La Nuova Inquisizione Morale


È curioso come oggi basti una parola — “fascista” — per mettere a tacere chiunque.
La cosa impressionante è che nessuno sembra accorgersi della deriva inquisitoria. Non si discute più nulla: si marchia. L’altro non è un interlocutore, è una macchia da cancellare. E questa operazione di purezza — così simile ai vecchi puritanesimi che si fingono superati — vive di sospetti, retropensieri, intenzioni immaginate. Il giudizio non riguarda ciò che dici, ma ciò che “forse” pensi.
Il meccanismo è lo stesso da decenni: la colpa è sempre diffusa, ubiqua, capillare. Se il male è ovunque, puoi accusare chiunque. E allora ognuno diventa il potenziale “fascista di turno”. Una micro-teologia del sospetto.
La nuova moralità funziona solo così: sulla paranoia. E siccome bisogna tenere vivo questo teatro, si è inventata una categoria sociale nuova: i devianti del linguaggio, quelli che non usano le parole giuste, che non partecipano alla liturgia del bene.
In fondo siamo in un’epoca pigra: basta ignorare per punire. È un marchingegno perfetto, una trappola per topi che non scatta mai per errore: scatta sempre. Intanto questa stessa società — che ama definirsi “aperta”, “progressista”, “antifascista per vocazione” — ripete gesti da piccolo tribunale parrocchiale. Hanno trasformato il dissenso in reato morale. L’irregolarità in patologia. L’indipendenza in devianza. Sono riusciti a fare del moralismo una forma di ordine pubblico.
Ci vuole meno coraggio oggi a ripetere “fascismo” che a chiedere semplicemente: “di cosa stiamo parlando?”. La parola non denuncia più nulla: certifica l’appartenenza al club dei puri. Un passaporto identitario. Una distorsione collettiva.
Viviamo in un tempo in cui basta un aggettivo — “fascista” — per liquidare una persona, un pensiero, un’opera.
La strategia è semplice: non si discute ciò che dici, si costruisce una caricatura morale di chi lo dice. È il meccanismo tipico del nuovo puritanesimo politico, che vive di insinuazioni, sospetti, malizie: l’altro non è più qualcuno che argomenta, è un colpevole preventivo.
E questa caccia permanente al “nemico interno” funziona proprio perché è vaga, fluida, ubiqua. Se il male è “ovunque”, allora ogni gesto può diventare prova d’accusa.
Il paradosso è evidente: in un mondo che si proclama liberale, la libertà è tollerata solo se conforme.
Il nuovo tribunale morale funziona come le vecchie inquisizioni: non conta ciò che fai, ma ciò che si presume tu stia nascondendo. Non conta ciò che scrivi, ma ciò che avresti dovuto scrivere. Ti giudicano sulle omissioni, sui silenzi, sulle intenzioni immaginate.
È un gioco perverso: se ti difendi, confermi la colpa; se taci, la confermi due volte.
E così si sta costruendo, pezzo dopo pezzo, una nuova categoria di indesiderabili: gli individui non allineati, i sospetti, gli “irregolari”.
Non vengono imprigionati, certo — sarebbe troppo esplicito, troppo onesto.
Si preferisce qualcosa di più sottile: l’esclusione. La delegittimazione. Il silenzio attorno.
È curioso come questa società, che ama definirsi aperta e progressista, pratichi invece un conformismo morale più feroce di quello che dice di combattere. Dove un tempo c’erano dissidenti veri, oggi ci sono solo persone private del diritto di esistere simbolicamente. L’autodafé non accende più fuochi: ti spegne. Ti cancella dal discorso.
E la cosa che lascia davvero interdetti è un’altra: oggi basta pochissimo per essere sbattuti nel recinto dei colpevoli. Non servono idee radicali né gesti eclatanti: basta non aderire alla formula magica del giorno. Basta non usare il lessico prescritto. Basta chiedere una definizione.
La libertà è stata ridotta a un percorso a ostacoli: si è liberi solo se si obbedisce al galateo morale del momento.
Oggi non c’è alcun rischio nel denunciare un “fascismo” astratto e rituale. È un’opera di manutenzione identitaria per chi non ha il coraggio di misurarsi con il potere vero. Il vero rischio, semmai, è criticare questa idolatria del politicamente corretto, questo sistema di controllo travestito da bene comune, questa cultura del sospetto che pretende di leggere l’anima prima ancora del testo.
Ma il coraggio, oggi, è proprio questo: rifiutarsi di partecipare al gioco, rifiutare il ricatto morale, rifiutare la sorveglianza linguistica.
Siamo arrivati al punto in cui la società pretende di essere applaudita per il suo pluralismo mentre ti sotterra vivo non appena dici qualcosa che non coincide con la messa cantata del giorno.
La nuova censura non brucia libri: brucia reputazioni.
Non mette al bando le idee: mette al bando chi le formula.
Il risultato è desolante: una cultura che ha smarrito il senso del rischio, ha paura della complessità, adora la propria immagine moralizzata e soffoca tutto ciò che non le assomiglia.

Pubblicato da Francesco Cusa

Batterista, compositore, scrittore, è nato a Catania nel 1966. Intraprende lo studio del pianoforte a quattordici anni, poi passa alla batteria facendo seminari con Ettore Fioravanti, Bruno Biriaco, Roberto Gatto, Massimo Manzi. Si trasferisce a Bologna nel 1989, dove si laurea al Dams nel 1994 con la tesi: “Gli elementi extramusicali nella performance jazzistica”. In quell’humus ha modo di collaborare con artisti provenienti da varie parti d’Italia, come Fabrizio Puglisi, Domenico Caliri, Paolo Fresu ecc. In quegli anni fonda il collettivo bolognese “Bassesfere”, assieme ad altri esponenti della musica jazz e di ricerca di quegli anni. Il suo percorso artistico lo porterà a suonare negli anni in Francia, Romania, Croazia, Slovenia, Bosnia/Erzegovina, Serbia, Olanda, Germania, Svizzera, Austria, Ungheria, Norvegia, Spagna, Belgio, Danimarca, Polonia, Usa, Cina, Giappone, Etiopia, Turchia. Successivamente fonda assieme a Paolo Sorge e Carlo Natoli il progetto artistico "Improvvisatore Involontario”, che diventerà una delle label più influenti nel panorama italiano del jazz di ricerca. Da sempre interessato all’interdisciplinarità artistica, è anche scrittore di racconti, romanzi e poesie e ha pubblicato diversi articoli di musicologa e di critica cinematografica presso molte riviste specializzate. Nel corso della sua carriera ha realizzato numerosi lavori di creazione e sonorizzazione di musiche per film, teatrali, letterari, di danza e arti visive, collaborando con noti ballerini, poeti e visual performers. Attualmente è leader dell’FCT TRIO con Tonino Miano e Riccardo Grosso, del FRANCESCO CUSA & THE ASSASSINS con Domenico Caliri, Giovanni Benvenuti, Ferdinando Romano, dell’ensemble: "NAKED MUSICIANS”, del progetto di sonorizzazione di film d'epoca “SOLOMOVIE”, dello spettacolo “DRUMS & BOOKS”, co-leader dei THE LENOX BROTHERS (Cusa/Mimmo/Martino) di FRANCESCO CUSA E GIORGIA SANTORO “The black shoes”, e dello spettacolo musical-teatrale “MOLESTA CRUDELTÀ”. in trio batteria e voce insieme alle attrici Alice Ferlito e Laura Giordani. Il suo Naked Musicians" è un metodo di conduction musicale che è stato realizzato in varie parti del mondo e da cui è stato tratto anche un libro di teoria musicale sulla “conduction”, chiamato, appunto “Naked Performers”. Ha eseguito musiche di Yotam Haber, Emilio Galante, Cristina Zavalloni, Magma, Alfredo Impullitti, Domenico Caliri, Tim Berne e molti altri. Insegna batteria jazz al conservatorio di Messina, dopo molti anni di insegnamento presso i conservatori di Benevento, Monopoli, Frosinone, Lecce, Reggio Calabria. Da alcuni anni alterna la professione del musicista a quella dello scrittore di racconti, romanzi aforismi e poesie - ha scritto due romanzi - "2056" per Ensemble Edizioni (2025) e “Vic” Algra Editore (2021) , due raccolte di racconti- “Novelle Crudeli”, “Racconti Molesti” editi da Eris Edizioni -, due saggi - “Il Surrealismo della Pianta Grassa” edito da Algra Editore (2019), - L’orlo sbavato della perfezione- Algra Editore - (2024) -, cinque raccolte poetiche - “Canti Strozzati” edito da “L’Erudita/Giulio Perrone Editore”, “Stimmate” edito da Algra Editore, “Nei Dintorni Della Civiltà” edito da “Di Felice Editore” (2020), “Il Mondo chiuso” - edito da “Robin Edizioni” (2021) Il giusto premio - Robin Edizioni (2024)-, due raccolte di aforismi “Ridetti e Ricontraddetti” e ”Amare, Dolci Pillole" editi da “Carthago” e “Fotocopie”- e di critico cinematografico per la rivista “Lapis”. Collabora dal settembre 2013 con la rivista "Cultura Commestibile", con scritti di cinema e curando la rubrica "Il Cattivissimo”, dall'agosto 2018 con il giornale on line "Sicilia Report" curando la rubrica "Lo Stiletto”. La sua voce è presente nel "Dizionario del Jazz Italiano" a cura di Flavio Caprera. Di recente è stato vincitore al festival internazionale del libro e della cultura “Etnabook” (2021) con due poesie: “Armenti” e “Ottobre Vuoto”, rispettivamente al primo e secondo posto. Collaborazioni: Paolo Fresu, Tino Tracanna, Attilio Zanchi, Marco Micheli, Bruno Tommaso, Larry Smith, Walter Schmocker, Lauro Rossi, Gianni Gebbia, Fabrizio Puglisi, Stefano De Bonis, Guglielmo Pagnozzi, Domenico Caliri, Luigi Mosso, Edoardo Marraffa, Cristina Zavalloni, Lelio Giannetto, Alberto Capelli, Riccardo Pittau, Mirko Sabatini, Jay Rodriguez, Butch Morris, [1], Michel Godard, Kenny Wheeler, Garbis Dedeian, Steve Lacy, Tim Berne, Stefano D’Anna, Pietro Ciancaglini, Paolino Dalla Porta, Roy Paci, Elliott_Sharp, Saadet Türköz[2], Andy Sheppard, Michael Riessler, Yves Robert, Giorgio Conte, Fred Giuliani, Zu, Mohammed El Bawi, E. Glerum, Assif Tsahar, Natalia M.King, Lionel Rolland , Dj.Pushy, Christophe_Monniot, Tanja Feichtmair, Manu_Codjia, Emil Spany, Arrington_de_Dionyso, Gianluca Petrella, Claudio Lugo, Marco Cappelli, Jean Marc Monteral, Ab_Baars, Ig_Henneman, Danilo Gallo, Beppe Scardino, Francesco Bigoni, Stefano Senni, Piero Bittolo Bon, i Robotobibok, Giovanni Falzone, Tito Magialajo, Enrico Terragnoli, Carlos Zingaro, John_Tilbury, Gianni Lenoci, Billy Bang, Antono Borghini, Pasquale Mirra, Francesco Bearzatti, Amy Denio, Vincenzo Vasi, Mike Cooper, Giorgio Pacorig, Paolo Sorge, Pasquale Innarella, Tony Cattano, Silvia Bolognesi, Leila Adu, Marta Raviglia, Henry Cook, Giacomo Ancillotto, Roberto Raciti, Federico Squassabia, Gaia Mattiuzzi, Dean Bowman, Don_Byron, Peter_van_Bergen, Jan Willem Van Der Ham, Ernst-Ludwig_Petrowsky, Michael Occhipinti, Giovanni Mayer, Eyal Mayoz, Jim Pugliese, Nicole Federici, Mauro Pagani,Ron_Anderson, Francesco Cafiso, Dan Kinzelman, Emilio Galante, Simone Zanchini, Lisa Mezzacappa, [3], Gabriele Mirabassi, Tellef Øgrim, Trewor Brown, Alessandro Vicard, Michael Fisher, Heinrich von Calnein, Oscar Noriega, Peter_Zummo, Greg_Burk, Antonello Salis, Carlo Atti, Tom_Arthurs, Daniele Del Monaco, Yotam_Haber, Raiz (Almamegretta), Gabriele Coen, Luca Aquino, Francesco Ponticelli, Valeria Sturba, Jean-Francois Pauvros, Samuel Cromwell, Claudio Cojaniz, Alex Turchetti, Aldo Giosué, Giorgia Santoro, Alex Meguire, Sarah Gail Brand le i danzatori e coreografi Roberto Zappalà Cinzia Scordia, Melaku Belay, Jennifer Cabrera, e Florence La Porte, gli artisti visivi Fred Gautnier, Cane Capovolto, "Gli Impresari", the gli scrittori Wu Ming, Andrea Inglese, Stefano Zenni, Federico Fini.

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