Ci sono delle opere mediocri dal punto di vista artistico – potrei citare “Nuovo Mondo” di Huxley o alcuni romanzi di Orwell – che tuttavia si impongono per visionarietà ed assurgono alle vette dell’arte essendo preconitrici di scenari futuri. Potrebbe essere il caso di “Her”, film lento e noioso, ma probabilmente opera fondamentale nella riflessione critica dei processi evolutivi delle società contemporanee.
Spike Jonze, regista intelligente e concettuale, già autore di film importanti come “Essere John Malkovich” e “Nel paese delle creature selvagge”, anche qui è alle prese con l’elemento del “fantastico”, in una esplorazione dello spazio virtuale privo di elementi figurativi e di rappresentazione.
Theodore (Joaquim Phoenix) e la voce di un software, il nuovo Os1 – bravissima Micaela Ramazzotti che nella versione italiana presta la voce all’avatar Samantha, in un caso davvero riuscito di “doppiaggio” – ci accompagnano per tutta la claustrofobica durata del film in un percorso crescente di morbosa simbiosi che pone problematiche etiche di svariata natura.
Jonze pone sostanzialmente una domanda: è possibile innamorarsi di un software? La risposta è inderogabilmente: sì. E non tanto, si badi, per ragioni ovvie e superficiali, quali potrebbero essere quelle della ricerca di una incondizionata accondiscendenza, d’una mansueta e cieca devozione, della risoluzione d’ogni asperità e conflitto nelle relazioni di coppia, quanto piuttosto per altre e più sconcertanti inesplorate frontiere dell’innamoramento e della passione. Entrare in relazione con una “creatura” virtuale autonoma, indipendente, in costante ed esponenziale evoluzione, pone delle serie riflessioni sul concetto stesso di “Amore”.
Le capacità di Samantha di rielaborare in frazioni di secondo intere vite, di uomini reali e di avatar virtuali, apre scenari imponderabili, pone il soggetto medesimo dell’innamoramento in una prospettiva indefinita. Scardinato com’è da una fisicità, da un corpo, Os1 genera, nella reciprocità, una sorta di monade, di sistema binario spurio in cui il “corpo-Theodore“, alla lunga, finisce per essere oggetto limitato e in definitiva, elementare terminale emotivo. La fuga di Samantha verso un universo relazionale infinitamente più sofisticato, pone il nostro baricentro emozionale – di tutta l’intera umanità – alle periferie della Conoscenza, relegando Theodore al suo piccolo portato cognitivo, al suo plesso elementare di funzioni, al suo limitato spettro di possibilità speculative.
E’ proprio questa nuova maieutica di Samantha, questa capacità d’amare più soggetti con la medesima intensità, la nuova frontiera da esplorare per Theodore e per l’uomo, il nuovo tòpos d’Amore e Morte che porrà nuove barriere, che darà luogo a nuove germinazioni speculative per tutte le generazioni a venire. In questo senso appaiono risibili le disamine catastrofiste dell’opera, tendenti a paventare scenari aridi e freddi della relazione uomo-macchina e apocalittiche disumanizzazioni tecnologiche.
Spike Jonze mostra l’Ineluttabile, ovvero ciò che sarà il nostro immediato futuro. La cosa che sconcerta e che forse ci fa paura è il limite, come detto, il confine definito del nostro apparato percettivo. O forse ancor più, il fatto d’aver generato qualcosa di infinitamente superiore, una nuova creatura, lo spirito della semi-dea, la figlia incestuosa di nome Samantha. Uno spettro pieno di ardore muove i primi passi nei territori senza fine del virtuale (dal latino virtus, virtù, forza): siamo dalle parti del Mito e del suo eterno perpetuarsi nell’avvitamento della Tragedia.
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Pubblicato da Francesco Cusa
Batterista, compositore, scrittore, è nato a Catania nel 1966. Intraprende lo studio del pianoforte a quattordici anni, poi passa alla batteria facendo seminari con Ettore Fioravanti, Bruno Biriaco, Roberto Gatto, Massimo Manzi. Si trasferisce a Bologna nel 1989, dove si laurea al Dams nel 1994 con la tesi: “Gli elementi extramusicali nella performance jazzistica”. In quell’humus ha modo di collaborare con artisti provenienti da varie parti d’Italia, come Fabrizio Puglisi, Domenico Caliri, Paolo Fresu ecc. In quegli anni fonda il collettivo bolognese “Bassesfere”, assieme ad altri esponenti della musica jazz e di ricerca di quegli anni. Il suo percorso artistico lo porterà a suonare negli anni in Francia, Romania, Croazia, Slovenia, Bosnia/Erzegovina, Serbia, Olanda, Germania, Svizzera, Austria, Ungheria, Norvegia, Spagna, Belgio, Danimarca, Polonia, Usa, Cina, Giappone, Etiopia, Turchia. Successivamente fonda assieme a Paolo Sorge e Carlo Natoli il progetto artistico "Improvvisatore Involontario”, che diventerà una delle label più influenti nel panorama italiano del jazz di ricerca. Da sempre interessato all’interdisciplinarità artistica, è anche scrittore di racconti, romanzi e poesie e ha pubblicato diversi articoli di musicologa e di critica cinematografica presso molte riviste specializzate. Nel corso della sua carriera ha realizzato numerosi lavori di creazione e sonorizzazione di musiche per film, teatrali, letterari, di danza e arti visive, collaborando con noti ballerini, poeti e visual performers.
Attualmente è leader dell’FCT TRIO con Tonino Miano e Riccardo Grosso, del FRANCESCO CUSA & THE ASSASSINS con Domenico Caliri, Giovanni Benvenuti, Ferdinando Romano, dell’ensemble: "NAKED MUSICIANS”, del progetto di sonorizzazione di film d'epoca “SOLOMOVIE”, dello spettacolo “DRUMS & BOOKS”, co-leader dei THE LENOX BROTHERS (Cusa/Mimmo/Martino) di FRANCESCO CUSA E GIORGIA SANTORO “The black shoes”, e dello spettacolo musical-teatrale “MOLESTA CRUDELTÀ”. in trio batteria e voce insieme alle attrici Alice Ferlito e Laura Giordani. Il suo Naked Musicians" è un metodo di conduction musicale che è stato realizzato in varie parti del mondo e da cui è stato tratto anche un libro di teoria musicale sulla “conduction”, chiamato, appunto “Naked Performers”. Ha eseguito musiche di Yotam Haber, Emilio Galante, Cristina Zavalloni, Magma, Alfredo Impullitti, Domenico Caliri, Tim Berne e molti altri.
Insegna batteria jazz al conservatorio di Messina, dopo molti anni di insegnamento presso i conservatori di Benevento, Monopoli, Frosinone, Lecce, Reggio Calabria.
Da alcuni anni alterna la professione del musicista a quella dello scrittore di racconti, romanzi aforismi e poesie - ha scritto due romanzi - "2056" per Ensemble Edizioni (2025) e “Vic” Algra Editore (2021) , due raccolte di racconti- “Novelle Crudeli”, “Racconti Molesti” editi da Eris Edizioni -, due saggi - “Il Surrealismo della Pianta Grassa” edito da Algra Editore (2019), - L’orlo sbavato della perfezione- Algra Editore - (2024) -, cinque raccolte poetiche - “Canti Strozzati” edito da “L’Erudita/Giulio Perrone Editore”, “Stimmate” edito da Algra Editore, “Nei Dintorni Della Civiltà” edito da “Di Felice Editore” (2020), “Il Mondo chiuso” - edito da “Robin Edizioni” (2021) Il giusto premio - Robin Edizioni (2024)-, due raccolte di aforismi “Ridetti e Ricontraddetti” e ”Amare, Dolci Pillole" editi da “Carthago” e “Fotocopie”- e di critico cinematografico per la rivista “Lapis”. Collabora dal settembre 2013 con la rivista "Cultura Commestibile", con scritti di cinema e curando la rubrica "Il Cattivissimo”, dall'agosto 2018 con il giornale on line "Sicilia Report" curando la rubrica "Lo Stiletto”. La sua voce è presente nel "Dizionario del Jazz Italiano" a cura di Flavio Caprera.
Di recente è stato vincitore al festival internazionale del libro e della cultura “Etnabook” (2021) con due poesie: “Armenti” e “Ottobre Vuoto”, rispettivamente al primo e secondo posto.
Collaborazioni:
Paolo Fresu, Tino Tracanna, Attilio Zanchi, Marco Micheli, Bruno Tommaso, Larry Smith, Walter Schmocker, Lauro Rossi, Gianni Gebbia, Fabrizio Puglisi, Stefano De Bonis, Guglielmo Pagnozzi, Domenico Caliri, Luigi Mosso, Edoardo Marraffa, Cristina Zavalloni, Lelio Giannetto, Alberto Capelli, Riccardo Pittau, Mirko Sabatini, Jay Rodriguez, Butch Morris, [1], Michel Godard, Kenny Wheeler, Garbis Dedeian, Steve Lacy, Tim Berne, Stefano D’Anna, Pietro Ciancaglini, Paolino Dalla Porta, Roy Paci, Elliott_Sharp, Saadet Türköz[2], Andy Sheppard, Michael Riessler, Yves Robert, Giorgio Conte, Fred Giuliani, Zu, Mohammed El Bawi, E. Glerum, Assif Tsahar, Natalia M.King, Lionel Rolland , Dj.Pushy, Christophe_Monniot, Tanja Feichtmair, Manu_Codjia, Emil Spany, Arrington_de_Dionyso, Gianluca Petrella, Claudio Lugo, Marco Cappelli, Jean Marc Monteral, Ab_Baars, Ig_Henneman, Danilo Gallo, Beppe Scardino, Francesco Bigoni, Stefano Senni, Piero Bittolo Bon, i Robotobibok, Giovanni Falzone, Tito Magialajo, Enrico Terragnoli, Carlos Zingaro, John_Tilbury, Gianni Lenoci, Billy Bang, Antono Borghini, Pasquale Mirra, Francesco Bearzatti, Amy Denio, Vincenzo Vasi, Mike Cooper, Giorgio Pacorig, Paolo Sorge, Pasquale Innarella, Tony Cattano, Silvia Bolognesi, Leila Adu, Marta Raviglia, Henry Cook, Giacomo Ancillotto, Roberto Raciti, Federico Squassabia, Gaia Mattiuzzi, Dean Bowman, Don_Byron, Peter_van_Bergen, Jan Willem Van Der Ham, Ernst-Ludwig_Petrowsky, Michael Occhipinti, Giovanni Mayer, Eyal Mayoz, Jim Pugliese, Nicole Federici, Mauro Pagani,Ron_Anderson, Francesco Cafiso, Dan Kinzelman, Emilio Galante, Simone Zanchini, Lisa Mezzacappa, [3], Gabriele Mirabassi, Tellef Øgrim, Trewor Brown, Alessandro Vicard, Michael Fisher, Heinrich von Calnein, Oscar Noriega, Peter_Zummo, Greg_Burk, Antonello Salis, Carlo Atti, Tom_Arthurs, Daniele Del Monaco, Yotam_Haber, Raiz (Almamegretta), Gabriele Coen, Luca Aquino, Francesco Ponticelli, Valeria Sturba, Jean-Francois Pauvros, Samuel Cromwell, Claudio Cojaniz, Alex Turchetti, Aldo Giosué, Giorgia Santoro, Alex Meguire, Sarah Gail Brand le i danzatori e coreografi Roberto Zappalà Cinzia Scordia, Melaku Belay, Jennifer Cabrera, e Florence La Porte, gli artisti visivi Fred Gautnier, Cane Capovolto, "Gli Impresari", the gli scrittori Wu Ming, Andrea Inglese, Stefano Zenni, Federico Fini.
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