Recensione di “Django” di Quentin Tarantino


“God bless America!”. E noi tutti diciamo grazie a questa terra che ha generato uno dei più grandi registi della storia del cinema. Che meraviglia questo “Django”, e si badi che non era facile dopo un film epico come “Bastardi senza gloria”.
Tre ore di tensione pura, sublime e cristallina. Come al solito in Tarantino si intrecciano grovigli di strade, citazioni e rimandi, ma il risultato non è mai capzioso, contorto, “difficile”. Tarantino ha messo a fuoco la legge fondamentale dei grandi maestri del cinema: quella di tenerci inchiodati alla sedia senza un respiro. Da qui si parte, il resto è conseguenza. Ormai possiamo affermarlo, lui è il regista dell’attesa, della tensione che corre sul filo di lama.
Ogni momento del film, di ogni suo film (vogliamo ricordare la scena iniziale di “Inglorious Bastards”, con i tedeschi che perquisiscono la baracca e quel gigantesco Cristopher Waltz nei panni del gerarca che viene rivelato per la prima volta al grande pubblico?), è un microcapolavoro di suspance. Non sai mai cosa aspettarti, la cura del dettaglio può essere talvolta insostenibile: spillare e “tagliare” la birra, suonare l’arpa possono rivelarsi attività metafisiche, distillati di tortura silente. L’esplosione splatter, in questo senso, rappresenta nel cinema di Tarantino la catarsi necessaria, l’acme di una nevrosi scarnificata e messa in scena: dunque insostenibile.
Tutti i personaggi, come in De Sade, son caratterizzati infatti all’estremo, rappresentano tipologie umane à la Balzac; questa volta è il caso del Django schiavo che si riscatta e libera o del cacciatore di taglie Shultz, quell’altra quello del colonnello nazista Hans Landa o del tenente Aldo Raine. Poco importa. Tarantino è il regista (per fortuna nostra) meno introspettivo – in senso psicologico – che si conosca. Cultore del mito e del suo eterno dipanarsi, egli è il Tarzan nella giungla citazionistica di segni, palcoscenico da lui concepito per esplicitare il prolasso di Significato e Significante. In questo senso le citazioni sono da intendere in chiave parassitaria: Tarantino “omaggia” il cinema italiano come un branco di piranha la carcassa del tonno. E così Di Caprio fa scempio del teschio del suo antico servo – fino ad allora gelosamente custodito come un amuleto – e Tarantino polverizza i contenuti della nostra cinematografia minore, rosicchiando fino ai bordi la necessaria paludata “cornice”, che diviene forma e contenuto, struttura e sovrastruttura, facciata da saloon senza interni, esoscheletro di “western all’italiana”.
Tuttavia, al pari di De Sade, vi è come un’ossessione etica in Quentin, magari distorta e rovesciata, ma pur sempre etica. In questo senso il suo ultimo cinema sembra essere teso alla “riscrittura” in chiave pulp di una fantasmagoria della storia; vicende e personaggi di dispongono in funzione di una redenzione solipsistica, genetica, d’elevazione. Il grottesco diventa paravento e guscio atto a preservare il flebile battito di un cuore neonato e sincero, perché alla fine a una società ed a un’America migliore tende tutta l’estetica inconscia del suo cinema. I colpevoli fanno quasi sempre una brutta fine, ed i “buoni” ottengono un riscatto fuori dallo schermo: è il caso del corpo abbandonato del povero Shultz che viene idealmente consegnato allo spettatore; così relegato di spalle e senza gli onori di una degna sepoltura, anch’esso esploderà come tutto il resto nell’atto finale del fuoco purificatore (vedi incendio nel cinema colmo di nazisti in “Ingloriuos Bastards”), forse a testimoniare che il futuro dengo sarà dei Django, ovvero dell’eroe Sigfrido che non conosce la Paura.
Comunque la leggiate, un film eccezionale.

Pubblicato da Francesco Cusa

Batterista, compositore, scrittore, è nato a Catania nel 1966. Intraprende lo studio del pianoforte a quattordici anni, poi passa alla batteria facendo seminari con Ettore Fioravanti, Bruno Biriaco, Roberto Gatto, Massimo Manzi. Si trasferisce a Bologna nel 1989, dove si laurea al Dams nel 1994 con la tesi: “Gli elementi extramusicali nella performance jazzistica”. In quell’humus ha modo di collaborare con artisti provenienti da varie parti d’Italia, come Fabrizio Puglisi, Domenico Caliri, Paolo Fresu ecc. In quegli anni fonda il collettivo bolognese “Bassesfere”, assieme ad altri esponenti della musica jazz e di ricerca di quegli anni. Il suo percorso artistico lo porterà a suonare negli anni in Francia, Romania, Croazia, Slovenia, Bosnia/Erzegovina, Serbia, Olanda, Germania, Svizzera, Austria, Ungheria, Norvegia, Spagna, Belgio, Danimarca, Polonia, Usa, Cina, Giappone, Etiopia, Turchia. Successivamente fonda assieme a Paolo Sorge e Carlo Natoli il progetto artistico "Improvvisatore Involontario”, che diventerà una delle label più influenti nel panorama italiano del jazz di ricerca. Da sempre interessato all’interdisciplinarità artistica, è anche scrittore di racconti, romanzi e poesie e ha pubblicato diversi articoli di musicologa e di critica cinematografica presso molte riviste specializzate. Nel corso della sua carriera ha realizzato numerosi lavori di creazione e sonorizzazione di musiche per film, teatrali, letterari, di danza e arti visive, collaborando con noti ballerini, poeti e visual performers. Attualmente è leader dell’FCT TRIO con Tonino Miano e Riccardo Grosso, del FRANCESCO CUSA & THE ASSASSINS con Domenico Caliri, Giovanni Benvenuti, Ferdinando Romano, dell’ensemble: "NAKED MUSICIANS”, del progetto di sonorizzazione di film d'epoca “SOLOMOVIE”, dello spettacolo “DRUMS & BOOKS”, co-leader dei THE LENOX BROTHERS (Cusa/Mimmo/Martino) di FRANCESCO CUSA E GIORGIA SANTORO “The black shoes”, e dello spettacolo musical-teatrale “MOLESTA CRUDELTÀ”. in trio batteria e voce insieme alle attrici Alice Ferlito e Laura Giordani. Il suo Naked Musicians" è un metodo di conduction musicale che è stato realizzato in varie parti del mondo e da cui è stato tratto anche un libro di teoria musicale sulla “conduction”, chiamato, appunto “Naked Performers”. Ha eseguito musiche di Yotam Haber, Emilio Galante, Cristina Zavalloni, Magma, Alfredo Impullitti, Domenico Caliri, Tim Berne e molti altri. Insegna batteria jazz al conservatorio di Messina, dopo molti anni di insegnamento presso i conservatori di Benevento, Monopoli, Frosinone, Lecce, Reggio Calabria. Da alcuni anni alterna la professione del musicista a quella dello scrittore di racconti, romanzi aforismi e poesie - ha scritto due romanzi - "2056" per Ensemble Edizioni (2025) e “Vic” Algra Editore (2021) , due raccolte di racconti- “Novelle Crudeli”, “Racconti Molesti” editi da Eris Edizioni -, due saggi - “Il Surrealismo della Pianta Grassa” edito da Algra Editore (2019), - L’orlo sbavato della perfezione- Algra Editore - (2024) -, cinque raccolte poetiche - “Canti Strozzati” edito da “L’Erudita/Giulio Perrone Editore”, “Stimmate” edito da Algra Editore, “Nei Dintorni Della Civiltà” edito da “Di Felice Editore” (2020), “Il Mondo chiuso” - edito da “Robin Edizioni” (2021) Il giusto premio - Robin Edizioni (2024)-, due raccolte di aforismi “Ridetti e Ricontraddetti” e ”Amare, Dolci Pillole" editi da “Carthago” e “Fotocopie”- e di critico cinematografico per la rivista “Lapis”. Collabora dal settembre 2013 con la rivista "Cultura Commestibile", con scritti di cinema e curando la rubrica "Il Cattivissimo”, dall'agosto 2018 con il giornale on line "Sicilia Report" curando la rubrica "Lo Stiletto”. La sua voce è presente nel "Dizionario del Jazz Italiano" a cura di Flavio Caprera. Di recente è stato vincitore al festival internazionale del libro e della cultura “Etnabook” (2021) con due poesie: “Armenti” e “Ottobre Vuoto”, rispettivamente al primo e secondo posto. Collaborazioni: Paolo Fresu, Tino Tracanna, Attilio Zanchi, Marco Micheli, Bruno Tommaso, Larry Smith, Walter Schmocker, Lauro Rossi, Gianni Gebbia, Fabrizio Puglisi, Stefano De Bonis, Guglielmo Pagnozzi, Domenico Caliri, Luigi Mosso, Edoardo Marraffa, Cristina Zavalloni, Lelio Giannetto, Alberto Capelli, Riccardo Pittau, Mirko Sabatini, Jay Rodriguez, Butch Morris, [1], Michel Godard, Kenny Wheeler, Garbis Dedeian, Steve Lacy, Tim Berne, Stefano D’Anna, Pietro Ciancaglini, Paolino Dalla Porta, Roy Paci, Elliott_Sharp, Saadet Türköz[2], Andy Sheppard, Michael Riessler, Yves Robert, Giorgio Conte, Fred Giuliani, Zu, Mohammed El Bawi, E. 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