Quando il Parlamento vota all’unanimità: il vero tema è un altro

Premessa

Viviamo in un Paese – e in un mondo – in cui l’offerta sessuale è ovunque, continua, ipertrofica: pubblicità, social, piattaforme, esibizionismi normalizzati. Una pornografia diffusa, non più relegata ai margini, ma incorporata nel quotidiano. E tuttavia, proprio in questa epoca di sovraesposizione erotica, assistiamo al fenomeno opposto: la normazione minuziosa del sesso, il tentativo di amministrare il desiderio come un atto burocratico. Serve il consenso certificato, la maggior età provata tramite SPID per accedere ai siti porno, l’identificazione preventiva per ciò che fino a pochi anni fa era considerato un gesto intimo e privato. È l’ennesima eredità del post-Covid: una società che da un lato spinge verso l’eccitazione permanente, e dall’altro costruisce una rete di regole che cerca di imbrigliare ciò che essa stessa incentiva. Una cultura che provoca e poi punisce; che espone e poi sorveglia; che libera per poter meglio controllare. Un doppio movimento, apparentemente contraddittorio, ma in realtà perfettamente funzionale a un progetto più ampio: trasformare l’individuo in un soggetto prevedibile, regolato, identificato anche nel luogo che dovrebbe essere il più irriducibilmente libero – il desiderio.

La recente approvazione all’unanimità della legge sul consenso sessuale continua a ronzarmi in testa. Non per il provvedimento in sé, che è ridicolo, ma per l’unanimità. Destra e sinistra convergono così, come se niente fosse, sulla regolazione della vita intima: non è un segnale di maturità democratica, è un riflesso condizionato. È la prova che la politica italiana non pensa più (non può): riceve istruzioni, si adegua al nuovo ordine morale internazionale che pretende di definire i comportamenti umani nel nome di una nuova ideologia uniformante. Il punto è che quando il dissenso sparisce, o meglio viene narcotizzato, quando le differenze si appiattiscono, quando lo scontro dialettico evapora, occorre cercare le cause di questo disastro altrove. E quando destra e sinistra convergono così rapidamente su ciò che regola i corpi e i comportamenti, l’ombra del diktat esterno non è un sospetto: è una diagnosi. Tempi strani: mentre il Parlamento moralizza i corpi, la realtà fa esplodere le sue contraddizioni. Pochi giorni dopo, arriva la storia del gruppo Facebook “Mia Moglie”, dove circolavano foto intime rubate alle donne. E chi lo gestiva? Non solo il maschio predatorio da manuale sociologico, ma anche una donna. Questa notizia manda (dovrebbe mandare) in frantumi il frame semplicistico della sinistra “woke” italiana, che continua a leggere la realtà attraverso l’asse binario uomo carnefice / donna vittima, ignorando tutto ciò che eccede lo schema. Il caso dimostra, invece, che la dinamica del controllo, della violazione, dell’osceno, non appartiene a un genere, né a una classe sociale, né a un’ideologia: è un fenomeno complesso, perverso, attraversa tutti i soggetti. Il moralismo in atto non contempla la complessità: il fatto che una donna gestisse un gruppo voyeuristico manda (dovrebbe mandare) in tilt l’impianto ideologico di chi vuole dividere il mondo tra “carnefici” e “vittime” in base al sesso.

Riassumendo: questa sinistra woke totalitaria vuole una realtà monouso, semplificata, inodore. Ma, per fortuna, il desiderio umano è una bestia erratica: non rispetta i confini del manuale. E così: 1) il corpo è diventato materia amministrativa; 2) il Parlamento tratta l’intimità come si trattano i regolamenti condominiali.

PS. Mi interessa osservare la faglia, non difendere una bandiera. Le bandiere sono sempre un modo elegante per smettere di pensare. La politica si affanna a disciplinare i comportamenti; la vita, invece, continua a generare contraddizioni che nessuna legge, di nessun colore, potrà mai contenere. E più cerco di capire questo Paese, più mi accorgo che l’unico modo per non farmi assorbire è restare in disparte, fuori dal frastuono ideologico, lontano dai moralismi di tutti i fronti. Guardare, studiare, denunciare: e soprattutto non appartenere. Perché è dall’esterno – sempre – che le contraddizioni diventano finalmente visibili.

Pubblicato da Francesco Cusa

Batterista, compositore, scrittore, è nato a Catania nel 1966. Intraprende lo studio del pianoforte a quattordici anni, poi passa alla batteria facendo seminari con Ettore Fioravanti, Bruno Biriaco, Roberto Gatto, Massimo Manzi. Si trasferisce a Bologna nel 1989, dove si laurea al Dams nel 1994 con la tesi: “Gli elementi extramusicali nella performance jazzistica”. In quell’humus ha modo di collaborare con artisti provenienti da varie parti d’Italia, come Fabrizio Puglisi, Domenico Caliri, Paolo Fresu ecc. In quegli anni fonda il collettivo bolognese “Bassesfere”, assieme ad altri esponenti della musica jazz e di ricerca di quegli anni. Il suo percorso artistico lo porterà a suonare negli anni in Francia, Romania, Croazia, Slovenia, Bosnia/Erzegovina, Serbia, Olanda, Germania, Svizzera, Austria, Ungheria, Norvegia, Spagna, Belgio, Danimarca, Polonia, Usa, Cina, Giappone, Etiopia, Turchia. Successivamente fonda assieme a Paolo Sorge e Carlo Natoli il progetto artistico "Improvvisatore Involontario”, che diventerà una delle label più influenti nel panorama italiano del jazz di ricerca. Da sempre interessato all’interdisciplinarità artistica, è anche scrittore di racconti, romanzi e poesie e ha pubblicato diversi articoli di musicologa e di critica cinematografica presso molte riviste specializzate. Nel corso della sua carriera ha realizzato numerosi lavori di creazione e sonorizzazione di musiche per film, teatrali, letterari, di danza e arti visive, collaborando con noti ballerini, poeti e visual performers. Attualmente è leader dell’FCT TRIO con Tonino Miano e Riccardo Grosso, del FRANCESCO CUSA & THE ASSASSINS con Domenico Caliri, Giovanni Benvenuti, Ferdinando Romano, dell’ensemble: "NAKED MUSICIANS”, del progetto di sonorizzazione di film d'epoca “SOLOMOVIE”, dello spettacolo “DRUMS & BOOKS”, co-leader dei THE LENOX BROTHERS (Cusa/Mimmo/Martino) di FRANCESCO CUSA E GIORGIA SANTORO “The black shoes”, e dello spettacolo musical-teatrale “MOLESTA CRUDELTÀ”. in trio batteria e voce insieme alle attrici Alice Ferlito e Laura Giordani. Il suo Naked Musicians" è un metodo di conduction musicale che è stato realizzato in varie parti del mondo e da cui è stato tratto anche un libro di teoria musicale sulla “conduction”, chiamato, appunto “Naked Performers”. Ha eseguito musiche di Yotam Haber, Emilio Galante, Cristina Zavalloni, Magma, Alfredo Impullitti, Domenico Caliri, Tim Berne e molti altri. Insegna batteria jazz al conservatorio di Messina, dopo molti anni di insegnamento presso i conservatori di Benevento, Monopoli, Frosinone, Lecce, Reggio Calabria. Da alcuni anni alterna la professione del musicista a quella dello scrittore di racconti, romanzi aforismi e poesie - ha scritto due romanzi - "2056" per Ensemble Edizioni (2025) e “Vic” Algra Editore (2021) , due raccolte di racconti- “Novelle Crudeli”, “Racconti Molesti” editi da Eris Edizioni -, due saggi - “Il Surrealismo della Pianta Grassa” edito da Algra Editore (2019), - L’orlo sbavato della perfezione- Algra Editore - (2024) -, cinque raccolte poetiche - “Canti Strozzati” edito da “L’Erudita/Giulio Perrone Editore”, “Stimmate” edito da Algra Editore, “Nei Dintorni Della Civiltà” edito da “Di Felice Editore” (2020), “Il Mondo chiuso” - edito da “Robin Edizioni” (2021) Il giusto premio - Robin Edizioni (2024)-, due raccolte di aforismi “Ridetti e Ricontraddetti” e ”Amare, Dolci Pillole" editi da “Carthago” e “Fotocopie”- e di critico cinematografico per la rivista “Lapis”. Collabora dal settembre 2013 con la rivista "Cultura Commestibile", con scritti di cinema e curando la rubrica "Il Cattivissimo”, dall'agosto 2018 con il giornale on line "Sicilia Report" curando la rubrica "Lo Stiletto”. La sua voce è presente nel "Dizionario del Jazz Italiano" a cura di Flavio Caprera. Di recente è stato vincitore al festival internazionale del libro e della cultura “Etnabook” (2021) con due poesie: “Armenti” e “Ottobre Vuoto”, rispettivamente al primo e secondo posto. Collaborazioni: Paolo Fresu, Tino Tracanna, Attilio Zanchi, Marco Micheli, Bruno Tommaso, Larry Smith, Walter Schmocker, Lauro Rossi, Gianni Gebbia, Fabrizio Puglisi, Stefano De Bonis, Guglielmo Pagnozzi, Domenico Caliri, Luigi Mosso, Edoardo Marraffa, Cristina Zavalloni, Lelio Giannetto, Alberto Capelli, Riccardo Pittau, Mirko Sabatini, Jay Rodriguez, Butch Morris, [1], Michel Godard, Kenny Wheeler, Garbis Dedeian, Steve Lacy, Tim Berne, Stefano D’Anna, Pietro Ciancaglini, Paolino Dalla Porta, Roy Paci, Elliott_Sharp, Saadet Türköz[2], Andy Sheppard, Michael Riessler, Yves Robert, Giorgio Conte, Fred Giuliani, Zu, Mohammed El Bawi, E. Glerum, Assif Tsahar, Natalia M.King, Lionel Rolland , Dj.Pushy, Christophe_Monniot, Tanja Feichtmair, Manu_Codjia, Emil Spany, Arrington_de_Dionyso, Gianluca Petrella, Claudio Lugo, Marco Cappelli, Jean Marc Monteral, Ab_Baars, Ig_Henneman, Danilo Gallo, Beppe Scardino, Francesco Bigoni, Stefano Senni, Piero Bittolo Bon, i Robotobibok, Giovanni Falzone, Tito Magialajo, Enrico Terragnoli, Carlos Zingaro, John_Tilbury, Gianni Lenoci, Billy Bang, Antono Borghini, Pasquale Mirra, Francesco Bearzatti, Amy Denio, Vincenzo Vasi, Mike Cooper, Giorgio Pacorig, Paolo Sorge, Pasquale Innarella, Tony Cattano, Silvia Bolognesi, Leila Adu, Marta Raviglia, Henry Cook, Giacomo Ancillotto, Roberto Raciti, Federico Squassabia, Gaia Mattiuzzi, Dean Bowman, Don_Byron, Peter_van_Bergen, Jan Willem Van Der Ham, Ernst-Ludwig_Petrowsky, Michael Occhipinti, Giovanni Mayer, Eyal Mayoz, Jim Pugliese, Nicole Federici, Mauro Pagani,Ron_Anderson, Francesco Cafiso, Dan Kinzelman, Emilio Galante, Simone Zanchini, Lisa Mezzacappa, [3], Gabriele Mirabassi, Tellef Øgrim, Trewor Brown, Alessandro Vicard, Michael Fisher, Heinrich von Calnein, Oscar Noriega, Peter_Zummo, Greg_Burk, Antonello Salis, Carlo Atti, Tom_Arthurs, Daniele Del Monaco, Yotam_Haber, Raiz (Almamegretta), Gabriele Coen, Luca Aquino, Francesco Ponticelli, Valeria Sturba, Jean-Francois Pauvros, Samuel Cromwell, Claudio Cojaniz, Alex Turchetti, Aldo Giosué, Giorgia Santoro, Alex Meguire, Sarah Gail Brand le i danzatori e coreografi Roberto Zappalà Cinzia Scordia, Melaku Belay, Jennifer Cabrera, e Florence La Porte, gli artisti visivi Fred Gautnier, Cane Capovolto, "Gli Impresari", the gli scrittori Wu Ming, Andrea Inglese, Stefano Zenni, Federico Fini.

Una opinione su "Quando il Parlamento vota all’unanimità: il vero tema è un altro"

  1. Mi è piaciuto moltissimo questo pezzo, soprattutto per la lucidità con cui leggi l’attualità senza farti incantare dal solito teatrino delle parti. L’osservazione sull’unanimità del Parlamento mi sembra centrata: quando destra e sinistra si allineano così, più che progresso democratico mi sa proprio di nuovo moralismo amministrato dall’alto. Trovo schietto e potente il tuo commento sulla vicenda del gruppo “Mia Moglie”: lì crolla definitivamente questa fiaba, creata da una parte politica, dove si raccontano l’uomo-mostro e la donna-vittima. Come scrivi tu, la pulsione al controllo e all’osceno non è di genere, è trasversale, e questo manda in tilt il frame pulitino e monocromatico della sinistra woke. La parte del tuo scritto che sento più mia è la chiosa finale: “restare in disparte” e “non appartenere”. La condivido in pieno. In un contesto dove tutti devono dichiarare da che parte stanno, scegliere di stare fuori da questo scenario e continuare a osservare, pensare, distinguersi, è un atto sovversivo. Io la vedo così: oggi il vero gesto politico è proprio l’elogio della distinzione, non farsi risucchiare dall’omologazione delle tifoserie, di qualunque colore siano.
    Cla

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