Recensione di “Annihilation” di Alex Garland

Questo film targato Netflix è un prodotto fascinoso che incanta e al contempo ammorba, venato da tematiche tarkovskiane e pregno di torpore onirico. La Natura torna a essere il territorio alieno compreso entro la bolla dell’ “Area X”, spazio metafisico in cui la realtà del nostro mondo è un’eccezione, dove vigono leggi altre e mutazioni di ogni ordine e grado. L’entità aliena che governa la zona in costante espansione, si pone ambiguamente nella sua doppia essenza fisica e ambientale, ed è un’entità ammaliante che ci riporta ai racconti mitici di maghe e sirene, alle esplorazioni di Hansel e Gretel, al cinema e al romanzo dell’ “Isola del Dottor Moreau”. Abbiamo un faro, il “Bagliore” e un mondo caleidoscopico e mutante che, come un’unica creatura vivente, seduce con la pericolosità delle piante venefiche e uccide per tramite delle aberrazioni animalesche della sua fauna. Man mano che le viaggiatrici proseguono nel viaggio all’interno dell’Area X, si fa palese lo straniamento temporale delle esploratrici, che trova suggello nella personale vicenda sentimentale della protagonista biologa Lena (Natalie Portman). Di fronte alle leggi della bellezza venefica di quel mondo, a poco valgono le brame conoscitive del drappello di donne, e tutto precipita per poi rinascere dall’orifizio che darà origine al tema doppio e dell’ambiguità che è connaturata alla stessa ragione esistenziale dei sapiens.

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Pubblicato da Francesco Cusa

Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.

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