Sarebbe troppo semplicistico e riduttivo relegare l’opera di Donato Inglese alla vulgata dominante dei video-commentatori sul web che oramai imperversano dopo ogni match calcistico. Inglese usa a pretesto il calcio; il suo è un eterno “funerale al match”, un rito che simboleggia la “fine di ogni evento” e che dà voce all’irrazionale calcistico tramite la celebrazione di ogni accadimento a colpi di insulti e parole scurrili (oltre che da sprazzi di analisi tecnico-tattica pregevoli). “Dovete ascoltare il Maestro! Il Maestro ha sempre ragione! Non capite un cazzo! Mettete subito i ‘mi piace’ a questo video che dobbiamo arrivare a…! Se non partecipate vi cancello!”. Questi sono solo alcuni esempi di come Inglese si relaziona con il suo auditorio, e già questo aspetto – il piglio autoritario che giunge financo al disprezzo del proprio pubblico – mostra la differenza peculiare, oserei dire autoriale, di Inglese rispetto ad altri scialbi epigoni del settore. Tant’è che, a nostro avviso (lo diciamo da interisti consumati), Donato Inglese raggiunge il suo apice quando l’Internazionale perde o produce prestazioni imbarazzanti. Solo allora il campionario di male parole, insulti e invettive contro questo o quel giocatore, raggiunge vette di rara fantasia cruenta e vibrante, e il passaggio tra innocenza e malizia, purezza e corruzione, si ottiene mediante una catarsi del soggetto che diventa “assoluto”. Il dileggio e la teatralizzazione del dramma calcistico – la furia raggiunta in certe “puntate” è davvero enorme – sono atto di finzione attoriale, crudele teatro in senso artaudiano, “verità” in quanto rappresentazione formale del verosimile, “messa in scena” nella sua più tragica essenza (ricordiamo il Barthes in “Miti d’oggi”). La faccia e il corpo di Donato Inglese campeggiano assumendo la realtà ontologicamente, quasi a mostrare l’assurda tesi che ogni fatto calcistico è scaturigine che si promana dal “corpo del Maestro”, dalla Cosa Unica che fagocita il Divenire e dunque anche il Passato. È come se la partita domenicale o infrasettimanale fosse stata giocata in un universo parallelo, in un luogo remoto e senza tempo: ecco la “sostanza che diventa soggetto”, il “tutto che è già accaduto”. In altre parole, Donato Inglese ha il merito di cancellare l’evento, di porlo su un piano differente della percezione, come se questo non fosse mai “stato prima”. E per fare questo, utilizza il paradosso della provocazione che suscita risate furenti nel fruitore, esorcizzando il male tramite il male stesso, omeopaticamente, inserendo elementi “altri” (“sono un grande cornista classico”) al solo scopo di marcare uno spazio, una differenziazione tra Sé e il Resto del Mondo: “voi non siete competenti, io sono competente e dovete fare come dico io!”, oppure: “Io sono un grande Maestro di Musica e ne capisco mille volte più di voi fetenti” ecc. ecc.
Donato Inglese, il quale tutto è fuorché uno sprovveduto, è letteralmente un improvvisatore, un grande talento comico, un fustigatore di costumi. E’ un improvvisatore che però utilizza alcuni canovacci, o leit-motiv: l’armadio marrone di casa è un oggetto feticcio, la scenografia essenziale di un dramma proletario; oggetti feticcio sono pure i vari gagliardetti sullo sfondo e le magliette da lui indossate, vere e proprie àncore in senso lacaniano, o volendo l’àgalma” de “Il Simposio”, il simbolo che sfugge alla simbolizzazione (nel caso di gagliardetti e magliette, simbolo irriducibile di “interisticità”). Un altro grande merito di Inglese è quello relativo all’uso della lingua, il foggiano, che nelle sue invettive diventa idioma universale e comprensibile, una sorta di slang fascinoso e ideale per veicolare meglio i concetti. Nel far ciò, Inglese non si preoccupa minimamente di “indorare la pillola” e il dialetto foggiano diviene il “media” neutro che unisce Soggetto e Oggetto, il collante su cui si scaricano le tensioni, le rabbie e volendo i sensi di colpa che stanno alla base di questa divisione. Questo genera una scurrilità di fondo che non scade (quasi) mai nella volgarità fine a se stessa, una proiezione surreale sui fatti che vengono investiti da una mise en abyme della parodia stessa. I tempi comici di Donato Inglese sono quelli della nostra commedia – Totò e Peppino, Franchi e Ingrassia – ciò è palese anche nella maniera di ammiccare alla camera e nella capacità di sostenere il discorso in primo piano, come il mezzobusto del commentatore del TG che tutti noi vorremmo nelle nostre case ad ora di cena. Personalmente, non mi perdo un suo video.
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Pubblicato da Francesco Cusa
Batterista, compositore, scrittore, è nato a Catania nel 1966. Intraprende lo studio del pianoforte a quattordici anni, poi passa alla batteria facendo seminari con Ettore Fioravanti, Bruno Biriaco, Roberto Gatto, Massimo Manzi. Si trasferisce a Bologna nel 1989, dove si laurea al Dams nel 1994 con la tesi: “Gli elementi extramusicali nella performance jazzistica”. In quell’humus ha modo di collaborare con artisti provenienti da varie parti d’Italia, come Fabrizio Puglisi, Domenico Caliri, Paolo Fresu ecc. In quegli anni fonda il collettivo bolognese “Bassesfere”, assieme ad altri esponenti della musica jazz e di ricerca di quegli anni. Il suo percorso artistico lo porterà a suonare negli anni in Francia, Romania, Croazia, Slovenia, Bosnia/Erzegovina, Serbia, Olanda, Germania, Svizzera, Austria, Ungheria, Norvegia, Spagna, Belgio, Danimarca, Polonia, Usa, Cina, Giappone, Etiopia, Turchia. Successivamente fonda assieme a Paolo Sorge e Carlo Natoli il progetto artistico "Improvvisatore Involontario”, che diventerà una delle label più influenti nel panorama italiano del jazz di ricerca. Da sempre interessato all’interdisciplinarità artistica, è anche scrittore di racconti, romanzi e poesie e ha pubblicato diversi articoli di musicologa e di critica cinematografica presso molte riviste specializzate. Nel corso della sua carriera ha realizzato numerosi lavori di creazione e sonorizzazione di musiche per film, teatrali, letterari, di danza e arti visive, collaborando con noti ballerini, poeti e visual performers.
Attualmente è leader dell’FCT TRIO con Tonino Miano e Riccardo Grosso, del FRANCESCO CUSA & THE ASSASSINS con Domenico Caliri, Giovanni Benvenuti, Ferdinando Romano, dell’ensemble: "NAKED MUSICIANS”, del progetto di sonorizzazione di film d'epoca “SOLOMOVIE”, dello spettacolo “DRUMS & BOOKS”, co-leader dei THE LENOX BROTHERS (Cusa/Mimmo/Martino) di FRANCESCO CUSA E GIORGIA SANTORO “The black shoes”, e dello spettacolo musical-teatrale “MOLESTA CRUDELTÀ”. in trio batteria e voce insieme alle attrici Alice Ferlito e Laura Giordani. Il suo Naked Musicians" è un metodo di conduction musicale che è stato realizzato in varie parti del mondo e da cui è stato tratto anche un libro di teoria musicale sulla “conduction”, chiamato, appunto “Naked Performers”. Ha eseguito musiche di Yotam Haber, Emilio Galante, Cristina Zavalloni, Magma, Alfredo Impullitti, Domenico Caliri, Tim Berne e molti altri.
Insegna batteria jazz al conservatorio di Messina, dopo molti anni di insegnamento presso i conservatori di Benevento, Monopoli, Frosinone, Lecce, Reggio Calabria.
Da alcuni anni alterna la professione del musicista a quella dello scrittore di racconti, romanzi aforismi e poesie - ha scritto due romanzi - "2056" per Ensemble Edizioni (2025) e “Vic” Algra Editore (2021) , due raccolte di racconti- “Novelle Crudeli”, “Racconti Molesti” editi da Eris Edizioni -, due saggi - “Il Surrealismo della Pianta Grassa” edito da Algra Editore (2019), - L’orlo sbavato della perfezione- Algra Editore - (2024) -, cinque raccolte poetiche - “Canti Strozzati” edito da “L’Erudita/Giulio Perrone Editore”, “Stimmate” edito da Algra Editore, “Nei Dintorni Della Civiltà” edito da “Di Felice Editore” (2020), “Il Mondo chiuso” - edito da “Robin Edizioni” (2021) Il giusto premio - Robin Edizioni (2024)-, due raccolte di aforismi “Ridetti e Ricontraddetti” e ”Amare, Dolci Pillole" editi da “Carthago” e “Fotocopie”- e di critico cinematografico per la rivista “Lapis”. Collabora dal settembre 2013 con la rivista "Cultura Commestibile", con scritti di cinema e curando la rubrica "Il Cattivissimo”, dall'agosto 2018 con il giornale on line "Sicilia Report" curando la rubrica "Lo Stiletto”. La sua voce è presente nel "Dizionario del Jazz Italiano" a cura di Flavio Caprera.
Di recente è stato vincitore al festival internazionale del libro e della cultura “Etnabook” (2021) con due poesie: “Armenti” e “Ottobre Vuoto”, rispettivamente al primo e secondo posto.
Collaborazioni:
Paolo Fresu, Tino Tracanna, Attilio Zanchi, Marco Micheli, Bruno Tommaso, Larry Smith, Walter Schmocker, Lauro Rossi, Gianni Gebbia, Fabrizio Puglisi, Stefano De Bonis, Guglielmo Pagnozzi, Domenico Caliri, Luigi Mosso, Edoardo Marraffa, Cristina Zavalloni, Lelio Giannetto, Alberto Capelli, Riccardo Pittau, Mirko Sabatini, Jay Rodriguez, Butch Morris, [1], Michel Godard, Kenny Wheeler, Garbis Dedeian, Steve Lacy, Tim Berne, Stefano D’Anna, Pietro Ciancaglini, Paolino Dalla Porta, Roy Paci, Elliott_Sharp, Saadet Türköz[2], Andy Sheppard, Michael Riessler, Yves Robert, Giorgio Conte, Fred Giuliani, Zu, Mohammed El Bawi, E. Glerum, Assif Tsahar, Natalia M.King, Lionel Rolland , Dj.Pushy, Christophe_Monniot, Tanja Feichtmair, Manu_Codjia, Emil Spany, Arrington_de_Dionyso, Gianluca Petrella, Claudio Lugo, Marco Cappelli, Jean Marc Monteral, Ab_Baars, Ig_Henneman, Danilo Gallo, Beppe Scardino, Francesco Bigoni, Stefano Senni, Piero Bittolo Bon, i Robotobibok, Giovanni Falzone, Tito Magialajo, Enrico Terragnoli, Carlos Zingaro, John_Tilbury, Gianni Lenoci, Billy Bang, Antono Borghini, Pasquale Mirra, Francesco Bearzatti, Amy Denio, Vincenzo Vasi, Mike Cooper, Giorgio Pacorig, Paolo Sorge, Pasquale Innarella, Tony Cattano, Silvia Bolognesi, Leila Adu, Marta Raviglia, Henry Cook, Giacomo Ancillotto, Roberto Raciti, Federico Squassabia, Gaia Mattiuzzi, Dean Bowman, Don_Byron, Peter_van_Bergen, Jan Willem Van Der Ham, Ernst-Ludwig_Petrowsky, Michael Occhipinti, Giovanni Mayer, Eyal Mayoz, Jim Pugliese, Nicole Federici, Mauro Pagani,Ron_Anderson, Francesco Cafiso, Dan Kinzelman, Emilio Galante, Simone Zanchini, Lisa Mezzacappa, [3], Gabriele Mirabassi, Tellef Øgrim, Trewor Brown, Alessandro Vicard, Michael Fisher, Heinrich von Calnein, Oscar Noriega, Peter_Zummo, Greg_Burk, Antonello Salis, Carlo Atti, Tom_Arthurs, Daniele Del Monaco, Yotam_Haber, Raiz (Almamegretta), Gabriele Coen, Luca Aquino, Francesco Ponticelli, Valeria Sturba, Jean-Francois Pauvros, Samuel Cromwell, Claudio Cojaniz, Alex Turchetti, Aldo Giosué, Giorgia Santoro, Alex Meguire, Sarah Gail Brand le i danzatori e coreografi Roberto Zappalà Cinzia Scordia, Melaku Belay, Jennifer Cabrera, e Florence La Porte, gli artisti visivi Fred Gautnier, Cane Capovolto, "Gli Impresari", the gli scrittori Wu Ming, Andrea Inglese, Stefano Zenni, Federico Fini.
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