Ormai il mio rapporto con l’onirico è diventato più reale di quello che intrattengo con la realtà dello stato di veglia. Non è una provocazione, né una posa letteraria: è una constatazione che mi accompagna sempre più spesso al risveglio. I sogni che attraverso sono talmente articolati, sofisticati, densi di senso e di conoscenza, da rendere la realtà quotidiana una superficie impoverita, quasi un’eco distante. Si tratta di mondi che non sono semplicemente “immaginati”. Sono strutturati. Sono coerenti. Sono abitati da competenze, relazioni, linguaggi e saperi che eccedono di gran lunga ciò che riesco a maneggiare nello stato di coscienza ordinaria. Ed è proprio questo l’aspetto più destabilizzante: la qualità della conoscenza che in quei mondi appare immediatamente disponibile, naturale, perfettamente padroneggiata. Al risveglio, invece, provo un senso di scoramento profondo, di smarrimento autentico, perché mi accorgo che quella vastità mi è stata sottratta senza possibilità di appiglio. Non solo non riesco a ricordarla: non riesco nemmeno a concepirla.
Non provo neppure a descrivere la maggior parte di questi sogni. Sarebbe inutile. Le competenze che li abitano — le strutture cognitive, simboliche, operative — sono talmente lontane dalle categorie del linguaggio vigile che ogni tentativo di trascrizione risulterebbe grottesco, riduttivo, falsificante. Quello che posso raccontare è solo una minima porzione. Un frammento. Un residuo narrabile.
Stanotte, per esempio, ho sognato che dovevo tenere un concerto con alcuni musicisti di sempre, compagni del mio passato. Al basso c’era Raffaele Balli, alla chitarra mi pare ci fosse Paolo Sorge, e Fabrizio Puglisi al piano, poi un’enorme orchestra e due batteristi: io e Roberto Gatto. Dovevamo suonare a Bologna, su un palco — forse addirittura in una piazza.
Nel sogno ero attraversato da una preoccupazione precisa: temevo che loro non conoscessero le mie composizioni. C’era un brano, in particolare, in sette quarti, di una complessità inaudita. Un pezzo che non ho mai scritto nella vita reale (non ne sarei stato capace!), e che tuttavia nel sogno esisteva come forma compiuta, necessaria, inevitabile. La cosa sconvolgente non era solo l’esistenza di quel brano, ma il fatto che io fossi in grado di cantare a ciascun musicista ogni singola parte, ogni incastro, ogni linea. Avevo una padronanza assoluta dell’armonia, della ritmica, della melodia, delle possibilità interpretative di ogni strumento. Era una competenza orchestrale totale, naturale, non mediata da sforzo o riflessione. Le composizioni erano di una difficoltà estrema, eppure io riuscivo a vocalizzarne ogni dettaglio, come se quell’intero sistema musicale fosse inscritto in me da sempre. Nulla era oscuro. Nulla era approssimativo. Tutto era perfettamente intelligibile.
Al risveglio, però, tutto questo è evaporato. Non sono riuscito a ricordare nemmeno una cellula ritmica, una progressione armonica, un frammento melodico. Ma soprattutto — ed è questo il punto più perturbante — non sono riuscito neppure a pensare quella complessità. Non un decimo. Non un millesimo. Non il barlume di ciò che, poche ore prima, mi appariva assolutamente ovvio.
È qui che nasce una convinzione che ormai sento sempre meno metaforica. Penso che, nel sogno, abbiamo accesso a ciò che Rudolf Steiner definisce l’Akasha: un deposito di conoscenza che non è individuale, non è autobiografico, non è nemmeno “creativo” nel senso comune del termine. È una forma di sapere totale, impersonale, vastissima, che attraversiamo solo temporaneamente. Il problema è che la coscienza non è attrezzata per trattenerla. Non può contenerla. Non può tradurla. Non può nemmeno ricordarla. Quello che resta, al risveglio, non è la conoscenza, ma la certezza di averla attraversata. E questa certezza, paradossalmente, pesa più di qualsiasi ricordo. Questo sogno che ho raccontato è solo uno dei pochissimi che riesco, a posteriori, a rendere narrabili. Gli altri — la stragrande maggioranza — sono ancora più complessi, più articolati, più radicalmente indicibili. Non perché manchi il linguaggio, ma perché manca la struttura mentale per sostenerli una volta tornati qui.
E forse è proprio questa la ferita più profonda del risveglio: non il sogno che svanisce, ma la consapevolezza che ciò che siamo in grado di conoscere supera infinitamente ciò che siamo in grado di ricordare.
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Pubblicato da Francesco Cusa
Batterista, compositore, scrittore, è nato a Catania nel 1966. Intraprende lo studio del pianoforte a quattordici anni, poi passa alla batteria facendo seminari con Ettore Fioravanti, Bruno Biriaco, Roberto Gatto, Massimo Manzi. Si trasferisce a Bologna nel 1989, dove si laurea al Dams nel 1994 con la tesi: “Gli elementi extramusicali nella performance jazzistica”. In quell’humus ha modo di collaborare con artisti provenienti da varie parti d’Italia, come Fabrizio Puglisi, Domenico Caliri, Paolo Fresu ecc. In quegli anni fonda il collettivo bolognese “Bassesfere”, assieme ad altri esponenti della musica jazz e di ricerca di quegli anni. Il suo percorso artistico lo porterà a suonare negli anni in Francia, Romania, Croazia, Slovenia, Bosnia/Erzegovina, Serbia, Olanda, Germania, Svizzera, Austria, Ungheria, Norvegia, Spagna, Belgio, Danimarca, Polonia, Usa, Cina, Giappone, Etiopia, Turchia. Successivamente fonda assieme a Paolo Sorge e Carlo Natoli il progetto artistico "Improvvisatore Involontario”, che diventerà una delle label più influenti nel panorama italiano del jazz di ricerca. Da sempre interessato all’interdisciplinarità artistica, è anche scrittore di racconti, romanzi e poesie e ha pubblicato diversi articoli di musicologa e di critica cinematografica presso molte riviste specializzate. Nel corso della sua carriera ha realizzato numerosi lavori di creazione e sonorizzazione di musiche per film, teatrali, letterari, di danza e arti visive, collaborando con noti ballerini, poeti e visual performers.
Attualmente è leader dell’FCT TRIO con Tonino Miano e Riccardo Grosso, del FRANCESCO CUSA & THE ASSASSINS con Domenico Caliri, Giovanni Benvenuti, Ferdinando Romano, dell’ensemble: "NAKED MUSICIANS”, del progetto di sonorizzazione di film d'epoca “SOLOMOVIE”, dello spettacolo “DRUMS & BOOKS”, co-leader dei THE LENOX BROTHERS (Cusa/Mimmo/Martino) di FRANCESCO CUSA E GIORGIA SANTORO “The black shoes”, e dello spettacolo musical-teatrale “MOLESTA CRUDELTÀ”. in trio batteria e voce insieme alle attrici Alice Ferlito e Laura Giordani. Il suo Naked Musicians" è un metodo di conduction musicale che è stato realizzato in varie parti del mondo e da cui è stato tratto anche un libro di teoria musicale sulla “conduction”, chiamato, appunto “Naked Performers”. Ha eseguito musiche di Yotam Haber, Emilio Galante, Cristina Zavalloni, Magma, Alfredo Impullitti, Domenico Caliri, Tim Berne e molti altri.
Insegna batteria jazz al conservatorio di Messina, dopo molti anni di insegnamento presso i conservatori di Benevento, Monopoli, Frosinone, Lecce, Reggio Calabria.
Da alcuni anni alterna la professione del musicista a quella dello scrittore di racconti, romanzi aforismi e poesie - ha scritto due romanzi - "2056" per Ensemble Edizioni (2025) e “Vic” Algra Editore (2021) , due raccolte di racconti- “Novelle Crudeli”, “Racconti Molesti” editi da Eris Edizioni -, due saggi - “Il Surrealismo della Pianta Grassa” edito da Algra Editore (2019), - L’orlo sbavato della perfezione- Algra Editore - (2024) -, cinque raccolte poetiche - “Canti Strozzati” edito da “L’Erudita/Giulio Perrone Editore”, “Stimmate” edito da Algra Editore, “Nei Dintorni Della Civiltà” edito da “Di Felice Editore” (2020), “Il Mondo chiuso” - edito da “Robin Edizioni” (2021) Il giusto premio - Robin Edizioni (2024)-, due raccolte di aforismi “Ridetti e Ricontraddetti” e ”Amare, Dolci Pillole" editi da “Carthago” e “Fotocopie”- e di critico cinematografico per la rivista “Lapis”. Collabora dal settembre 2013 con la rivista "Cultura Commestibile", con scritti di cinema e curando la rubrica "Il Cattivissimo”, dall'agosto 2018 con il giornale on line "Sicilia Report" curando la rubrica "Lo Stiletto”. La sua voce è presente nel "Dizionario del Jazz Italiano" a cura di Flavio Caprera.
Di recente è stato vincitore al festival internazionale del libro e della cultura “Etnabook” (2021) con due poesie: “Armenti” e “Ottobre Vuoto”, rispettivamente al primo e secondo posto.
Collaborazioni:
Paolo Fresu, Tino Tracanna, Attilio Zanchi, Marco Micheli, Bruno Tommaso, Larry Smith, Walter Schmocker, Lauro Rossi, Gianni Gebbia, Fabrizio Puglisi, Stefano De Bonis, Guglielmo Pagnozzi, Domenico Caliri, Luigi Mosso, Edoardo Marraffa, Cristina Zavalloni, Lelio Giannetto, Alberto Capelli, Riccardo Pittau, Mirko Sabatini, Jay Rodriguez, Butch Morris, [1], Michel Godard, Kenny Wheeler, Garbis Dedeian, Steve Lacy, Tim Berne, Stefano D’Anna, Pietro Ciancaglini, Paolino Dalla Porta, Roy Paci, Elliott_Sharp, Saadet Türköz[2], Andy Sheppard, Michael Riessler, Yves Robert, Giorgio Conte, Fred Giuliani, Zu, Mohammed El Bawi, E. Glerum, Assif Tsahar, Natalia M.King, Lionel Rolland , Dj.Pushy, Christophe_Monniot, Tanja Feichtmair, Manu_Codjia, Emil Spany, Arrington_de_Dionyso, Gianluca Petrella, Claudio Lugo, Marco Cappelli, Jean Marc Monteral, Ab_Baars, Ig_Henneman, Danilo Gallo, Beppe Scardino, Francesco Bigoni, Stefano Senni, Piero Bittolo Bon, i Robotobibok, Giovanni Falzone, Tito Magialajo, Enrico Terragnoli, Carlos Zingaro, John_Tilbury, Gianni Lenoci, Billy Bang, Antono Borghini, Pasquale Mirra, Francesco Bearzatti, Amy Denio, Vincenzo Vasi, Mike Cooper, Giorgio Pacorig, Paolo Sorge, Pasquale Innarella, Tony Cattano, Silvia Bolognesi, Leila Adu, Marta Raviglia, Henry Cook, Giacomo Ancillotto, Roberto Raciti, Federico Squassabia, Gaia Mattiuzzi, Dean Bowman, Don_Byron, Peter_van_Bergen, Jan Willem Van Der Ham, Ernst-Ludwig_Petrowsky, Michael Occhipinti, Giovanni Mayer, Eyal Mayoz, Jim Pugliese, Nicole Federici, Mauro Pagani,Ron_Anderson, Francesco Cafiso, Dan Kinzelman, Emilio Galante, Simone Zanchini, Lisa Mezzacappa, [3], Gabriele Mirabassi, Tellef Øgrim, Trewor Brown, Alessandro Vicard, Michael Fisher, Heinrich von Calnein, Oscar Noriega, Peter_Zummo, Greg_Burk, Antonello Salis, Carlo Atti, Tom_Arthurs, Daniele Del Monaco, Yotam_Haber, Raiz (Almamegretta), Gabriele Coen, Luca Aquino, Francesco Ponticelli, Valeria Sturba, Jean-Francois Pauvros, Samuel Cromwell, Claudio Cojaniz, Alex Turchetti, Aldo Giosué, Giorgia Santoro, Alex Meguire, Sarah Gail Brand le i danzatori e coreografi Roberto Zappalà Cinzia Scordia, Melaku Belay, Jennifer Cabrera, e Florence La Porte, gli artisti visivi Fred Gautnier, Cane Capovolto, "Gli Impresari", the gli scrittori Wu Ming, Andrea Inglese, Stefano Zenni, Federico Fini.
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