C’è qualcosa di radicalmente disturbante in Alan Wake 2: non è il mostro che balza dall’ombra, non è il jumpscare, ma il senso costante che la realtà non sia più affidabile. Il gioco diventa una meditazione sull’abisso, un esperimento filosofico che usa il linguaggio del videogioco per trasformare il giocatore in viaggiatore dell’ignoto. L’orrore che si respira non è tanto esterno, quanto interiore. È il dubbio che la nostra esistenza sia scritta da qualcun altro, che i nostri pensieri non ci appartengano, che la nostra libertà non sia che una pagina di un copione più grande. Alan, lo scrittore intrappolato nella sua opera, incarna la domanda più inquietante: se l’autore diventa personaggio, chi scrive veramente il mondo? Ogni elemento di Alan Wake 2 ci spinge a guardare nell’abisso: la torcia che squarcia la tenebra non illumina davvero, rivela soltanto la precarietà di ciò che chiamiamo “luce”. Le sequenze live action, mescolate al digitale, non sono un virtuosismo estetico, ma un colpo di scalpello contro il confine della percezione. Cinema, letteratura e gioco collassano, mostrando che la realtà stessa è un fragile montaggio di immagini e narrazioni.
L’inquietudine, qui, non è un espediente narrativo: è la sostanza del gioco. Remedy ci consegna un’esperienza che interroga la nostra fiducia nel reale, il nostro rapporto con il linguaggio e con l’identità. Come in un incubo lucido, siamo costretti a chiederci se stiamo giocando o se siamo già stati giocati. Alan Wake 2 è un’opera filosofica in forma di videogioco: un trattato sull’oscurità e sulla scrittura, un’epifania perturbante che ci ricorda come ogni narrazione sia sempre, segretamente, una prigione, è un’esperienza che mette in crisi le categorie stesse con cui giudichiamo l’arte. La sua grafica è di una sublime inquietudine: non punta al fotorealismo come fine, ma a una resa visiva che ricorda i dipinti di Caspar David Friedrich, i chiaroscuri di Caravaggio, la messa in scena sospesa di Lynch. Ogni inquadratura sembra concepita come un quadro, ogni dettaglio vibra di un simbolismo che supera l’estetica per diventare metafisica. Come nel teatro espressionista tedesco, la scenografia non è sfondo ma coscienza che si piega, che respira: i boschi, le case, le strade di Bright Falls non esistono come ambienti “da esplorare”, ma come stati mentali in cui il giocatore viene risucchiato. La luce stessa, usata come arma, diventa un principio metafisico, il segno fragile di una verità che si difende a fatica dall’abisso. Qui il videogioco si fa letteratura visuale: Alan è lo scrittore che combatte la propria opera, ma anche l’uomo che incarna l’angoscia di ogni autore – perdere il controllo del testo e diventare personaggio. È come leggere Borges dentro un film di Bergman e ritrovarsi catapultati in una partitura interattiva. L’esperienza ludica si fonde con il cinema, con la pittura, con la filosofia stessa. L’orrore che emerge non è soltanto narrativo, ma ontologico: Alan Wake 2 ci ricorda che il mondo, come l’arte, è forse solo un intreccio di narrazioni. Che la realtà non è stabile, ma sempre riscritta da un occhio invisibile.
In questo senso Alan Wake 2 è un’opera d’arte totale (un vero Gesamtkunstwerk): un luogo in cui il videogioco diventa pittura, poesia e speculazione filosofica. Non lo si gioca soltanto: lo si contempla, lo si subisce, lo si abita come si abiterebbe un sogno o un incubo scolpito nella carne della visione.
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Pubblicato da Francesco Cusa
Batterista, compositore, scrittore, è nato a Catania nel 1966. Intraprende lo studio del pianoforte a quattordici anni, poi passa alla batteria facendo seminari con Ettore Fioravanti, Bruno Biriaco, Roberto Gatto, Massimo Manzi. Si trasferisce a Bologna nel 1989, dove si laurea al Dams nel 1994 con la tesi: “Gli elementi extramusicali nella performance jazzistica”. In quell’humus ha modo di collaborare con artisti provenienti da varie parti d’Italia, come Fabrizio Puglisi, Domenico Caliri, Paolo Fresu ecc. In quegli anni fonda il collettivo bolognese “Bassesfere”, assieme ad altri esponenti della musica jazz e di ricerca di quegli anni. Il suo percorso artistico lo porterà a suonare negli anni in Francia, Romania, Croazia, Slovenia, Bosnia/Erzegovina, Serbia, Olanda, Germania, Svizzera, Austria, Ungheria, Norvegia, Spagna, Belgio, Danimarca, Polonia, Usa, Cina, Giappone, Etiopia, Turchia. Successivamente fonda assieme a Paolo Sorge e Carlo Natoli il progetto artistico "Improvvisatore Involontario”, che diventerà una delle label più influenti nel panorama italiano del jazz di ricerca. Da sempre interessato all’interdisciplinarità artistica, è anche scrittore di racconti, romanzi e poesie e ha pubblicato diversi articoli di musicologa e di critica cinematografica presso molte riviste specializzate. Nel corso della sua carriera ha realizzato numerosi lavori di creazione e sonorizzazione di musiche per film, teatrali, letterari, di danza e arti visive, collaborando con noti ballerini, poeti e visual performers.
Attualmente è leader dell’FCT TRIO con Tonino Miano e Riccardo Grosso, del FRANCESCO CUSA & THE ASSASSINS con Domenico Caliri, Giovanni Benvenuti, Ferdinando Romano, dell’ensemble: "NAKED MUSICIANS”, del progetto di sonorizzazione di film d'epoca “SOLOMOVIE”, dello spettacolo “DRUMS & BOOKS”, co-leader dei THE LENOX BROTHERS (Cusa/Mimmo/Martino) di FRANCESCO CUSA E GIORGIA SANTORO “The black shoes”, e dello spettacolo musical-teatrale “MOLESTA CRUDELTÀ”. in trio batteria e voce insieme alle attrici Alice Ferlito e Laura Giordani. Il suo Naked Musicians" è un metodo di conduction musicale che è stato realizzato in varie parti del mondo e da cui è stato tratto anche un libro di teoria musicale sulla “conduction”, chiamato, appunto “Naked Performers”. Ha eseguito musiche di Yotam Haber, Emilio Galante, Cristina Zavalloni, Magma, Alfredo Impullitti, Domenico Caliri, Tim Berne e molti altri.
Insegna batteria jazz al conservatorio di Messina, dopo molti anni di insegnamento presso i conservatori di Benevento, Monopoli, Frosinone, Lecce, Reggio Calabria.
Da alcuni anni alterna la professione del musicista a quella dello scrittore di racconti, romanzi aforismi e poesie - ha scritto due romanzi - "2056" per Ensemble Edizioni (2025) e “Vic” Algra Editore (2021) , due raccolte di racconti- “Novelle Crudeli”, “Racconti Molesti” editi da Eris Edizioni -, due saggi - “Il Surrealismo della Pianta Grassa” edito da Algra Editore (2019), - L’orlo sbavato della perfezione- Algra Editore - (2024) -, cinque raccolte poetiche - “Canti Strozzati” edito da “L’Erudita/Giulio Perrone Editore”, “Stimmate” edito da Algra Editore, “Nei Dintorni Della Civiltà” edito da “Di Felice Editore” (2020), “Il Mondo chiuso” - edito da “Robin Edizioni” (2021) Il giusto premio - Robin Edizioni (2024)-, due raccolte di aforismi “Ridetti e Ricontraddetti” e ”Amare, Dolci Pillole" editi da “Carthago” e “Fotocopie”- e di critico cinematografico per la rivista “Lapis”. Collabora dal settembre 2013 con la rivista "Cultura Commestibile", con scritti di cinema e curando la rubrica "Il Cattivissimo”, dall'agosto 2018 con il giornale on line "Sicilia Report" curando la rubrica "Lo Stiletto”. La sua voce è presente nel "Dizionario del Jazz Italiano" a cura di Flavio Caprera.
Di recente è stato vincitore al festival internazionale del libro e della cultura “Etnabook” (2021) con due poesie: “Armenti” e “Ottobre Vuoto”, rispettivamente al primo e secondo posto.
Collaborazioni:
Paolo Fresu, Tino Tracanna, Attilio Zanchi, Marco Micheli, Bruno Tommaso, Larry Smith, Walter Schmocker, Lauro Rossi, Gianni Gebbia, Fabrizio Puglisi, Stefano De Bonis, Guglielmo Pagnozzi, Domenico Caliri, Luigi Mosso, Edoardo Marraffa, Cristina Zavalloni, Lelio Giannetto, Alberto Capelli, Riccardo Pittau, Mirko Sabatini, Jay Rodriguez, Butch Morris, [1], Michel Godard, Kenny Wheeler, Garbis Dedeian, Steve Lacy, Tim Berne, Stefano D’Anna, Pietro Ciancaglini, Paolino Dalla Porta, Roy Paci, Elliott_Sharp, Saadet Türköz[2], Andy Sheppard, Michael Riessler, Yves Robert, Giorgio Conte, Fred Giuliani, Zu, Mohammed El Bawi, E. Glerum, Assif Tsahar, Natalia M.King, Lionel Rolland , Dj.Pushy, Christophe_Monniot, Tanja Feichtmair, Manu_Codjia, Emil Spany, Arrington_de_Dionyso, Gianluca Petrella, Claudio Lugo, Marco Cappelli, Jean Marc Monteral, Ab_Baars, Ig_Henneman, Danilo Gallo, Beppe Scardino, Francesco Bigoni, Stefano Senni, Piero Bittolo Bon, i Robotobibok, Giovanni Falzone, Tito Magialajo, Enrico Terragnoli, Carlos Zingaro, John_Tilbury, Gianni Lenoci, Billy Bang, Antono Borghini, Pasquale Mirra, Francesco Bearzatti, Amy Denio, Vincenzo Vasi, Mike Cooper, Giorgio Pacorig, Paolo Sorge, Pasquale Innarella, Tony Cattano, Silvia Bolognesi, Leila Adu, Marta Raviglia, Henry Cook, Giacomo Ancillotto, Roberto Raciti, Federico Squassabia, Gaia Mattiuzzi, Dean Bowman, Don_Byron, Peter_van_Bergen, Jan Willem Van Der Ham, Ernst-Ludwig_Petrowsky, Michael Occhipinti, Giovanni Mayer, Eyal Mayoz, Jim Pugliese, Nicole Federici, Mauro Pagani,Ron_Anderson, Francesco Cafiso, Dan Kinzelman, Emilio Galante, Simone Zanchini, Lisa Mezzacappa, [3], Gabriele Mirabassi, Tellef Øgrim, Trewor Brown, Alessandro Vicard, Michael Fisher, Heinrich von Calnein, Oscar Noriega, Peter_Zummo, Greg_Burk, Antonello Salis, Carlo Atti, Tom_Arthurs, Daniele Del Monaco, Yotam_Haber, Raiz (Almamegretta), Gabriele Coen, Luca Aquino, Francesco Ponticelli, Valeria Sturba, Jean-Francois Pauvros, Samuel Cromwell, Claudio Cojaniz, Alex Turchetti, Aldo Giosué, Giorgia Santoro, Alex Meguire, Sarah Gail Brand le i danzatori e coreografi Roberto Zappalà Cinzia Scordia, Melaku Belay, Jennifer Cabrera, e Florence La Porte, gli artisti visivi Fred Gautnier, Cane Capovolto, "Gli Impresari", the gli scrittori Wu Ming, Andrea Inglese, Stefano Zenni, Federico Fini.
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