Mi riprometto di cercare di non scrivere più di questa “contemporaneità”, se non in funzione di un futuro che mi auguro il più possibile bio-tecnologico, o di un presente che riviva nella prospettiva dialettica con il passato di cui siamo emanazione. Ogni aspetto del vivere quotidiano è infettato da rigurgiti reazionari mascherati da diritti civili. Ogni ambito dell’arte, della cultura, della ricerca è oramai pregno di retoriche post-femministe, clientelari, di mercimonio di anime prima che di corpi. L’ignoranza regna sovrana e viene alimentata dal virus dell’informazione coatta, ove la manipolazione è strumento oramai talmente patente da risultare paradossalmente occultato. Per non dire del mondo che “abito”: musica e letteratura. Una sagra oscena, un banchetto putrefatto ove il belletto rosa e la cipria woke non riescono a nascondere il fetore di zombie che divorano zombie. Su tutto emerge sovrana questa ridicola urgenza di riscatto che napalmizza i millenni di culture e sapienza. Eppure, da questo cumulo di rovine non nasce alcuna Fenice, ma soltanto cenere che si ricompone in nuova cenere. Non si tratta di negare il presente, quanto piuttosto di spostare lo sguardo, di riaccendere il fuoco del discernimento critico, di coltivare un distacco che non sia rassegnazione bensì lucidità. L’arte che ancora vale, oggi, non è quella che si esibisce in slogan o che si veste di cause preconfezionate, ma quella che resiste come una crepa, un bisbiglio, un atto di insubordinazione al sistema delle mode morali ed estetiche. Eppure, da questo cumulo di rovine non nasce alcuna Fenice, ma soltanto cenere che si ricompone in nuova cenere. Non si tratta di negare il presente, quanto piuttosto di spostare lo sguardo, di riaccendere il fuoco del discernimento critico, di coltivare un distacco che non sia rassegnazione bensì lucidità. Vorrei poter credere che un tempo nuovo, autenticamente bio-tecnologico, ci restituirà l’innocenza dell’invenzione e non l’ennesima caricatura della stessa: un tempo in cui il gesto creativo non sarà subordinato alla logica della performance, ma all’urgenza della conoscenza. Forse è questa l’unica via di fuga da un presente che è soltanto un ossessivo replay del nulla. Il “femminismo” che oggi si presenta come “avanguardia” non di rado ha il volto di una lobby: un apparato che si nutre di slogan prefabbricati, che trasforma il grido storico di emancipazione in format da talk show, in merchandising identitario, in bandiera da sventolare per garantirsi posizioni di rendita. La lotta autentica per l’uguaglianza è stata sostituita da un’economia del risentimento e della visibilità, dove il successo di pochi gruppi ben piazzati coincide con la marginalizzazione di voci realmente divergenti. Ciò che doveva essere liberazione diventa disciplina: codici morali da rispettare, parole ammesse e interdette, manuali di correttezza che non hanno nulla di rivoluzionario ma molto di inquisitorio. In questa retorica, l’individuo scompare: contano solo le appartenenze, le etichette, il capitale simbolico da spendere in un mercato saturo di presunte cause. Così il “femminismo lobbistico” non difende più la donna, ma la trasforma in un brand: un marchio funzionale a campagne pubblicitarie, a candidature politiche, a un moralismo redditizio che di sovversivo non ha nulla. È il trionfo della quota, non del merito; della vittimizzazione, non della libertà; della scena, non della sostanza. Ed è per questo che non scriverò più di questa contemporaneità. Non per viltà né per stanchezza, ma perché essa stessa è già un testo saturo, autoreferenziale, incapace di generare senso. Non resta che lasciarla marcire nella sua bolla di clamore, senza più concederle l’onore di una parola. La mia scrittura, d’ora in avanti, non sarà cronaca né denuncia, ma scavo: verso il futuro che ancora non parla e verso il passato che continua a bruciare sotto la cenere. Il presente, questo presente, non merita altra voce che il silenzio.
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Pubblicato da Francesco Cusa
Batterista, compositore, scrittore, è nato a Catania nel 1966. Intraprende lo studio del pianoforte a quattordici anni, poi passa alla batteria facendo seminari con Ettore Fioravanti, Bruno Biriaco, Roberto Gatto, Massimo Manzi. Si trasferisce a Bologna nel 1989, dove si laurea al Dams nel 1994 con la tesi: “Gli elementi extramusicali nella performance jazzistica”. In quell’humus ha modo di collaborare con artisti provenienti da varie parti d’Italia, come Fabrizio Puglisi, Domenico Caliri, Paolo Fresu ecc. In quegli anni fonda il collettivo bolognese “Bassesfere”, assieme ad altri esponenti della musica jazz e di ricerca di quegli anni. Il suo percorso artistico lo porterà a suonare negli anni in Francia, Romania, Croazia, Slovenia, Bosnia/Erzegovina, Serbia, Olanda, Germania, Svizzera, Austria, Ungheria, Norvegia, Spagna, Belgio, Danimarca, Polonia, Usa, Cina, Giappone, Etiopia, Turchia. Successivamente fonda assieme a Paolo Sorge e Carlo Natoli il progetto artistico "Improvvisatore Involontario”, che diventerà una delle label più influenti nel panorama italiano del jazz di ricerca. Da sempre interessato all’interdisciplinarità artistica, è anche scrittore di racconti, romanzi e poesie e ha pubblicato diversi articoli di musicologa e di critica cinematografica presso molte riviste specializzate. Nel corso della sua carriera ha realizzato numerosi lavori di creazione e sonorizzazione di musiche per film, teatrali, letterari, di danza e arti visive, collaborando con noti ballerini, poeti e visual performers.
Attualmente è leader dell’FCT TRIO con Tonino Miano e Riccardo Grosso, del FRANCESCO CUSA & THE ASSASSINS con Domenico Caliri, Giovanni Benvenuti, Ferdinando Romano, dell’ensemble: "NAKED MUSICIANS”, del progetto di sonorizzazione di film d'epoca “SOLOMOVIE”, dello spettacolo “DRUMS & BOOKS”, co-leader dei THE LENOX BROTHERS (Cusa/Mimmo/Martino) di FRANCESCO CUSA E GIORGIA SANTORO “The black shoes”, e dello spettacolo musical-teatrale “MOLESTA CRUDELTÀ”. in trio batteria e voce insieme alle attrici Alice Ferlito e Laura Giordani. Il suo Naked Musicians" è un metodo di conduction musicale che è stato realizzato in varie parti del mondo e da cui è stato tratto anche un libro di teoria musicale sulla “conduction”, chiamato, appunto “Naked Performers”. Ha eseguito musiche di Yotam Haber, Emilio Galante, Cristina Zavalloni, Magma, Alfredo Impullitti, Domenico Caliri, Tim Berne e molti altri.
Insegna batteria jazz al conservatorio di Messina, dopo molti anni di insegnamento presso i conservatori di Benevento, Monopoli, Frosinone, Lecce, Reggio Calabria.
Da alcuni anni alterna la professione del musicista a quella dello scrittore di racconti, romanzi aforismi e poesie - ha scritto due romanzi - "2056" per Ensemble Edizioni (2025) e “Vic” Algra Editore (2021) , due raccolte di racconti- “Novelle Crudeli”, “Racconti Molesti” editi da Eris Edizioni -, due saggi - “Il Surrealismo della Pianta Grassa” edito da Algra Editore (2019), - L’orlo sbavato della perfezione- Algra Editore - (2024) -, cinque raccolte poetiche - “Canti Strozzati” edito da “L’Erudita/Giulio Perrone Editore”, “Stimmate” edito da Algra Editore, “Nei Dintorni Della Civiltà” edito da “Di Felice Editore” (2020), “Il Mondo chiuso” - edito da “Robin Edizioni” (2021) Il giusto premio - Robin Edizioni (2024)-, due raccolte di aforismi “Ridetti e Ricontraddetti” e ”Amare, Dolci Pillole" editi da “Carthago” e “Fotocopie”- e di critico cinematografico per la rivista “Lapis”. Collabora dal settembre 2013 con la rivista "Cultura Commestibile", con scritti di cinema e curando la rubrica "Il Cattivissimo”, dall'agosto 2018 con il giornale on line "Sicilia Report" curando la rubrica "Lo Stiletto”. La sua voce è presente nel "Dizionario del Jazz Italiano" a cura di Flavio Caprera.
Di recente è stato vincitore al festival internazionale del libro e della cultura “Etnabook” (2021) con due poesie: “Armenti” e “Ottobre Vuoto”, rispettivamente al primo e secondo posto.
Collaborazioni:
Paolo Fresu, Tino Tracanna, Attilio Zanchi, Marco Micheli, Bruno Tommaso, Larry Smith, Walter Schmocker, Lauro Rossi, Gianni Gebbia, Fabrizio Puglisi, Stefano De Bonis, Guglielmo Pagnozzi, Domenico Caliri, Luigi Mosso, Edoardo Marraffa, Cristina Zavalloni, Lelio Giannetto, Alberto Capelli, Riccardo Pittau, Mirko Sabatini, Jay Rodriguez, Butch Morris, [1], Michel Godard, Kenny Wheeler, Garbis Dedeian, Steve Lacy, Tim Berne, Stefano D’Anna, Pietro Ciancaglini, Paolino Dalla Porta, Roy Paci, Elliott_Sharp, Saadet Türköz[2], Andy Sheppard, Michael Riessler, Yves Robert, Giorgio Conte, Fred Giuliani, Zu, Mohammed El Bawi, E. Glerum, Assif Tsahar, Natalia M.King, Lionel Rolland , Dj.Pushy, Christophe_Monniot, Tanja Feichtmair, Manu_Codjia, Emil Spany, Arrington_de_Dionyso, Gianluca Petrella, Claudio Lugo, Marco Cappelli, Jean Marc Monteral, Ab_Baars, Ig_Henneman, Danilo Gallo, Beppe Scardino, Francesco Bigoni, Stefano Senni, Piero Bittolo Bon, i Robotobibok, Giovanni Falzone, Tito Magialajo, Enrico Terragnoli, Carlos Zingaro, John_Tilbury, Gianni Lenoci, Billy Bang, Antono Borghini, Pasquale Mirra, Francesco Bearzatti, Amy Denio, Vincenzo Vasi, Mike Cooper, Giorgio Pacorig, Paolo Sorge, Pasquale Innarella, Tony Cattano, Silvia Bolognesi, Leila Adu, Marta Raviglia, Henry Cook, Giacomo Ancillotto, Roberto Raciti, Federico Squassabia, Gaia Mattiuzzi, Dean Bowman, Don_Byron, Peter_van_Bergen, Jan Willem Van Der Ham, Ernst-Ludwig_Petrowsky, Michael Occhipinti, Giovanni Mayer, Eyal Mayoz, Jim Pugliese, Nicole Federici, Mauro Pagani,Ron_Anderson, Francesco Cafiso, Dan Kinzelman, Emilio Galante, Simone Zanchini, Lisa Mezzacappa, [3], Gabriele Mirabassi, Tellef Øgrim, Trewor Brown, Alessandro Vicard, Michael Fisher, Heinrich von Calnein, Oscar Noriega, Peter_Zummo, Greg_Burk, Antonello Salis, Carlo Atti, Tom_Arthurs, Daniele Del Monaco, Yotam_Haber, Raiz (Almamegretta), Gabriele Coen, Luca Aquino, Francesco Ponticelli, Valeria Sturba, Jean-Francois Pauvros, Samuel Cromwell, Claudio Cojaniz, Alex Turchetti, Aldo Giosué, Giorgia Santoro, Alex Meguire, Sarah Gail Brand le i danzatori e coreografi Roberto Zappalà Cinzia Scordia, Melaku Belay, Jennifer Cabrera, e Florence La Porte, gli artisti visivi Fred Gautnier, Cane Capovolto, "Gli Impresari", the gli scrittori Wu Ming, Andrea Inglese, Stefano Zenni, Federico Fini.
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