Sogno del 5/6/2026: San Pietro Clarenza e l’Elefante

Stanotte ero a San Pietro Clarenza. O meglio: ero nel San Pietro Clarenza del sogno. Quel paese dove sono nato e vissuto esisteva ancora, ma solo come nucleo iniziale di qualcosa di immensamente più grande.

Tutto ruotava attorno all’arrivo di una gigantesca scultura in pietra raffigurante un elefante. Il paese si preparava a celebrarne l’inaugurazione. Questo enorme elefante doveva essere collocato nella piazza principale.

Comincio a percorrere la strada del paese che conosco da sempre.

Ma man mano che avanzo, il luogo si trasforma.

Le dimensioni cambiano.

Le facciate delle case diventano facciate di palazzi ciclopici. Le strade si dilatano. Gli scorci si aprono su spazi immensi. Le proporzioni umane scompaiono completamente.

È come se un piccolo paese etneo si fosse trasformato nella capitale di una civiltà impossibile.

Ogni svolta rivela una nuova meraviglia.

Piazze immense.

Colonnati interminabili.

Statue gigantesche.

Monumenti alti come montagne.

Architetture che sembrano fondere insieme il barocco siciliano, l’India, Roma imperiale, le grandi cattedrali europee e una visione futuristica del mondo.

Non saprei davvero descriverlo.

Ricordo soltanto una sensazione di stupore continuo.

Continuo a fotografare.

Scatto immagini ovunque.

Eppure conosco quei luoghi.

Li conosco come se vi fossi già stato mille volte.

Alla fine della strada si apre una piazza enorme.

Probabilmente la più grande che abbia mai visto in un sogno.

Lì sono installate decine di sculture monumentali.

E al centro deve essere collocato l’elefante.

Un elefante di pietra immenso.

Non una statua, ma una presenza.

Una sorta di divinità urbana.

Rimango letteralmente allibito davanti a quella bellezza.

È uno di quei sogni nei quali l’architettura diventa più importante delle persone.

Le persone quasi scompaiono.

Resta solo la magnificenza dello spazio.

Poi incontro mio fratello.

E il sogno cambia completamente.

Compare un pallone.

Comincia una partita improvvisata.

E lì riemerge qualcosa che appartiene davvero alla mia storia.

Nel sogno torno a essere il giocatore che ero stato da ragazzo.

Mi esibisco in palleggi, tunnel, dribbling e numeri di alta scuola con una naturalezza assoluta.

Non c’è alcuno sforzo.

Non c’è sorpresa.

I movimenti riescono perfettamente.

Il controllo del pallone è totale.

Ogni gesto trova il suo tempo esatto.

Non ho la sensazione di fare qualcosa di straordinario: ho la sensazione di ritrovare una capacità che mi apparteneva davvero e che nel sogno ritorna intatta.

Prima la meraviglia dell’architettura.

Poi quella del corpo.

Prima l’immensità delle pietre.

Poi l’intelligenza del movimento.

E, come spesso accade nei sogni, entrambe le cose convivono senza contraddirsi: la città impossibile e il gesto perfetto appartengono alla stessa evidenza.

E lì, credo, mi sveglio.

Considerazione

Anche in questo sogno ritorna un elemento che incontro spesso: la capacità della mente di costruire luoghi che non esistono e tuttavia possiedono una coerenza assoluta.

Io conosco quelle strade.

Conosco gli slarghi.

Conosco le prospettive.

Conosco perfino ciò che si trova dietro l’angolo successivo.

Eppure nulla di tutto questo esiste.

Oppure esiste da qualche altra parte.

La sensazione non è quella di immaginare, ma di ricordare.

Come se il sogno non inventasse affatto quei luoghi, ma mi consentisse temporaneamente di visitarli.

Ed è forse questa la cosa più impressionante: non la bellezza delle architetture, ma la familiarità con cui le attraverso. Come se appartenessero a una geografia che conosco da sempre e che, al risveglio, mi viene immediatamente sottratta.

Pubblicato da Francesco Cusa

Batterista, compositore, scrittore, è nato a Catania nel 1966. Intraprende lo studio del pianoforte a quattordici anni, poi passa alla batteria facendo seminari con Ettore Fioravanti, Bruno Biriaco, Roberto Gatto, Massimo Manzi. Si trasferisce a Bologna nel 1989, dove si laurea al Dams nel 1994 con la tesi: “Gli elementi extramusicali nella performance jazzistica”. In quell’humus ha modo di collaborare con artisti provenienti da varie parti d’Italia, come Fabrizio Puglisi, Domenico Caliri, Paolo Fresu ecc. In quegli anni fonda il collettivo bolognese “Bassesfere”, assieme ad altri esponenti della musica jazz e di ricerca di quegli anni. Il suo percorso artistico lo porterà a suonare negli anni in Francia, Romania, Croazia, Slovenia, Bosnia/Erzegovina, Serbia, Olanda, Germania, Svizzera, Austria, Ungheria, Norvegia, Spagna, Belgio, Danimarca, Polonia, Usa, Cina, Giappone, Etiopia, Turchia. Successivamente fonda assieme a Paolo Sorge e Carlo Natoli il progetto artistico "Improvvisatore Involontario”, che diventerà una delle label più influenti nel panorama italiano del jazz di ricerca. Da sempre interessato all’interdisciplinarità artistica, è anche scrittore di racconti, romanzi e poesie e ha pubblicato diversi articoli di musicologa e di critica cinematografica presso molte riviste specializzate. Nel corso della sua carriera ha realizzato numerosi lavori di creazione e sonorizzazione di musiche per film, teatrali, letterari, di danza e arti visive, collaborando con noti ballerini, poeti e visual performers. Attualmente è leader dell’FCT TRIO con Tonino Miano e Riccardo Grosso, del FRANCESCO CUSA & THE ASSASSINS con Domenico Caliri, Giovanni Benvenuti, Ferdinando Romano, dell’ensemble: "NAKED MUSICIANS”, del progetto di sonorizzazione di film d'epoca “SOLOMOVIE”, dello spettacolo “DRUMS & BOOKS”, co-leader dei THE LENOX BROTHERS (Cusa/Mimmo/Martino) di FRANCESCO CUSA E GIORGIA SANTORO “The black shoes”, e dello spettacolo musical-teatrale “MOLESTA CRUDELTÀ”. in trio batteria e voce insieme alle attrici Alice Ferlito e Laura Giordani. Il suo Naked Musicians" è un metodo di conduction musicale che è stato realizzato in varie parti del mondo e da cui è stato tratto anche un libro di teoria musicale sulla “conduction”, chiamato, appunto “Naked Performers”. Ha eseguito musiche di Yotam Haber, Emilio Galante, Cristina Zavalloni, Magma, Alfredo Impullitti, Domenico Caliri, Tim Berne e molti altri. Insegna batteria jazz al conservatorio di Messina, dopo molti anni di insegnamento presso i conservatori di Benevento, Monopoli, Frosinone, Lecce, Reggio Calabria. Da alcuni anni alterna la professione del musicista a quella dello scrittore di racconti, romanzi aforismi e poesie - ha scritto due romanzi - "2056" per Ensemble Edizioni (2025) e “Vic” Algra Editore (2021) , due raccolte di racconti- “Novelle Crudeli”, “Racconti Molesti” editi da Eris Edizioni -, due saggi - “Il Surrealismo della Pianta Grassa” edito da Algra Editore (2019), - L’orlo sbavato della perfezione- Algra Editore - (2024) -, cinque raccolte poetiche - “Canti Strozzati” edito da “L’Erudita/Giulio Perrone Editore”, “Stimmate” edito da Algra Editore, “Nei Dintorni Della Civiltà” edito da “Di Felice Editore” (2020), “Il Mondo chiuso” - edito da “Robin Edizioni” (2021) Il giusto premio - Robin Edizioni (2024)-, due raccolte di aforismi “Ridetti e Ricontraddetti” e ”Amare, Dolci Pillole" editi da “Carthago” e “Fotocopie”- e di critico cinematografico per la rivista “Lapis”. Collabora dal settembre 2013 con la rivista "Cultura Commestibile", con scritti di cinema e curando la rubrica "Il Cattivissimo”, dall'agosto 2018 con il giornale on line "Sicilia Report" curando la rubrica "Lo Stiletto”. La sua voce è presente nel "Dizionario del Jazz Italiano" a cura di Flavio Caprera. Di recente è stato vincitore al festival internazionale del libro e della cultura “Etnabook” (2021) con due poesie: “Armenti” e “Ottobre Vuoto”, rispettivamente al primo e secondo posto. Collaborazioni: Paolo Fresu, Tino Tracanna, Attilio Zanchi, Marco Micheli, Bruno Tommaso, Larry Smith, Walter Schmocker, Lauro Rossi, Gianni Gebbia, Fabrizio Puglisi, Stefano De Bonis, Guglielmo Pagnozzi, Domenico Caliri, Luigi Mosso, Edoardo Marraffa, Cristina Zavalloni, Lelio Giannetto, Alberto Capelli, Riccardo Pittau, Mirko Sabatini, Jay Rodriguez, Butch Morris, [1], Michel Godard, Kenny Wheeler, Garbis Dedeian, Steve Lacy, Tim Berne, Stefano D’Anna, Pietro Ciancaglini, Paolino Dalla Porta, Roy Paci, Elliott_Sharp, Saadet Türköz[2], Andy Sheppard, Michael Riessler, Yves Robert, Giorgio Conte, Fred Giuliani, Zu, Mohammed El Bawi, E. Glerum, Assif Tsahar, Natalia M.King, Lionel Rolland , Dj.Pushy, Christophe_Monniot, Tanja Feichtmair, Manu_Codjia, Emil Spany, Arrington_de_Dionyso, Gianluca Petrella, Claudio Lugo, Marco Cappelli, Jean Marc Monteral, Ab_Baars, Ig_Henneman, Danilo Gallo, Beppe Scardino, Francesco Bigoni, Stefano Senni, Piero Bittolo Bon, i Robotobibok, Giovanni Falzone, Tito Magialajo, Enrico Terragnoli, Carlos Zingaro, John_Tilbury, Gianni Lenoci, Billy Bang, Antono Borghini, Pasquale Mirra, Francesco Bearzatti, Amy Denio, Vincenzo Vasi, Mike Cooper, Giorgio Pacorig, Paolo Sorge, Pasquale Innarella, Tony Cattano, Silvia Bolognesi, Leila Adu, Marta Raviglia, Henry Cook, Giacomo Ancillotto, Roberto Raciti, Federico Squassabia, Gaia Mattiuzzi, Dean Bowman, Don_Byron, Peter_van_Bergen, Jan Willem Van Der Ham, Ernst-Ludwig_Petrowsky, Michael Occhipinti, Giovanni Mayer, Eyal Mayoz, Jim Pugliese, Nicole Federici, Mauro Pagani,Ron_Anderson, Francesco Cafiso, Dan Kinzelman, Emilio Galante, Simone Zanchini, Lisa Mezzacappa, [3], Gabriele Mirabassi, Tellef Øgrim, Trewor Brown, Alessandro Vicard, Michael Fisher, Heinrich von Calnein, Oscar Noriega, Peter_Zummo, Greg_Burk, Antonello Salis, Carlo Atti, Tom_Arthurs, Daniele Del Monaco, Yotam_Haber, Raiz (Almamegretta), Gabriele Coen, Luca Aquino, Francesco Ponticelli, Valeria Sturba, Jean-Francois Pauvros, Samuel Cromwell, Claudio Cojaniz, Alex Turchetti, Aldo Giosué, Giorgia Santoro, Alex Meguire, Sarah Gail Brand le i danzatori e coreografi Roberto Zappalà Cinzia Scordia, Melaku Belay, Jennifer Cabrera, e Florence La Porte, gli artisti visivi Fred Gautnier, Cane Capovolto, "Gli Impresari", the gli scrittori Wu Ming, Andrea Inglese, Stefano Zenni, Federico Fini.

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