Il mio incontro con Pippo Madè

Ci sono incontri che non aggiungono informazioni, ma ricompongono qualcosa. L’incontro con Pippo Madé è stato questo. Non una scoperta, non un omaggio, ma la conferma silenziosa che un certo modo di stare nell’arte è ancora possibile. La sua casa non dà l’impressione di un luogo dove le opere vengono conservate. È piuttosto uno spazio dove il tempo ha continuato a lavorare. Tutto ciò che si vede sembra provenire dalla stessa sorgente: non uno stile, non un tema, ma una fedeltà profonda a un’idea dell’arte come pratica di vita. Non c’è separazione tra lavoro, pensiero, memoria, mito, storia. Tutto convive, senza bisogno di essere spiegato.

Federico II, ad esempio, non appare come personaggio storico, ma come principio di complessità: un nodo in cui convivono poesia, potere, guerra, nascita, visione. La Sicilia, allo stesso modo, non è mai folklore né identità rivendicata. È una condizione profonda, una stratificazione che agisce anche quando non viene nominata. Palermo, nel Genio, non è una città, ma una forza mentale, un’energia che resiste alla semplificazione. Alcuni lavori rimangono addosso più di altri, senza che sia facile dire perché. L’omaggio a Guttuso, per esempio, non ha nulla del tributo formale: è un dialogo silenzioso tra due artisti che hanno condiviso un’idea dell’arte come responsabilità, come gesto che non si sottrae alla storia. La Divina Commedia, attraversata da Madé, non è illustrata ma interiorizzata. Non si ha l’impressione di “vedere Dante”, quanto piuttosto di assistere a un corpo a corpo con il testo, come se le immagini fossero emerse dopo una lunga permanenza, non dopo una lettura. È un lavoro che parla di attraversamento, non di interpretazione.

Pippo Madé, sulla splendida soglia dei novant’anni, mi ha poi donato una sua opera. Non come si concede un oggetto, ma come si affida qualcosa che ha attraversato una vita. Mi ha accolto in casa sua, mi ha fatto sedere, parlare, ascoltare. A un certo punto mi ha chiamato fratello. Senza enfasi, senza retorica. Con una naturalezza che oggi è rarissima. In quel gesto non c’era nulla di celebrativo. C’era piuttosto una forma di riconoscimento silenzioso, una continuità tra percorsi diversi ma affini nel modo di stare dentro l’arte. Madé appartiene a una generazione per cui il fare artistico non era una strategia di posizionamento, ma una necessità quotidiana, una pratica che coincideva con la vita stessa. Il suo lavoro porta ancora addosso questa qualità: non chiede attenzione, non si offre come prodotto, ma resta lì, come traccia di un attraversamento. Ricevere un’opera in questo modo, da un artista che ha vissuto il Novecento dall’interno, non è un atto simbolico né un passaggio di testimone programmato. È piuttosto un momento di sospensione. Il tempo si accorcia e categorie come giovane, vecchio, successo, carriera smettono improvvisamente di avere senso. Rimane solo l’esperienza condivisa di chi ha scelto, ciascuno a suo modo, di non separare l’arte dall’esistenza. Essere chiamato fratello da Pippo Madé non ha a che fare (solo) con l’affetto personale. Ha a che fare con qualcosa di più raro: il riconoscimento di una postura, di un’etica del lavoro, di una solitudine abitata senza rancore. In un’epoca in cui l’arte è spesso ridotta a linguaggio, a discorso o a opportunità, questo incontro ricorda che esiste ancora una dimensione essenziale, fatta di gesti semplici e irrevocabili. L’opera che mi ha donato resterà con me non come un oggetto da custodire, ma come una responsabilità: quella di continuare a praticare l’arte come spazio di verità, senza chiedere autorizzazioni e senza aspettare legittimazioni.

Qui un video della nostra performance: https://www.youtube.com/watch?v=kOi_5ZzaJe4

Pubblicato da Francesco Cusa

Batterista, compositore, scrittore, è nato a Catania nel 1966. Intraprende lo studio del pianoforte a quattordici anni, poi passa alla batteria facendo seminari con Ettore Fioravanti, Bruno Biriaco, Roberto Gatto, Massimo Manzi. Si trasferisce a Bologna nel 1989, dove si laurea al Dams nel 1994 con la tesi: “Gli elementi extramusicali nella performance jazzistica”. In quell’humus ha modo di collaborare con artisti provenienti da varie parti d’Italia, come Fabrizio Puglisi, Domenico Caliri, Paolo Fresu ecc. In quegli anni fonda il collettivo bolognese “Bassesfere”, assieme ad altri esponenti della musica jazz e di ricerca di quegli anni. Il suo percorso artistico lo porterà a suonare negli anni in Francia, Romania, Croazia, Slovenia, Bosnia/Erzegovina, Serbia, Olanda, Germania, Svizzera, Austria, Ungheria, Norvegia, Spagna, Belgio, Danimarca, Polonia, Usa, Cina, Giappone, Etiopia, Turchia. Successivamente fonda assieme a Paolo Sorge e Carlo Natoli il progetto artistico "Improvvisatore Involontario”, che diventerà una delle label più influenti nel panorama italiano del jazz di ricerca. Da sempre interessato all’interdisciplinarità artistica, è anche scrittore di racconti, romanzi e poesie e ha pubblicato diversi articoli di musicologa e di critica cinematografica presso molte riviste specializzate. Nel corso della sua carriera ha realizzato numerosi lavori di creazione e sonorizzazione di musiche per film, teatrali, letterari, di danza e arti visive, collaborando con noti ballerini, poeti e visual performers. Attualmente è leader dell’FCT TRIO con Tonino Miano e Riccardo Grosso, del FRANCESCO CUSA & THE ASSASSINS con Domenico Caliri, Giovanni Benvenuti, Ferdinando Romano, dell’ensemble: "NAKED MUSICIANS”, del progetto di sonorizzazione di film d'epoca “SOLOMOVIE”, dello spettacolo “DRUMS & BOOKS”, co-leader dei THE LENOX BROTHERS (Cusa/Mimmo/Martino) di FRANCESCO CUSA E GIORGIA SANTORO “The black shoes”, e dello spettacolo musical-teatrale “MOLESTA CRUDELTÀ”. in trio batteria e voce insieme alle attrici Alice Ferlito e Laura Giordani. Il suo Naked Musicians" è un metodo di conduction musicale che è stato realizzato in varie parti del mondo e da cui è stato tratto anche un libro di teoria musicale sulla “conduction”, chiamato, appunto “Naked Performers”. Ha eseguito musiche di Yotam Haber, Emilio Galante, Cristina Zavalloni, Magma, Alfredo Impullitti, Domenico Caliri, Tim Berne e molti altri. Insegna batteria jazz al conservatorio di Messina, dopo molti anni di insegnamento presso i conservatori di Benevento, Monopoli, Frosinone, Lecce, Reggio Calabria. Da alcuni anni alterna la professione del musicista a quella dello scrittore di racconti, romanzi aforismi e poesie - ha scritto due romanzi - "2056" per Ensemble Edizioni (2025) e “Vic” Algra Editore (2021) , due raccolte di racconti- “Novelle Crudeli”, “Racconti Molesti” editi da Eris Edizioni -, due saggi - “Il Surrealismo della Pianta Grassa” edito da Algra Editore (2019), - L’orlo sbavato della perfezione- Algra Editore - (2024) -, cinque raccolte poetiche - “Canti Strozzati” edito da “L’Erudita/Giulio Perrone Editore”, “Stimmate” edito da Algra Editore, “Nei Dintorni Della Civiltà” edito da “Di Felice Editore” (2020), “Il Mondo chiuso” - edito da “Robin Edizioni” (2021) Il giusto premio - Robin Edizioni (2024)-, due raccolte di aforismi “Ridetti e Ricontraddetti” e ”Amare, Dolci Pillole" editi da “Carthago” e “Fotocopie”- e di critico cinematografico per la rivista “Lapis”. Collabora dal settembre 2013 con la rivista "Cultura Commestibile", con scritti di cinema e curando la rubrica "Il Cattivissimo”, dall'agosto 2018 con il giornale on line "Sicilia Report" curando la rubrica "Lo Stiletto”. La sua voce è presente nel "Dizionario del Jazz Italiano" a cura di Flavio Caprera. Di recente è stato vincitore al festival internazionale del libro e della cultura “Etnabook” (2021) con due poesie: “Armenti” e “Ottobre Vuoto”, rispettivamente al primo e secondo posto. Collaborazioni: Paolo Fresu, Tino Tracanna, Attilio Zanchi, Marco Micheli, Bruno Tommaso, Larry Smith, Walter Schmocker, Lauro Rossi, Gianni Gebbia, Fabrizio Puglisi, Stefano De Bonis, Guglielmo Pagnozzi, Domenico Caliri, Luigi Mosso, Edoardo Marraffa, Cristina Zavalloni, Lelio Giannetto, Alberto Capelli, Riccardo Pittau, Mirko Sabatini, Jay Rodriguez, Butch Morris, [1], Michel Godard, Kenny Wheeler, Garbis Dedeian, Steve Lacy, Tim Berne, Stefano D’Anna, Pietro Ciancaglini, Paolino Dalla Porta, Roy Paci, Elliott_Sharp, Saadet Türköz[2], Andy Sheppard, Michael Riessler, Yves Robert, Giorgio Conte, Fred Giuliani, Zu, Mohammed El Bawi, E. Glerum, Assif Tsahar, Natalia M.King, Lionel Rolland , Dj.Pushy, Christophe_Monniot, Tanja Feichtmair, Manu_Codjia, Emil Spany, Arrington_de_Dionyso, Gianluca Petrella, Claudio Lugo, Marco Cappelli, Jean Marc Monteral, Ab_Baars, Ig_Henneman, Danilo Gallo, Beppe Scardino, Francesco Bigoni, Stefano Senni, Piero Bittolo Bon, i Robotobibok, Giovanni Falzone, Tito Magialajo, Enrico Terragnoli, Carlos Zingaro, John_Tilbury, Gianni Lenoci, Billy Bang, Antono Borghini, Pasquale Mirra, Francesco Bearzatti, Amy Denio, Vincenzo Vasi, Mike Cooper, Giorgio Pacorig, Paolo Sorge, Pasquale Innarella, Tony Cattano, Silvia Bolognesi, Leila Adu, Marta Raviglia, Henry Cook, Giacomo Ancillotto, Roberto Raciti, Federico Squassabia, Gaia Mattiuzzi, Dean Bowman, Don_Byron, Peter_van_Bergen, Jan Willem Van Der Ham, Ernst-Ludwig_Petrowsky, Michael Occhipinti, Giovanni Mayer, Eyal Mayoz, Jim Pugliese, Nicole Federici, Mauro Pagani,Ron_Anderson, Francesco Cafiso, Dan Kinzelman, Emilio Galante, Simone Zanchini, Lisa Mezzacappa, [3], Gabriele Mirabassi, Tellef Øgrim, Trewor Brown, Alessandro Vicard, Michael Fisher, Heinrich von Calnein, Oscar Noriega, Peter_Zummo, Greg_Burk, Antonello Salis, Carlo Atti, Tom_Arthurs, Daniele Del Monaco, Yotam_Haber, Raiz (Almamegretta), Gabriele Coen, Luca Aquino, Francesco Ponticelli, Valeria Sturba, Jean-Francois Pauvros, Samuel Cromwell, Claudio Cojaniz, Alex Turchetti, Aldo Giosué, Giorgia Santoro, Alex Meguire, Sarah Gail Brand le i danzatori e coreografi Roberto Zappalà Cinzia Scordia, Melaku Belay, Jennifer Cabrera, e Florence La Porte, gli artisti visivi Fred Gautnier, Cane Capovolto, "Gli Impresari", the gli scrittori Wu Ming, Andrea Inglese, Stefano Zenni, Federico Fini.

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