Fenomenologia del tifoso interista e patologia del tifo vincente: ontologia minima del tifo italiano

Nel calcio italiano la realtà non basta, anzi spesso la realtà è un intralcio. Me ne accorgo ogni settimana, perché qui non vince soltanto chi gioca meglio o chi sta davanti in classifica, vince chi impone un racconto, chi occupa lo spazio mentale, chi trasforma ogni episodio in destino e ogni pareggio in epopea. Dentro questo dispositivo l’Inter 2025-2026 è la contraddizione perfetta: una squadra che gioca il miglior calcio del campionato, che è prima in classifica, e che viene comunque trattata come imputata permanente. Non siamo più nel campo della tattica o dell’analisi tecnica, ma in quello della filosofia della percezione. Conta meno ciò che accade sul campo e più ciò che viene detto che stia accadendo. La verità fattuale deve chiedere il permesso alla narrazione per esistere, e quando non coincide con il racconto dominante viene sminuita, relativizzata, sospesa. I numeri di questa stagione parlano chiaro ed è probabilmente per questo che danno fastidio: Inter prima a 43 punti dopo 19 giornate, con 14 vittorie, 1 pareggio e 4 sconfitte, 42 gol fatti e 17 subiti, equilibrio, continuità e produzione offensiva superiori a tutte le dirette concorrenti. Eppure ogni vittoria viene accompagnata da una formula tossica e ricorrente: “vittoria di gestione”, “partita non brillante”, “squadra non abbastanza cinica”. Traduzione: niente aura, niente entusiasmo, niente legittimazione simbolica. Qui entrano in scena le tifoserie avversarie, soprattutto rubentini e bilanisti, che da anni praticano una liturgia dell’autoincenso perfettamente funzionante. Loro si esaltano sempre: vincono e sono rinati, pareggiano e hanno carattere, perdono ed è colpa degli episodi, dell’arbitro, del calendario, del destino. È una teologia dell’autoassoluzione che funziona perché è compatta e disciplinata. Non è tifo, è controllo simbolico. Chi controlla il linguaggio controlla la percezione, e chi controlla la percezione può permettersi di ignorare la classifica. A questo si aggiunge una stampa sportiva italiana strutturalmente addomesticata, che spesso non ha neppure bisogno di essere prezzolata: vive di bacini d’utenza storici, di tifoserie rumorose, di click, di talk show, di titoli che devono reggere l’audience. In questo ecosistema l’Inter viene trattata con un filtro diverso: se vince è gestione, se domina è cinismo, se controlla è noia. È un trucco retorico semplice e antico: togliere aura al fatto per depotenziare la realtà. Così anche una stagione numericamente superiore viene raccontata come provvisoria, fragile, sospesa in attesa di una caduta che deve arrivare per forza. Il paradosso più grave però è interno. Il vero problema, spesso, sono i tifosi interisti stessi. Ma questo pessimismo cronico non è un difetto casuale: è una struttura mentale, quasi una postura filosofica. L’interista non gode mai del presente perché è stato educato alla diffidenza verso il tempo, all’idea che ciò che accade ora sia sempre reversibile, fragile, esposto alla smentita. È una forma di coscienza tragica, diversa dall’euforia mitologica degli altri tifosi. Dove gli altri credono nel destino favorevole, l’interista crede nella contingenza, nell’errore sempre possibile, nella caduta improvvisa. Questo lo rende meno compatto, meno rumoroso, meno incline all’autocelebrazione, ma anche più lucido, più razionale, più refrattario alla menzogna. È un tifo che non vive di promesse, ma di verifiche, che non si fida del racconto, ma del campo, che non confonde mai davvero il desiderio con la realtà. Il problema è che questa onestà cognitiva, in un sistema fondato sull’illusione e sull’enfasi, diventa svantaggio simbolico. Così l’interista finisce per autosvalutarsi, per anticipare l’accusa, per togliere forza alla propria stessa posizione, consegnando agli altri il monopolio dell’arroganza narrativa. Nel calcio, come nella vita pubblica, chi si giustifica ha già perso metà della battaglia simbolica. Quanto ai napoletani, va detto però qualcosa di diverso. I napoletani si comprendono. Sono una tifoseria che viene da anni lunghissimi senza vittorie, che ha visto finalmente la propria squadra tornare competitiva e vincente, e parliamo di una squadra del Sud, che in questo calcio spesso squilibrato merita rispetto e attenzione, anche quando eccede nell’entusiasmo. Quella loro esultanza continua è in parte una reazione storica, emotiva, identitaria, e come tale è leggibile e persino giustificabile. Purtroppo questa squadra porta con sé anche un limite evidente: avere in panchina un allenatore come Conte, che incarna tutto ciò che trovo detestabile nel calcio italiano, dal vittimismo permanente alla retorica tossica dell’assedio, dall’opportunismo morale alla manipolazione costante del racconto. Ma questa è un’altra storia. Io continuo a guardare i fatti, i numeri, il campo, perché alla fine è l’unico luogo che non mente. Tutto il resto è rumore.

Pubblicato da Francesco Cusa

Batterista, compositore, scrittore, è nato a Catania nel 1966. Intraprende lo studio del pianoforte a quattordici anni, poi passa alla batteria facendo seminari con Ettore Fioravanti, Bruno Biriaco, Roberto Gatto, Massimo Manzi. Si trasferisce a Bologna nel 1989, dove si laurea al Dams nel 1994 con la tesi: “Gli elementi extramusicali nella performance jazzistica”. In quell’humus ha modo di collaborare con artisti provenienti da varie parti d’Italia, come Fabrizio Puglisi, Domenico Caliri, Paolo Fresu ecc. In quegli anni fonda il collettivo bolognese “Bassesfere”, assieme ad altri esponenti della musica jazz e di ricerca di quegli anni. Il suo percorso artistico lo porterà a suonare negli anni in Francia, Romania, Croazia, Slovenia, Bosnia/Erzegovina, Serbia, Olanda, Germania, Svizzera, Austria, Ungheria, Norvegia, Spagna, Belgio, Danimarca, Polonia, Usa, Cina, Giappone, Etiopia, Turchia. Successivamente fonda assieme a Paolo Sorge e Carlo Natoli il progetto artistico "Improvvisatore Involontario”, che diventerà una delle label più influenti nel panorama italiano del jazz di ricerca. Da sempre interessato all’interdisciplinarità artistica, è anche scrittore di racconti, romanzi e poesie e ha pubblicato diversi articoli di musicologa e di critica cinematografica presso molte riviste specializzate. Nel corso della sua carriera ha realizzato numerosi lavori di creazione e sonorizzazione di musiche per film, teatrali, letterari, di danza e arti visive, collaborando con noti ballerini, poeti e visual performers. Attualmente è leader dell’FCT TRIO con Tonino Miano e Riccardo Grosso, del FRANCESCO CUSA & THE ASSASSINS con Domenico Caliri, Giovanni Benvenuti, Ferdinando Romano, dell’ensemble: "NAKED MUSICIANS”, del progetto di sonorizzazione di film d'epoca “SOLOMOVIE”, dello spettacolo “DRUMS & BOOKS”, co-leader dei THE LENOX BROTHERS (Cusa/Mimmo/Martino) di FRANCESCO CUSA E GIORGIA SANTORO “The black shoes”, e dello spettacolo musical-teatrale “MOLESTA CRUDELTÀ”. in trio batteria e voce insieme alle attrici Alice Ferlito e Laura Giordani. Il suo Naked Musicians" è un metodo di conduction musicale che è stato realizzato in varie parti del mondo e da cui è stato tratto anche un libro di teoria musicale sulla “conduction”, chiamato, appunto “Naked Performers”. Ha eseguito musiche di Yotam Haber, Emilio Galante, Cristina Zavalloni, Magma, Alfredo Impullitti, Domenico Caliri, Tim Berne e molti altri. Insegna batteria jazz al conservatorio di Messina, dopo molti anni di insegnamento presso i conservatori di Benevento, Monopoli, Frosinone, Lecce, Reggio Calabria. Da alcuni anni alterna la professione del musicista a quella dello scrittore di racconti, romanzi aforismi e poesie - ha scritto due romanzi - "2056" per Ensemble Edizioni (2025) e “Vic” Algra Editore (2021) , due raccolte di racconti- “Novelle Crudeli”, “Racconti Molesti” editi da Eris Edizioni -, due saggi - “Il Surrealismo della Pianta Grassa” edito da Algra Editore (2019), - L’orlo sbavato della perfezione- Algra Editore - (2024) -, cinque raccolte poetiche - “Canti Strozzati” edito da “L’Erudita/Giulio Perrone Editore”, “Stimmate” edito da Algra Editore, “Nei Dintorni Della Civiltà” edito da “Di Felice Editore” (2020), “Il Mondo chiuso” - edito da “Robin Edizioni” (2021) Il giusto premio - Robin Edizioni (2024)-, due raccolte di aforismi “Ridetti e Ricontraddetti” e ”Amare, Dolci Pillole" editi da “Carthago” e “Fotocopie”- e di critico cinematografico per la rivista “Lapis”. Collabora dal settembre 2013 con la rivista "Cultura Commestibile", con scritti di cinema e curando la rubrica "Il Cattivissimo”, dall'agosto 2018 con il giornale on line "Sicilia Report" curando la rubrica "Lo Stiletto”. La sua voce è presente nel "Dizionario del Jazz Italiano" a cura di Flavio Caprera. Di recente è stato vincitore al festival internazionale del libro e della cultura “Etnabook” (2021) con due poesie: “Armenti” e “Ottobre Vuoto”, rispettivamente al primo e secondo posto. Collaborazioni: Paolo Fresu, Tino Tracanna, Attilio Zanchi, Marco Micheli, Bruno Tommaso, Larry Smith, Walter Schmocker, Lauro Rossi, Gianni Gebbia, Fabrizio Puglisi, Stefano De Bonis, Guglielmo Pagnozzi, Domenico Caliri, Luigi Mosso, Edoardo Marraffa, Cristina Zavalloni, Lelio Giannetto, Alberto Capelli, Riccardo Pittau, Mirko Sabatini, Jay Rodriguez, Butch Morris, [1], Michel Godard, Kenny Wheeler, Garbis Dedeian, Steve Lacy, Tim Berne, Stefano D’Anna, Pietro Ciancaglini, Paolino Dalla Porta, Roy Paci, Elliott_Sharp, Saadet Türköz[2], Andy Sheppard, Michael Riessler, Yves Robert, Giorgio Conte, Fred Giuliani, Zu, Mohammed El Bawi, E. Glerum, Assif Tsahar, Natalia M.King, Lionel Rolland , Dj.Pushy, Christophe_Monniot, Tanja Feichtmair, Manu_Codjia, Emil Spany, Arrington_de_Dionyso, Gianluca Petrella, Claudio Lugo, Marco Cappelli, Jean Marc Monteral, Ab_Baars, Ig_Henneman, Danilo Gallo, Beppe Scardino, Francesco Bigoni, Stefano Senni, Piero Bittolo Bon, i Robotobibok, Giovanni Falzone, Tito Magialajo, Enrico Terragnoli, Carlos Zingaro, John_Tilbury, Gianni Lenoci, Billy Bang, Antono Borghini, Pasquale Mirra, Francesco Bearzatti, Amy Denio, Vincenzo Vasi, Mike Cooper, Giorgio Pacorig, Paolo Sorge, Pasquale Innarella, Tony Cattano, Silvia Bolognesi, Leila Adu, Marta Raviglia, Henry Cook, Giacomo Ancillotto, Roberto Raciti, Federico Squassabia, Gaia Mattiuzzi, Dean Bowman, Don_Byron, Peter_van_Bergen, Jan Willem Van Der Ham, Ernst-Ludwig_Petrowsky, Michael Occhipinti, Giovanni Mayer, Eyal Mayoz, Jim Pugliese, Nicole Federici, Mauro Pagani,Ron_Anderson, Francesco Cafiso, Dan Kinzelman, Emilio Galante, Simone Zanchini, Lisa Mezzacappa, [3], Gabriele Mirabassi, Tellef Øgrim, Trewor Brown, Alessandro Vicard, Michael Fisher, Heinrich von Calnein, Oscar Noriega, Peter_Zummo, Greg_Burk, Antonello Salis, Carlo Atti, Tom_Arthurs, Daniele Del Monaco, Yotam_Haber, Raiz (Almamegretta), Gabriele Coen, Luca Aquino, Francesco Ponticelli, Valeria Sturba, Jean-Francois Pauvros, Samuel Cromwell, Claudio Cojaniz, Alex Turchetti, Aldo Giosué, Giorgia Santoro, Alex Meguire, Sarah Gail Brand le i danzatori e coreografi Roberto Zappalà Cinzia Scordia, Melaku Belay, Jennifer Cabrera, e Florence La Porte, gli artisti visivi Fred Gautnier, Cane Capovolto, "Gli Impresari", the gli scrittori Wu Ming, Andrea Inglese, Stefano Zenni, Federico Fini.

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