
Certo che io faccio dei sogni “assurdi”… riesco a strappare con le unghia i brandelli di ciò che lì pare dipanarsi in un magistero di grazia e tremenda logica, e che al risveglio non si presenta altrimenti che come il risultato del maldestro scarabocchio di un mutilato che tenti di riprodurre un’opera del Canova. Comunque, questi i resti di ciò che sono riuscito a sottrarre all’oblio di altri mondi. Una sparatoria dentro l’albergo in cui alloggio… (antefatto: io sono partito per un paese straniero e distante, penso sia una qualche versione degli Stati Uniti d’America). Sono inseguito in camera, fuggo nei corridoi, sparo alcuni colpi dall’angolo del muro. È un’arma molto sofisticata; siamo comunque in un altro mondo, o comunque in un futuro prossimo. Con un pulsante eseguo un naturale passaggio dell’arma che adesso non spara più proiettili, ma fasce di laser verticale. Questi sono dei veri e propri “muri di luce taglienti” in grado di sezionare in due un corpo e occorre mirare bene in anticipo, prevedendo dove andrà a finire il colpo, giacché l’albergo è oramai attraversato da una bolgia di gente che fugge da ogni parte. Per un errore di calcolo colpisco un certo A. Z. (che è persona che ho conosciuto molto tempo fa e che non vedo da decenni), ma il suo grido di dolore (gli devo aver tranciato parte della mano e della spalla, in base a ciò che retroattivamente mi mostra il software), lo percepisco dal visore dell’arma che mi restituisce la dinamica dell’evento, mentre io già fuggo per corridoi e sotterranei che conosco benissimo, veri e propri dedali che percorro a velocità elevata con una sorta di sensorialità animalesca che amplifica le mie naturali risorse da sapiens (vi posso assicurare che non ho termini per descrivere questa “prassi sensoriale”… posso solo scrivere che nel “sogno” era una qualità perfettamente disponibile e “attivabile” ad hoc nei casi di urgenza e allarme). Sbuco all’aperto e mi ritrovo in una sorta di periferia di questa città post-americana (la conosco bene: in altri sogni è lo spazio esterno del luogo in cui abito: ho un appartamento all’interno di questa struttura enorme, di albergo-centro commerciale). È una zona che adesso esploro ma che al contempo conosco a menadito. Si rivela progressivamente come le texture mapping in certi videogame. Nel frattempo comunico in una maniera inconcepibile tramite un apparecchio visuale che trasmette il pensiero con mio padre, che è un altro padre rispetto a quello che ho in questa vita, ma altrettanto “padre”. Il vissuto nostro (che in frazioni di miliardesimo di un tempo relativo a questo sogno ripercorro mentre comunico) è al contempo alieno e familiare, fatto di altrettanta vita comune, di scazzi e convergenze, solo che questo “padre” è una sorta di inventore folle e di esploratore. Prendo una metropolitana dalla Zona B della città. Arrivo nel cuore della “City”. Continuo a parlare con mio “padre”, mentre mi trasformo in un enorme uomo-spazzatura, fatto tutto di sacchetti di plastica neri, gigantesco e orripilante. Un gigante di plastica con un osceno cappellaccio. Guido un camion e spunto a tutta velocità in una parallela della strada dove mi affianca un auto, quella di mio padre che adesso si ritrova improvvisamente qui e non più distante migliaia di km. In realtà questo duo poi si trasforma in una sorta di commando esplorativo alla ricerca di qualcosa di prezioso. Dobbiamo scavare dentro una casa alla scoperta di un prezioso tesoro, o comunque di importantissimi documenti. Ora siamo in cinque o sei. Abbiamo due animali con noi perché dobbiamo seguire le indicazioni di un cane che poi si trasforma in gatto e di un altro essere animalesco non ben precisato. Il cane diventato gatta segnala con la zampetta i punti nevralgici dove occorre perforare il pavimento. Facciamo buchi con trapani e scalpelli iper tecnologici ma… nulla. Ci chiediamo perché e come sbagliamo. Forse non capiamo il linguaggio delle bestie? La missione continua mentre ci inerpichiamo lungo il crinale di una gigantesca montagna, uno scenario selvaggio, al contempo esotico e spaventoso. È lì che ho l’intuizione. Occorre interpretare il linguaggio “gattesco”. Provo a parlare con l’animaletto che ci segue come parte del Commando, il quale nel frattempo è diventato una microscopica ma bellissima cinesina in miniatura. Ma la sua essenza rimane “gattesca” pur nella sua forma antropomorfizzata. Faccio degli esempi coi gesti. Pare ascoltarmi e comprendere. Riesco a capire che quando si lecca il muso significa “No”. Allora propongo a tutto il commando di fermarci e di cercare di apprendere questa lingua. Dico alla gatta-cinese che per me sarebbe stato molto difficile interpretare quel gesto come un diniego. Che io mai avrei detto che una leccata di muso potesse significare un deciso “NO”. Lei mi fa capire che, per esempio, è in grado di comprendere tutto ciò che tutti noi abitualmente diciamo e di esserci rimasta molto male per alcune esternazioni di un familiare nei suoi confronti, per non dire dell’indifferenza con cui spesso era trattata e che la qual cosa la affliggeva molto. Purtroppo nessuno del Commando era intenzionato a perdere tempo con questo mio tentativo di interpretazione del linguaggio gattesco. Le ore erano contate e la montagna cominciava a tuonare emettendo ceneri e lapilli… Per un incredibile coup de theatre scopriamo che la missione deve essere abortita perché io mi dovrei sposare… me lo fa notare un familiare del Commando. Tutto prenotato, ristorante, alberghi… si tratta di una mia ex di “questo mondo” (mai conosciuta su questo piano reale ma, vi assicuro che lì è proprio una mia ex, anche lì con una marea di vissuto alle spalle…). Io provo quasi terrore. Come ho potuto pensare di fare una cosa del genere? Sposarmi? Eccomi dunque a tavola a discutere con lei del perché del mio cambiamento di proposito Lei si oppone decisamente, asserisce che oramai è tutto organizzato, ma io le faccio notare tutte le idiosincrasie che lei ha avuto nel recente passato Le faccio notare la sua totale indifferenza per fatti e cose che sono assolutamente accaduti da qualche parte ma non in questo mio pianeta attuale e di cui lei, viaggiatrice di mondi, sarebbe stata testimone. Suona la sveglia.
Fatti dolorosi, gioiosi, tragici, passionali, avventurosi prendono a decomporsi per poi svanire nel nulla del concreto vivere. Svanita nel nulla è anche tutta questa angosciosa trafila del matrimonio, come tutto il resto della missione da compiere, la gatta cinese, la pistola a raggi laser… tutto scola e continua a imbrattare la tela, mentre cerco di aggrapparmi a questi pochi ricordi e all’ordito sacro di quell’immenso, alieno affresco.
