
Ormai vivo una reale parallela molto intensa. Questa è solo l’infinitesima parte dell’abissale immersione in questa storie. Il “regista” di questi miei sogni deve essere la summa di tutti i grandi autori che sono nati sulla Terra. Gli intrecci non sono narrabili. Le storie hanno logiche inconcepibili ma sublimi. Quel che riferisco è solo il minimo calco di ciò che ho vissuto.
SOGNO DEL 22/4/2023: (accadono molte cose prima). Poi ci si ritrova in una sorta di cantina con degli altri musicisti. Alcuni sono esseri orrendi. Riceviamo una telefonata di Miles Davis. Con nostra sorpresa lui parla normalmente e dice che la sua parlata è solo un trucco per prendere in giro i giornalisti. Ciascuno di noi riceve la cornetta e parla con Miles. Ad un certo punto alcuni musicisti che hanno sembianze orrende cominciano ad accoppiarsi tra maschi in maniera brutale. Scopriamo di essere dentro una setta ultra cattolica e decidiamo di fuggire. Saliamo e scendiamo per anfratti che dovrebbero condurre in superficie. Ma la strada è bloccata. Qualcuno dei fuggiaschi decide, per evitare di essere massacrati dall’orda di fanatici che ci insegue, di mimare un rito e intonare litanie al Signore. L’officiante compie un atto che consiste nel sezionare una pasta da pizza grigia e offrirla come ostia. Gli inseguitori ci colgono nel bel mezzo del rituale e desistono dal loro intento brutale. Tra di noi ci sta un mio amico (non faccio il nome) che dice di essere morto durante una seduta di pesi. Aveva tirato su troppi chili. Io gli chiedo com’è morire, e lui risponde che è come spegnersi, e che al contempo altri di noi sono dislocati in altri mondi. Passeggiamo per una Catania surreale: ai palazzi di Piazza Università manca la sommità, e tutto intorno aleggiano cielo plumbei viola e nubi minacciose. Mi sveglio.
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SOGNO DELL’11 aprile 2023: Nei miei sogni rivelatori di ogni notte, oltre al me protagonista, ci sono, naturalmente altri personaggi. Nel sogno di questa notte ero interrogato da due docenti per un esame di armonia e teoria musicale. Oltre ai soliti intervalli, uno dei docenti mi sottoponeva quesiti riguardanti complesse soluzioni musicali numeriche, per tramite di una nuova metodologia che, a suo dire, prendeva spunto dalla fisica quantistica nell’elaborazione di un nuovo linguaggio in grado di fornire un codice esaustivo all’intero spettro sonoro presente in natura. Ovviamente, io non avevo le risposte a quella complicata rete di numero e formule, a differenza dello scrivente-professore, che continuava a comporre equazioni numeriche interrogative secondo il suo metodo. Ne consegue che quel “soggetto onirico” sapiente e latore di una tale conoscenza, è comunque partorito dalla mia coscienza onirica. Insomma, c’è “dell’altro da me” che attinge a livelli altri di sapere e che è depositario di una sapienza infinita. Così in altri sogni mi accade di progettare motori di navicelle spaziali, parlare lingue sconosciute, conoscere ogni nome e anfratto delle isole della Polinesia ecc. Da dove traiamo spunto nei nostri sogni per avere accesso a questo sapere immenso che supera infinitamente le nostre limitate capacità?
PS la risposta naturalmente ce l’ho. Diciamo che è una domanda retorica.
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L’INIZIAZIONE (Sogno del 27-3-2023): Ricevo una strana lettera sigillata recante il simbolo di due “ELLE” incrociate. Occorre presentarsi per un incontro in un prestigioso palazzo della città. Salgo le scale tortuose di un edificio antico di Catania, e scorgo più in alto Francesca Ferreri Dell’Anguilla che mi saluta con un cenno di intesa. Mi ritrovo in una sala ricca di sigle araldiche assieme ad altri diciassette individui, alcuni dei quali vestiti con paramenti d’epoca ottocentesca. Con mio stupore e piacere scorgo l’amico Pier Marco Turchetti. Siamo degli antichi esponenti della casa Lancaster, recita il più anziano seduto al centro del tavolo, i nostri nomi, le nostre vite fin qui sono solo stati un depistaggio. Comincia una sorta di rito per tutti. Vengo affiancato da un paggio biondo e dagli occhi azzurrissimi, che mi invita a dare le spalle al tavolo (gli altri fanno lo stesso seguendo l’invito di altri paggi), a porre la mano destra dietro la schiena e a chiudere gli occhi per poi osservare una certa luce interna (accade molto altro, ma davvero è un rito complesso di cui ricordo solo ciò che ho descritto). La mattinata scorre con altri rituali che non rammento. Ci ritroviamo per una pausa all’ora di pranzo con Pier a discutere con meraviglia di quanto accaduto, non capacitandoci ancora di essere parte dei Lancaster. Ad entrambi scappa di fare la pipì, e approfittiamo dei bagni del traghetto ormeggiato in un porto enorme che rivela il mare alla città. Sfortunatamente, durante la ricerca della toilette, il traghetto parte ed affronta un mare forza 8. Io sono più angosciato di non poter essere presente alla seconda parte del rito, che dal perire fra i marosi. Fortunatamente scopro che il traghetto fa una fermata “Via Umberto”, dove ormeggia in assoluta tranquillità. (Ora, la Catania che di solito mi si presenta in sogno sono quasi riuscito a mapparla. Via Umberto scorre tangenziale e obliqua rispetto a via Etnea, la quale è suddivisa in varie piazze con tantissimi chiostri. Il bar Savia, per esempio, è una sorta di locale francese illuminato da lampade a olio, immenso e con vari saloni, ciascuno con banconi e tavoli di differente foggia e arredi). Mi precipito correndo come un forsennato verso il palazzo dell’iniziazione, che è sito in una sorta di Piazza Università esagonale. Ho però questo impellente bisogno corporeo. Riconosco uno dei grandi magazzini della città, enorme, ed entro alla disperata ricerca dei bagni. Con mia sorpresa mi ritrovo a riconoscere ogni anfratto di questo dedalo, e trovo la zona bagni custodita da un tizio arabo che conosco bene. Entro… mi risveglio.
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SOGNO DI STANOTTE: Devo partire. Sono in un enorme aeroporto. Faccio il check-in bagagli. Ho solo una borsa e un piccolo trolley. È tutto automatico. Vedo una fila libera e metto su i miei bagagli. All’altro capo non li ritrovo. Scopro che il nastro che ho scelto reca una deviazione a sinistra. In tutta fretta salto sul nastro per cercare di recuperare i miei bagagli. Entro nello scomparto e mi ritrovo dentro un enorme hangar, pieno di una Babele di bagagli. Disperato torno indietro alla ricerca di un addetto. Nessuno. La cosa strana è che mi ritrovo davvero in un luogo straniero, come fossi realmente partito. Sono senza documenti, denaro, carte, iPhone… arriva in mio aiuto mio zio Gaetano Squillaci che assieme ad alcuni responsabili della sicurezza dell’aeroporto cerca di risolvere il mio caso. Mi si consiglia di rientrare a casa – nella mia casa di quel paese – e di attendere informazioni. Così faccio ma non riesco a starmene con le mani in mano. Nel pomeriggio torno in quell’aeroporto-hangar. Rientro dentro la deviazione del nastro trasportatore e mi ritrovo di nuovo dentro la Babele. Qui, tra infiniti bagagli, posso cliccare su un portale e scrivere il mio nome. Scorrono le analisi in corso di tutti i bagagli con i relativi contenuti interni catalogati minuziosamente. Spuntano fuori due zainetti uguali al mio, ma appartenenti ad altri viaggiatori. Nel frattempo varco un’altra soglia e mi ritrovo in un’altra abissale stanza dove alcuni giovani stanno provando gli effetti di un nuovo spettacolo di realtà virtuale. Vengo, mio malgrado, proiettato in uno scenario di conflitto e poi in una meravigliosa spiaggia tropicale nella quale la ragazza del gruppo nuota aggrappata alla pinna di un enorme pesce. Mi risveglio consapevole di essere dentro uno schema à la Borges. Dei miei bagagli nessuna traccia. (19-3-2023)
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Nel sogno di stanotte ero un costituzionalista che citava a memoria gli articoli della Costituzione. Non ho dubbi oramai: controllo i miei sogni lucidi. Noi abbiamo accesso a una memoria infinita e siamo solo dei terminali. Per fortuna ho avuto modo di ricordare i numeri degli articoli che citavo a memoria (solo i numeri, non i contenuti degli stessi): n. 17, 13, 48). Stamane il mio stupore è stato sommo nel rileggere ciò che in sogno citavo a memoria nei panni di un brizzolato oratore.
Articolo 17
I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi.
Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso.
Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.
Articolo 13
La libertà personale è inviolabile.
Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria [cfr. art. 111 c. 1, 2] e nei soli casi e modi previsti dalla legge [cfr. art. 25 c. 3].
In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge l’autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all’autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto.
E` punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà [cfr. art. 27 c. 3];.
La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.
Articolo 48
Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età [cfr. artt. 56 , 58 , 71 c. 2 , 75 cc. 1, 3 , 138 c. 2 , XIII c.1].
Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.
La legge stabilisce requisiti e modalità per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all’estero e ne assicura l’effettività. A tale fine è istituita una circoscrizione Estero per l’elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge.
Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge.
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(20-2-2023) Bologna. Sono con Fabrizio Puglisi e incontriamo Marcello Mastroianni che ci mostra magicamente un lato solare e sconosciuto della città. Siamo ora in una sorta di Versailles, con giardini e regge. Mastroianni consiglia l’esplorazione e una caccia al tesoro. Occorre trovare due scatole contenenti due preziosi trattati del Seicento di… (non ricordo i nomi dei due autori). Ci inoltriamo dentro i labirinti del maniero con Puglisi che nel frattempo è diventato Giorgio Tomasello. Sblocchiamo come in un videogame porte e sigilli. Troviamo infine i carteggi nei cassetti di un armadio di sotterranei e due scatole coi trattati di… Ne leggo una parte e torniamo in superficie. Ci accoglie Mastroianni che è diventato Gigi Proietti. Il trattato di … conteneva disegni licenziosi a corredo delle partiture. Per Puglisi (ritornato) non era per nulla interessante. Siamo alla Montagnola di Bologna e nel frattempo è arrivata Gaia Mattiuzzi. Fabrizio dice che i coltelli di casa sua non tagliano. Io e Gaia gli facciamo notare che siamo alla Montagnola e che li può comprare benissimo. Ne compra un set. Poi Gaia si trasforma in Lucilla Grossi. Camminiamo col suo ragazzo. Un omone alto e grosso. Spingiamo delle bici. Faccio notare che la bici di Lucilla non ha la lucetta posteriore e che la cosa è molto pericolosa di notte. Il suo ragazzo minimizza. (10-1-2023)
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Nel sogno di stanotte ero in tour a Los Angeles con Tonino Miano e Riccardo Grosso. Mentre loro sono in hotel comincio camminare lungo la spiaggia di Santa Monica e lo faccio per chilometri. Abbiamo un concerto alla sera ma io continuo a camminare fino al tramonto come in trance. Ad un certo punto mi rendo conto di essermi spinto troppo oltre e che devo ritornare per tempo. Arrivo nel parking di un hotel e chiedo ad una certa “Cindy” la strada per il ritorno, che nel frattempo si è fatta oscura e buia. Parliamo in un mix di italo-americano e lei si prodiga in ogni modo per darmi aiuto (PRIMO STEP: il volto, le fattezze di questo essere sconosciuto di nome Cindy sono presenti in me anche ora: tutto potrei descrivere, dalle rughe all’apparecchio ai denti. Probabilmente questo essere non esiste in questa realtà). La situazione sembra farsi difficile quando mi sovviene di avere la mia vecchia Alfa Giulia (mai avuta in questa vita) parcheggiata proprio nel parcheggio dell’hotel. La vedo dalle ampie vetrate che danno sul parcheggio. Sorridiamo insieme, ma quando esco l‘auto non c’è più. Cindy sostiene che potrebbero averla prelevata quelli della polizia per condurla al deposito comunale. La ragazza comincia allora a fare telefonate per ogni dove (STEP DUE: tramite Cindy io sono perfettamente in grado di comprendere in slang californiano ogni dialogo). L’auto si trova in cui a zona di periferia di Los Angeles. Cindy incarica un cameriere dell’hotel di accompagnarmi. La ringrazio di cuore e salgo in macchina col tizio in direzione deposito auto. (STEP TRE: Conosco ogni nome di via, viuzza, quartiere ed è come fossi alla guida al posto del cameriere). Poi non ricordo più nulla. #sogni #francescocusa #losangeles (6 gen 2022)
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Stanotte altro sogno incredibile. Sono sempre in una specie di città assurda. Una sorta di Bologna surreale. Sto lasciando la mia casa che viene affittata nel frattempo a 28 studenti. Discutiamo della logistica di questi poveri ragazzi e della vergognosa loro collocazione da parte del proprietario. La casa è infestata dalle blatte. Prima del mio viaggio in auto (ci sono altri problemi perché nel frattempo siamo a Parigi) devo sostenere un esame con una terribile professoressa universitaria e chiedo di essere messo per primo in lista perché devo partire. Lo chiedo a una mia amica che ha influenza su di lei (ma questa è senza volto). Vengo chiamato all’esame, non ho studiato nulla, non ho frequentato i suoi corsi, ho tutti i suoi libri incellofanati che cerco maldestramente di spacchettare. La prima domanda è sull’era dello swing. Nel sogno ragiono e rispondo, cercando materialmente le risposte. Parlo molto bene. E fin qui… Il punto è quando mi viene richiesto di parlare della questione relativa allo Yemen e delle specifiche della storia del paese. Ecco: parlo senza soluzione di continuità. Mentre sogno elaboro concetti e nozioni in maniera perfetta, cito i nomi di interi villaggi e personaggi storici del paese seguendo una sorta di schema luminoso della mia mente che mi evidenzia le esatte pronunce, perfino le inflessioni dialettali. Vengo promosso col massimo dei voti e intraprendo il mio viaggio. Stamane non ricordo che il sogno ma niente di specifico. Insomma di Yemen ne so poco o nulla. (ott 2022)
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Come si fa a credere alla materia bruta e a null’altro? Vi faccio un esempio coi miei sogni. Sogno spesso – per citarne uno – di scrivere su degli enormi rulli che lasciano colare questa scrittura (una sorta di miscela di alfabeti e formule matematiche) entro degli enormi calchi che servono ad attivare i motori di navicelle spaziali da me progettate. È un linguaggio che “possiedo”, sono formule che utilizzo a mio piacimento, tant’è che quando sto per svegliarmi cerco sempre di serbare in me quantomeno il barlume di tale consapevolezza. Invece niente. Nonostante provi anche a contare a ritroso, non rimane che la parvenza di qualche simbolo privo di significati, o comunque da me non decifrabile. Questa enorme “scienza” mi appartiene. Non saprei come spiegarlo altrimenti, ma è assolutamente prodotto di ”quel me”, in quell’ambito di realtà. Potrei fare un esempio più semplice: questo il sogno di questa notte. Tra le varie cose, mi ritrovavo a contemplare una sorta di mappamondo interattivo con tutte le traiettorie seguite dagli aerei di linea. Bene. Ero in grado di “leggere” tutte le località del pianeta, perfino le più remote: dalle metropoli all’ultimo atollo sperduto negli oceani, giungendo fino al più remoto dei villaggi messicani. Nomi, abitanti, altezza sul suolo ecc. Stavano lì a mia disposizione! Bene, chi orchestra tali scenari? È un accesso alla Conoscenza globale, quasi una possibilità infinita di accesso allo scibile che ci circonda che mi lascia a bocca spalancata. (2022)
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Faccio dei sogni meravigliosi. Praticamente, opere multidimensionali. Insomma, stanotte stavo con questa Kostanze, ma ci stavo da decenni con questa Kostanze, era perfetta questa Kostanze, bella, algida, svizzera, non rompeva mai le palle questa Kostanze. Capiva al volo tutto questa Kostanze, le stava tutto bene a questa Kostanze. Ricordo solo l’ultima parte di questo infinito sogno con questa Kostanze, eravamo in un aereo che sorvolava la Svizzera, una Svizzera ultra moderna con costruzioni futuristiche, con tensostrutture, palazzi bio ecc., ed eravamo reduci da un concerto insieme a Riccardo Pittau (c’è quasi sempre Riccardo Pittau, non si sa perché) e a tanti altri che non ricordo insieme a questa Kostanze che mi dava tanti baci durante l’atterraggio. Durante queste fasi però l’aereo si trasforma in un furgone tutto scassato e noi siamo seduti dietro mentre Pittau fa un’intervista con un noto critico di jazz col viva voce. Questi gli fa girare le palle con domande insulse e Pittau lancia il cellulare nel pavimento di questo furgone che, nel frangente è tornato aereo. Io, gli altri e questa Kostanze cerchiamo di fargli capire che non è necessario tirare via il telefono, basta spegnerlo il telefono, ma lui non ne vuole sentire e continua a mandare a quel paese il critico noto he nel frangente ascolta tutto. In buona sostanza atterriamo in un aeroporto futuristico, penso sia Ginevra, e scendiamo tutti: i musicisti, io, Pittau e questa Kostanze. Stranamente è già pronto il prossimo carico di passeggeri e quasi ci pestiamo i piedi, come in metropolitana tra chi sale e chi scende. Mentre gli altri mi precedono io mi rendo conto di aver dimenticato qualcosa sull’aereo, non ricordo cosa, forse è solo una mia paranoia, ma penso di aver dimenticato qualcosa. Lascio tutto, valigia, marsupio e cellulare a questa Kostanze, e risalgo sull’aereo quando un’anziana signora mi chiede gentilmente di darle una mano con la valigia. Non è una valigia, è un masso, le faccio, signora ma cosa porta qui dentro, le faccio, e a fatica riesco a salire su con tutto questo peso, proprio mentre le porte di richiudono e l’aereo decolla. No! faccio! devo scendere! fermate! grido per questo aereo immenso che pare un terminal! Pian piano scopro che non è l’aereo, ma tutto l’aeroporto che si muove, una intera pista in movimento. Dunque “scendo”, ma non so come contattare gli altri. Soprattutto come contattare questa Kostanze. MI aggiro per i terminali di questo immenso aeroporto, una roba kafkiana, penso, dentro allo stesso sogno, chiedo in giro, apro porte in cerca del terminal che immette sui voli destinati alla Sicilia. Niente, apro e chiudo porte che danno su enormi aule in cui si celebrano processi. Chiedo ai passanti di prestarmi un cellulare, così almeno posso chiamare questa Kostanze, cercare questa Kostanze, che saprebbe di certo indicarmi la giusta via del ritorno. Niente. Nessuno sembra possedere cellulari. Esco allora di nuovo fuori e mi ritrovo davanti a una sorta di resort, un enorme cartello con su scritto: “La Fattorietta”… (2021)
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Nel sogno di stanotte discorrevo animatamente con un tizio dentro a un autobus futuristico. Sono nei pressi di questo infinito aeroporto, sempre lo stesso, da dove partono aerei e astronavi e in cui finisco puntualmente per perdermi. Cercavo la toilette ma non la trovavo. Eppure conosco la struttura di questa vasta aerea dell’aeroporto, ma puntualmente finisco col perdermi. Dicevo del tizio, questo tizio sgradevole ora è con me sull’autobus e mi parla di cose che io non posso conoscere, che mai ho affrontato nella mia vita. Mi descrive equazioni, cita interi passi dell’Ariosto e di Kant in tedesco, mi descrive le meraviglie di autori a me sconosciuti in lingue che nel sogno comprendo, ma che nello stato di veglia a me risulterebbero incomprensibili. Ad un certo punto mi scopro di essere ospite di casa di… una casa che devo raggiungere ma che è essa stessa un altro dedalo di piani e ascensori. La stessa… non sembra trovare le chiavi. Ricordo un’area del palazzo che è una trappola perché porta esclusivamente ai piani 3 e 7 e da cui è impossibile uscire. E molto altro ancora che non riesco neanche a descrivere.
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Del sogno funambolico, avventuroso, picaresco, avvincente, surreale, irriverente, tempestoso, pronunciata dal protagonista delle rocambolesche vicende, rimane questa frase come appesa sul limitare del mio risveglio: “come sarebbe bello avere successo, non tanto per i soldi, ma per rendere felici le persone cui vuoi davvero bene”.
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– Ci sono dei segnali che “aprono” le porte e queste cose accadono in sogno. solo che ora in me questi sogni sono sempre più lucidi, e mi ricordo di fare certe che poi mi devo ricordare quando mi sveglio. Stanotte sono serviti per accedere in una casa immane. Infinita.Il punto di unione è che si trova a Taormina (questo è sicuro) e che lo spazio che unisce le due parti (enormi) è una specie di sottoscala cantinato in cui si festeggiano i capodanni (ma che quest’anno è chiuso. (Capodanno. rito, passaggio). La cosa interessante è che fino a lì queste informazioni sono ovvie. Poi comincia a percepire l’immensità di quella casa. E da lì comincia l’angoscia. E’ una cosa troppo difficile da scrivere, uno stato inconcepibile.Al contempo però, prima che l’angoscia prenda il sopravvento, e quindi mi porti a svegliarmi, prendo nota di alcune cose: Il Grande Inganno. Praticamente questo livello percettivo mi fa tornare a una cosmogonia antica. Queste “porte”, queste “presenze” sono vie di accesso a una Conoscenza Superiore. Per esempio, l’universo tutto intero mi pareva un enorme limite, una specie di “inganno” concepito, di “limbo” informe atto a sviare da questa concreta gerarchia di Conoscenza. Ecco che siamo in The Kingdom, ecco Lynch, Von Trier, Esher, Eckarth… (2011)

I tuoi racconti son avvincenti e mai scontati. È un piacere leggerli!
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Grazie.
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