, Fred Giuliani, Zu, Mohammed El Bawi, E. Glerum, Assif Tsahar, Natalia M.King, Lionel Rolland , Dj.Pushy, Christophe_Monniot, Tanja Feichtmair, Manu_Codjia, Emil Spany, Arrington_de_Dionyso, Gianluca Petrella, Claudio Lugo, Marco Cappelli, Jean Marc Monteral, Ab_Baars, Ig_Henneman, Danilo Gallo, Beppe Scardino, Francesco Bigoni, Stefano Senni, Piero Bittolo Bon, i Robotobibok, Giovanni Falzone, Tito Magialajo, Enrico Terragnoli, Carlos Zingaro, John_Tilbury, Gianni Lenoci, Billy Bang, Antono Borghini, Pasquale Mirra, Francesco Bearzatti, Amy Denio, Vincenzo Vasi, Mike Cooper, Giorgio Pacorig, Paolo Sorge, Pasquale Innarella, Tony Cattano, Silvia Bolognesi, Leila Adu, Marta Raviglia, Henry Cook, Giacomo Ancillotto, Roberto Raciti, Federico Squassabia, Gaia Mattiuzzi, Dean Bowman, Don_Byron, Peter_van_Bergen, Jan Willem Van Der Ham, Ernst-Ludwig_Petrowsky, Michael Occhipinti, Giovanni Mayer, Eyal Mayoz, Jim Pugliese, Nicole Federici, Mauro Pagani,Ron_Anderson, Francesco Cafiso, Dan Kinzelman, Emilio Galante, Simone Zanchini, Lisa Mezzacappa, [3], Gabriele Mirabassi, Tellef Øgrim, Trewor Brown, Alessandro Vicard, Michael Fisher, Heinrich von Calnein, Oscar Noriega, Peter_Zummo, Greg_Burk, Antonello Salis, Carlo Atti, Tom_Arthurs, Daniele Del Monaco, Yotam_Haber, Raiz (Almamegretta), Gabriele Coen, Luca Aquino, Francesco Ponticelli, Valeria Sturba, Jean-Francois Pauvros, Samuel Cromwell, Claudio Cojaniz, Alex Turchetti, Aldo Giosué, Giorgia Santoro, Alex Meguire, Sarah Gail Brand le i danzatori e coreografi Roberto Zappalà Cinzia Scordia, Melaku Belay, Jennifer Cabrera, e Florence La Porte, gli artisti visivi Fred Gautnier, Cane Capovolto, "Gli Impresari", the gli scrittori Wu Ming, Andrea Inglese, Stefano Zenni, Federico Fini.
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