"Quando i trattati prevalgono sulle costituzioni, parlare di democrazia è un atto eversivo". (Francesco Cusa)
Il Circo Mediatico della Gruber e i suoi animali da cortile: l’epica tragicomica di chi ha dimenticato il Green Pass ma ricorda a memoria il palinsesto.
Il Circo Mediatico – quello che Preve aveva già smascherato quando tutti ancora lo veneravano – ha riacceso i riflettori della “protezione”. La vetrina della Gruber, con i suoi ospiti che sembrano usciti da un casting per indignati professionisti, si è trasformata nell’aula permanente contro i cosiddetti “propal”, bersagliati dopo l’incursione nella redazione de La Stampa. Funziona sempre così: prima soffiano sul fuoco, lo curano, lo alimentano con cura maniacale; poi, appena la fiamma si alza di un palmo più del previsto, gridano al pericolo, al sovversivo, all’eversore. Sono clown travestiti da analisti: gente che ha vissuto anni fomentando un conflitto che definivano “sociale”, ma che in realtà era solo carburante per i loro palinsesti. Appena il copione perde il controllo, eccoli rifugiarsi sotto le bandiere della legalità, facendosi improvvisamente custodi della stabilità che ogni sera mettono in scena come se fosse in pericolo. Prima la piazza viene corteggiata, imboccata, scaldata con indignazioni usa-e-getta; poi, quando la piazza comincia a ragionare da sé, diventa all’improvviso “fascista”, “delirante”, “pericolosa”. Nel Circo Mediatico non c’è una verità: c’è una convenienza narrativa. Oggi i “propal” servono come mostriciattoli da sbattere in prima serata; ieri erano ottimi per raccontare l’Italia abbandonata, utile allo storytelling della crisi permanente.
Da Gruber a Formigli non si produce informazione: si mette in scena una drammaturgia, un reality politico a puntate, con ruoli fissi e colpi di scena programmati. E il grottesco è che, mentre si riempiono la bocca di “democrazia partecipata”, hanno una fifa blu della partecipazione vera. La folla che non rispetta i tempi pubblicitari, il dolore che non entra nella scaletta, la rabbia che non si spegne a comando: questo li terrorizza. Il Circo va in apnea quando scopre che la vita non è uno studio televisivo. Che la realtà non chiede il permesso di entrare, non firma liberatorie, non si siede composta davanti al conduttore. Che il copione non è loro: appartiene a chi non ha più niente da perdere.
L’imbecillità
E dentro questa meravigliosa scenografia di cartone riciclabile c’è una fauna che conosco bene: gli imbecilli in carne e ossa. Quelli che due anni fa sbraitavano contro il Green Pass, contro l’umiliazione del QR-code per bere un caffè — e oggi eccoli, in piazza di nuovo, ma completamente smemorati. Gente che ha subìto uno dei periodi più ridicoli e crudeli della nostra storia recente; e che ora, senza un grammo di memoria, si mette in fila dietro lo stesso apparato mediatico che li ha insultati, schedati, svergognati. Gente che ha confuso la sofferenza con la comprensione. Questa tribù della mediocrità indignata – amici, conoscenti, colleghi, vicini, il solito bestiario – non ha trattenuto nulla. Non ha capito nulla. E allora eccoli, pronti a farsi risucchiare ancora una volta dal grande ventilatore della disinformazione spettacolare. Sono perfetti: non hanno memoria, e chi non ha memoria è l’utopia erotica di qualunque potere. Il Circo li adora proprio perché rispondono al fischietto: basta un titolo isterico, un servizio montato come si deve, e subito dimenticano ciò che hanno vissuto sulla pelle. Confondono dissenso e partecipazione allo show. Credono di protestare, e invece recitano la parte che è stata scritta per loro. Ma il dettaglio più esilarante – se non fosse tragico – è questo: oggi se la prendono con il governo di turno, convinti di essere improvvisamente diventati vigili democratici. In realtà si stanno solo riallineando all’unica parte politica che riconoscono davvero: quella che ha imposto il Green Pass, i lockdown selettivi, la divisione morale tra buoni e cattivi, tra vaccinati e indegni. Non stanno difendendo la libertà: stanno difendendo chi li ha umiliati. È la Sindrome di Stoccolma elevata a identità politica. Non è un’opposizione: è nostalgia dell’autoritarismo “giusto”, quello certificato, quello che li ha addestrati alla disciplina col sorriso. Per loro la politica si è congelata in quei mesi: tutto ciò che non coincide con quella narrazione — che li ha feriti, sì, ma anche costruiti — è barbarie. Non stanno combattendo un’autorità: stanno difendendo la loro autorità preferita. E allora eccoli, sempre fedeli al loro addestramento emotivo, convinti di essere liberi perché gridano nel recinto. Hanno trasformato la sottomissione in identità, la repressione in appartenenza. Sono contro il governo di oggi solo per difendere i carnefici di ieri. Il vero problema è semplice: quando ti insegnano a vivere la libertà come un crimine, poi non sai più riconoscerla neanche se te la mettono in mano.
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Pubblicato da Francesco Cusa
Batterista, compositore, scrittore, è nato a Catania nel 1966. Intraprende lo studio del pianoforte a quattordici anni, poi passa alla batteria facendo seminari con Ettore Fioravanti, Bruno Biriaco, Roberto Gatto, Massimo Manzi. Si trasferisce a Bologna nel 1989, dove si laurea al Dams nel 1994 con la tesi: “Gli elementi extramusicali nella performance jazzistica”. In quell’humus ha modo di collaborare con artisti provenienti da varie parti d’Italia, come Fabrizio Puglisi, Domenico Caliri, Paolo Fresu ecc. In quegli anni fonda il collettivo bolognese “Bassesfere”, assieme ad altri esponenti della musica jazz e di ricerca di quegli anni. Il suo percorso artistico lo porterà a suonare negli anni in Francia, Romania, Croazia, Slovenia, Bosnia/Erzegovina, Serbia, Olanda, Germania, Svizzera, Austria, Ungheria, Norvegia, Spagna, Belgio, Danimarca, Polonia, Usa, Cina, Giappone, Etiopia, Turchia. Successivamente fonda assieme a Paolo Sorge e Carlo Natoli il progetto artistico "Improvvisatore Involontario”, che diventerà una delle label più influenti nel panorama italiano del jazz di ricerca. Da sempre interessato all’interdisciplinarità artistica, è anche scrittore di racconti, romanzi e poesie e ha pubblicato diversi articoli di musicologa e di critica cinematografica presso molte riviste specializzate. Nel corso della sua carriera ha realizzato numerosi lavori di creazione e sonorizzazione di musiche per film, teatrali, letterari, di danza e arti visive, collaborando con noti ballerini, poeti e visual performers.
Attualmente è leader dell’FCT TRIO con Tonino Miano e Riccardo Grosso, del FRANCESCO CUSA & THE ASSASSINS con Domenico Caliri, Giovanni Benvenuti, Ferdinando Romano, dell’ensemble: "NAKED MUSICIANS”, del progetto di sonorizzazione di film d'epoca “SOLOMOVIE”, dello spettacolo “DRUMS & BOOKS”, co-leader dei THE LENOX BROTHERS (Cusa/Mimmo/Martino) di FRANCESCO CUSA E GIORGIA SANTORO “The black shoes”, e dello spettacolo musical-teatrale “MOLESTA CRUDELTÀ”. in trio batteria e voce insieme alle attrici Alice Ferlito e Laura Giordani. Il suo Naked Musicians" è un metodo di conduction musicale che è stato realizzato in varie parti del mondo e da cui è stato tratto anche un libro di teoria musicale sulla “conduction”, chiamato, appunto “Naked Performers”. Ha eseguito musiche di Yotam Haber, Emilio Galante, Cristina Zavalloni, Magma, Alfredo Impullitti, Domenico Caliri, Tim Berne e molti altri.
Insegna batteria jazz al conservatorio di Messina, dopo molti anni di insegnamento presso i conservatori di Benevento, Monopoli, Frosinone, Lecce, Reggio Calabria.
Da alcuni anni alterna la professione del musicista a quella dello scrittore di racconti, romanzi aforismi e poesie - ha scritto due romanzi - "2056" per Ensemble Edizioni (2025) e “Vic” Algra Editore (2021) , due raccolte di racconti- “Novelle Crudeli”, “Racconti Molesti” editi da Eris Edizioni -, due saggi - “Il Surrealismo della Pianta Grassa” edito da Algra Editore (2019), - L’orlo sbavato della perfezione- Algra Editore - (2024) -, cinque raccolte poetiche - “Canti Strozzati” edito da “L’Erudita/Giulio Perrone Editore”, “Stimmate” edito da Algra Editore, “Nei Dintorni Della Civiltà” edito da “Di Felice Editore” (2020), “Il Mondo chiuso” - edito da “Robin Edizioni” (2021) Il giusto premio - Robin Edizioni (2024)-, due raccolte di aforismi “Ridetti e Ricontraddetti” e ”Amare, Dolci Pillole" editi da “Carthago” e “Fotocopie”- e di critico cinematografico per la rivista “Lapis”. Collabora dal settembre 2013 con la rivista "Cultura Commestibile", con scritti di cinema e curando la rubrica "Il Cattivissimo”, dall'agosto 2018 con il giornale on line "Sicilia Report" curando la rubrica "Lo Stiletto”. La sua voce è presente nel "Dizionario del Jazz Italiano" a cura di Flavio Caprera.
Di recente è stato vincitore al festival internazionale del libro e della cultura “Etnabook” (2021) con due poesie: “Armenti” e “Ottobre Vuoto”, rispettivamente al primo e secondo posto.
Collaborazioni:
Paolo Fresu, Tino Tracanna, Attilio Zanchi, Marco Micheli, Bruno Tommaso, Larry Smith, Walter Schmocker, Lauro Rossi, Gianni Gebbia, Fabrizio Puglisi, Stefano De Bonis, Guglielmo Pagnozzi, Domenico Caliri, Luigi Mosso, Edoardo Marraffa, Cristina Zavalloni, Lelio Giannetto, Alberto Capelli, Riccardo Pittau, Mirko Sabatini, Jay Rodriguez, Butch Morris, [1], Michel Godard, Kenny Wheeler, Garbis Dedeian, Steve Lacy, Tim Berne, Stefano D’Anna, Pietro Ciancaglini, Paolino Dalla Porta, Roy Paci, Elliott_Sharp, Saadet Türköz[2], Andy Sheppard, Michael Riessler, Yves Robert, Giorgio Conte, Fred Giuliani, Zu, Mohammed El Bawi, E. Glerum, Assif Tsahar, Natalia M.King, Lionel Rolland , Dj.Pushy, Christophe_Monniot, Tanja Feichtmair, Manu_Codjia, Emil Spany, Arrington_de_Dionyso, Gianluca Petrella, Claudio Lugo, Marco Cappelli, Jean Marc Monteral, Ab_Baars, Ig_Henneman, Danilo Gallo, Beppe Scardino, Francesco Bigoni, Stefano Senni, Piero Bittolo Bon, i Robotobibok, Giovanni Falzone, Tito Magialajo, Enrico Terragnoli, Carlos Zingaro, John_Tilbury, Gianni Lenoci, Billy Bang, Antono Borghini, Pasquale Mirra, Francesco Bearzatti, Amy Denio, Vincenzo Vasi, Mike Cooper, Giorgio Pacorig, Paolo Sorge, Pasquale Innarella, Tony Cattano, Silvia Bolognesi, Leila Adu, Marta Raviglia, Henry Cook, Giacomo Ancillotto, Roberto Raciti, Federico Squassabia, Gaia Mattiuzzi, Dean Bowman, Don_Byron, Peter_van_Bergen, Jan Willem Van Der Ham, Ernst-Ludwig_Petrowsky, Michael Occhipinti, Giovanni Mayer, Eyal Mayoz, Jim Pugliese, Nicole Federici, Mauro Pagani,Ron_Anderson, Francesco Cafiso, Dan Kinzelman, Emilio Galante, Simone Zanchini, Lisa Mezzacappa, [3], Gabriele Mirabassi, Tellef Øgrim, Trewor Brown, Alessandro Vicard, Michael Fisher, Heinrich von Calnein, Oscar Noriega, Peter_Zummo, Greg_Burk, Antonello Salis, Carlo Atti, Tom_Arthurs, Daniele Del Monaco, Yotam_Haber, Raiz (Almamegretta), Gabriele Coen, Luca Aquino, Francesco Ponticelli, Valeria Sturba, Jean-Francois Pauvros, Samuel Cromwell, Claudio Cojaniz, Alex Turchetti, Aldo Giosué, Giorgia Santoro, Alex Meguire, Sarah Gail Brand le i danzatori e coreografi Roberto Zappalà Cinzia Scordia, Melaku Belay, Jennifer Cabrera, e Florence La Porte, gli artisti visivi Fred Gautnier, Cane Capovolto, "Gli Impresari", the gli scrittori Wu Ming, Andrea Inglese, Stefano Zenni, Federico Fini.
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