Recensione de “L’Attesa” di Piero Messina

(2015-09-24)

Ah! Bastasse ammantare la pochezza e la banalità di certi dialoghi con questa aura tragica, taroccata, patinata, sciocca. La stucchevole scena del ballo in casa rappresenta il non plus ultra del cattivo gusto. Io non ne posso più di questo cinema del silenzio, in cui il silenzio sta a colmare il vuoto, l’inanità di un cinema estetizzante e falsamente allusivo, non ne posso più di questi particolari culinari, di queste sciocche zummate nel (del) particolare (pappe, pietanze, animali scannati), di questo diversivo inerte, di questa simbiosi scema tra uomo e cosa. “Stavo solo danzando. Non facevo niente di male”. Come se il “male” possa essere qualcosa di diverso dalla tentazione, dal vestitino rosso, dalla suadenza della voce, dalla maledetta “sinuosità”. E certo che stavi facendo del male, sciocchina, stavi facendo “ingrifare” i due tomi, che diavolo farfugli in questo francese-italiano tristissimo! E poi ancora e ancora questa modulazione infinita della maschera attoriale della Binoche, col volto matronesco ripreso di lato, di sguincio, in frontale; poi l’occhio e le gote e gli occhietti da sicana, infine la demonica risata sguaiata, che giunge irrelata, come un petardo alla cena (quella sì che fa paura, davvero).

C’è una certa affettazione autoriale tutta italiana che muove dalle sponde del peggior Sorrentino per farsi corpo, sostanza e pellicola. E’ il caso de “L’attesa” di Piero Messina.

Cominciamo col dire che, francamente, non se ne può più di ‘sta Binoche allampanata, abbarbicata sui suoi stessi generosi polpacci, terribilmente “significante”, icona di se stessa, madre, donna, matrona, papessa, nonna, matrioska di Binoche seriali, dannazione della multiforme capacità espressiva del suo medesimo volto. Eccola, la Binoche; mostra impietosa le sue rughe, le vene e le venuzze, noncurante, fiera di questo sfiorire, d’esser donna stagionata, pienamente, tronfiamente donna, madre e oggetto matriarcale di culto.

E veniamo a “L’attesa”, al film. Che dire, ogni cosa è evidenziata, sottolineata, rimarcata, allertata fino alla nausea, permutata, frullata, riamalgamata fino al parossismo: manca solo un segnale luminoso e che annunci allo spettatore: “questa è una netta evidenziazione, occhio a non distrarvi”. L’impianto della tragedia scade nella farsa fin dalle prime scene: le urine in chiesa, il rivolo che scorre lungo il polpaccio della matrona (“polpacci, polpacci, polpacci”, ‘a ridatece Gombrowicz!) che fa tanto “fetish” e “scandalo” alla prima botta.

E poi risate sguaiate, la Binoche che fa la Binoche, due bei tomi che fanno i bei tomi, gli attori che fanno gli attori e che recitano in maniera talmente attoriale da farci odiare ogni cosa: il cinema, i pop corn, la vita. Vorrei avere un cartello per manifestare la “Condanna della falsità della recitazione”. Niente, non ce l’ho.

Che dire poi di questa immagine della Sicilia, col suo bel fardello (quantomai greve e inopportuno in tempi sì mediocri) di terra esotica ed ammaliante. Mi chiedo: “perché diavolo parlano tutti così!”, in questa maniera grottesca, affettata, ridicola, nell’intermezzo delle pause ignobili, pause in cui potrebbe passare una carovana di migranti, il circo Togni, o chessò mio padre con la macchina?

Tutto questo (tal pasticcio insomma), ambientato per giunta in Sicilia – a meno di disporre delle qualità descrittive d’un Vittorini, o del Bolognini de “Il Bell’Antonio”, – ha lo stesso effetto del cuscus servito in Groenlandia.

E via – su su! – col vento, col frusciar di fronde e ulivi, pompa di qua e pompa di là, con ‘sto materassino rosso che non c’entra una emerita mazza e che non commuove neanche di quel tanto. Cos’è codesto materassino? Il simbolo del figlio morto? Nessuno si commuove. Nessuno entra in empatia con niente: il paesaggio, tali benedettissimi attori, il maledetto materassino rosso. Niente. E dunque che facciamo? Che ci rimane da fare se non l’andare avanti nella visione: ora miriamo un pezzetto di mosaico di Piazza Armerina, la pasta con le carrube e la solita Sicilia vista dal buco del culo dei conquistatori: voilà, tocca mo’ ai francesi. E così diventa “chic” pure la tragedia, “vintage” l’ulivo, “fica” la scelta musicale azzeccata, “ganzo” il finalone con la musicona a palla. La verità è che a noi (parlo da siciliano) piace maledettamente essere conquistati. Godiamo in maniera prettamente masochistica. Non essendo capaci di autosupplizio ce lo facciamo infliggere.

Posso solo dirvi che a me ‘sto cinema innervosisce. Ma santo ragazzo (dico al regista), ma come fai a imbastire una trama del genere, quando già al quinto minuto tutti abbiamo capito l’inghippo? Il film diventa patetico giacché, nel suo immediato farsi, a ciascuno spettatore (mi ci gioco la vita eterna) sarà apparsa la seguente scritta a caratteri luminosi cubitali rosso inferno: “E chiedi no?”. Ragazzina, ma santo iddio, ma quante canne ti sei fatta? Che ci vuole a chiedere: “dove sta il mio fidanzato”?, e su!

Posso giurarvi che alla fine piangevo intimamente come un salice cieco.

Pubblicato da Francesco Cusa

Batterista, compositore, scrittore, è nato a Catania nel 1966. Intraprende lo studio del pianoforte a quattordici anni, poi passa alla batteria facendo seminari con Ettore Fioravanti, Bruno Biriaco, Roberto Gatto, Massimo Manzi. Si trasferisce a Bologna nel 1989, dove si laurea al Dams nel 1994 con la tesi: “Gli elementi extramusicali nella performance jazzistica”. In quell’humus ha modo di collaborare con artisti provenienti da varie parti d’Italia, come Fabrizio Puglisi, Domenico Caliri, Paolo Fresu ecc. In quegli anni fonda il collettivo bolognese “Bassesfere”, assieme ad altri esponenti della musica jazz e di ricerca di quegli anni. Il suo percorso artistico lo porterà a suonare negli anni in Francia, Romania, Croazia, Slovenia, Bosnia/Erzegovina, Serbia, Olanda, Germania, Svizzera, Austria, Ungheria, Norvegia, Spagna, Belgio, Danimarca, Polonia, Usa, Cina, Giappone, Etiopia, Turchia. Successivamente fonda assieme a Paolo Sorge e Carlo Natoli il progetto artistico "Improvvisatore Involontario”, che diventerà una delle label più influenti nel panorama italiano del jazz di ricerca. Da sempre interessato all’interdisciplinarità artistica, è anche scrittore di racconti, romanzi e poesie e ha pubblicato diversi articoli di musicologa e di critica cinematografica presso molte riviste specializzate. Nel corso della sua carriera ha realizzato numerosi lavori di creazione e sonorizzazione di musiche per film, teatrali, letterari, di danza e arti visive, collaborando con noti ballerini, poeti e visual performers. Attualmente è leader dell’FCT TRIO con Tonino Miano e Riccardo Grosso, del FRANCESCO CUSA & THE ASSASSINS con Domenico Caliri, Giovanni Benvenuti, Ferdinando Romano, dell’ensemble: "NAKED MUSICIANS”, del progetto di sonorizzazione di film d'epoca “SOLOMOVIE”, dello spettacolo “DRUMS & BOOKS”, co-leader dei THE LENOX BROTHERS (Cusa/Mimmo/Martino) di FRANCESCO CUSA E GIORGIA SANTORO “The black shoes”, e dello spettacolo musical-teatrale “MOLESTA CRUDELTÀ”. in trio batteria e voce insieme alle attrici Alice Ferlito e Laura Giordani. Il suo Naked Musicians" è un metodo di conduction musicale che è stato realizzato in varie parti del mondo e da cui è stato tratto anche un libro di teoria musicale sulla “conduction”, chiamato, appunto “Naked Performers”. Ha eseguito musiche di Yotam Haber, Emilio Galante, Cristina Zavalloni, Magma, Alfredo Impullitti, Domenico Caliri, Tim Berne e molti altri. Insegna batteria jazz al conservatorio di Messina, dopo molti anni di insegnamento presso i conservatori di Benevento, Monopoli, Frosinone, Lecce, Reggio Calabria. Da alcuni anni alterna la professione del musicista a quella dello scrittore di racconti, romanzi aforismi e poesie - ha scritto due romanzi - "2056" per Ensemble Edizioni (2025) e “Vic” Algra Editore (2021) , due raccolte di racconti- “Novelle Crudeli”, “Racconti Molesti” editi da Eris Edizioni -, due saggi - “Il Surrealismo della Pianta Grassa” edito da Algra Editore (2019), - L’orlo sbavato della perfezione- Algra Editore - (2024) -, cinque raccolte poetiche - “Canti Strozzati” edito da “L’Erudita/Giulio Perrone Editore”, “Stimmate” edito da Algra Editore, “Nei Dintorni Della Civiltà” edito da “Di Felice Editore” (2020), “Il Mondo chiuso” - edito da “Robin Edizioni” (2021) Il giusto premio - Robin Edizioni (2024)-, due raccolte di aforismi “Ridetti e Ricontraddetti” e ”Amare, Dolci Pillole" editi da “Carthago” e “Fotocopie”- e di critico cinematografico per la rivista “Lapis”. Collabora dal settembre 2013 con la rivista "Cultura Commestibile", con scritti di cinema e curando la rubrica "Il Cattivissimo”, dall'agosto 2018 con il giornale on line "Sicilia Report" curando la rubrica "Lo Stiletto”. La sua voce è presente nel "Dizionario del Jazz Italiano" a cura di Flavio Caprera. Di recente è stato vincitore al festival internazionale del libro e della cultura “Etnabook” (2021) con due poesie: “Armenti” e “Ottobre Vuoto”, rispettivamente al primo e secondo posto. Collaborazioni: Paolo Fresu, Tino Tracanna, Attilio Zanchi, Marco Micheli, Bruno Tommaso, Larry Smith, Walter Schmocker, Lauro Rossi, Gianni Gebbia, Fabrizio Puglisi, Stefano De Bonis, Guglielmo Pagnozzi, Domenico Caliri, Luigi Mosso, Edoardo Marraffa, Cristina Zavalloni, Lelio Giannetto, Alberto Capelli, Riccardo Pittau, Mirko Sabatini, Jay Rodriguez, Butch Morris, [1], Michel Godard, Kenny Wheeler, Garbis Dedeian, Steve Lacy, Tim Berne, Stefano D’Anna, Pietro Ciancaglini, Paolino Dalla Porta, Roy Paci, Elliott_Sharp, Saadet Türköz[2], Andy Sheppard, Michael Riessler, Yves Robert, Giorgio Conte, Fred Giuliani, Zu, Mohammed El Bawi, E. Glerum, Assif Tsahar, Natalia M.King, Lionel Rolland , Dj.Pushy, Christophe_Monniot, Tanja Feichtmair, Manu_Codjia, Emil Spany, Arrington_de_Dionyso, Gianluca Petrella, Claudio Lugo, Marco Cappelli, Jean Marc Monteral, Ab_Baars, Ig_Henneman, Danilo Gallo, Beppe Scardino, Francesco Bigoni, Stefano Senni, Piero Bittolo Bon, i Robotobibok, Giovanni Falzone, Tito Magialajo, Enrico Terragnoli, Carlos Zingaro, John_Tilbury, Gianni Lenoci, Billy Bang, Antono Borghini, Pasquale Mirra, Francesco Bearzatti, Amy Denio, Vincenzo Vasi, Mike Cooper, Giorgio Pacorig, Paolo Sorge, Pasquale Innarella, Tony Cattano, Silvia Bolognesi, Leila Adu, Marta Raviglia, Henry Cook, Giacomo Ancillotto, Roberto Raciti, Federico Squassabia, Gaia Mattiuzzi, Dean Bowman, Don_Byron, Peter_van_Bergen, Jan Willem Van Der Ham, Ernst-Ludwig_Petrowsky, Michael Occhipinti, Giovanni Mayer, Eyal Mayoz, Jim Pugliese, Nicole Federici, Mauro Pagani,Ron_Anderson, Francesco Cafiso, Dan Kinzelman, Emilio Galante, Simone Zanchini, Lisa Mezzacappa, [3], Gabriele Mirabassi, Tellef Øgrim, Trewor Brown, Alessandro Vicard, Michael Fisher, Heinrich von Calnein, Oscar Noriega, Peter_Zummo, Greg_Burk, Antonello Salis, Carlo Atti, Tom_Arthurs, Daniele Del Monaco, Yotam_Haber, Raiz (Almamegretta), Gabriele Coen, Luca Aquino, Francesco Ponticelli, Valeria Sturba, Jean-Francois Pauvros, Samuel Cromwell, Claudio Cojaniz, Alex Turchetti, Aldo Giosué, Giorgia Santoro, Alex Meguire, Sarah Gail Brand le i danzatori e coreografi Roberto Zappalà Cinzia Scordia, Melaku Belay, Jennifer Cabrera, e Florence La Porte, gli artisti visivi Fred Gautnier, Cane Capovolto, "Gli Impresari", the gli scrittori Wu Ming, Andrea Inglese, Stefano Zenni, Federico Fini.

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