
Già non è che le cose mi vadano granché bene, da qualche anno a questa parte… anyway… fatto sta che oggi pomeriggio m’apprestavo a parcheggiare con la mia Toyota fresca fresca di revisione, in quel di Palermo, nei pressi dello Spasimo, insieme a Jean-marc Montera Jean-Francoise Pauvros, Lelio Giannetto, in occasione del concerto che ci avrebbe visti protagonisti in serata. Pomeriggio radioso, giornata spumeggiante. Improvvisamente la mia auto si blocca: messa in moto, finestrini, quadro dei comandi… avete presente quei film di fantascienza in cui a seguito del magnetismo, della vibrazione dell’alieno vanno in tilt tutti i sistemi elettronici? Ecco, una roba del genere. Decidiamo con i miei valorosi amici di spingere la macchina. Essa riparte. Ma qualcosa non quadra: lo sterzo è durissimo, si accendono tutte le spie, i finestrini rimangono bloccati; tutto ciò a dispetto dei miei numerosi giri intorno all’isolato. È sabato. Domani è domenica. Io devo rientrare a Catania in nottata giacché lunedì parto: mi aspetta una bella Castrovillari-Frosinone-Monopoli-Bologna. Telefono al mio meccanico. La situazione non è rosea. Si opta per il carro attrezzi. Ooohhh, meravigliosa assicurazione Genertel! Risponde una signora gentile e suadente. Si fa carico delle mie ambasce. Scopro di avere, oltre al carro attrezzi gratuito, anche il servizio dell’auto di cortesia per ben 7 giorni! L’auto è disponibile a Palermo. Posso tranquillamente fare il concerto e andare a ritirarla quando voglio, anche di notte. Meraviglia! Ah! ecco arrivare il carro attrezzi guidato da un baldo giovine che, in men che non si dica, inquadra la situazione: e se fosse un banale problema di batteria? Prendiamo i cavetti! La macchina parte e ronza come un pargolo privo di stress. Aaahhh! “Era la batteria!”, recitiamo in coro. “Era la batteria!”, si aggiungono anche i parcheggiatori abusivi. (Memorizzate questo saliente punto per ciò che accadrà dopo) Tutto apposto dunque. “E se dopo non parte?”. “Ci penso io” fa uno dei parcheggiatori abusivi, “c’ho i cavetti! Che la lascio qua a Palieimmo?”. Il baldo giovine comunque mi assicura che in caso di problemi lui sarebbe tornato ecc. Benissimo. Saluti. Vado a suonare. Concerto. Risaluti. Abbracci. Riparto. La Toyota sembra cinguettare come il passero nel culetto di Ruby Rubacuori. E si va verso Catania! Autostrada. Tutto ok per almeno 50 km. Primi segnali inquietanti: il quadro si spegne. Poi impazziscono le luci interne. La mia macchina sembra una sala disco anni Settanta. Le spie si alternano in uno spettacolo psicadelico che ricorda qualcosa che mi par di ricordare. Procedo e cerco di andare avanti, ma lo sterzo s’indurisce… Giunto nei pressi dell’uscita di Caltanissetta, capitolo: riesco ad accostarmi e a fermarmi in una remota area di sosta. La macchina letteralmente: muore. Il nulla denso della notte. Io e il firmamento del cielo stellato. Ok, carro attrezzi. Feroce, si insinua il dubbio. Guardo bene. L’iPhone messo sotto carica non si è affatto caricato a seguito del progressivo depotenziamento elettrico. Il telefono è al 15 per cento. Chiamo Genertel. Attesa. Minuti. Attesa. Minuti. Attesa. Cellulare al 10 per cento. Minuti. Attesa. Ora è al 5 per cento. Minuti. Attesa. Minuti. Attesa. Finalmente risponde una gentilissima signorina “Salve sono in panne all’altezza di ecc. ecc. presto un carro attrezzi perché mi si sta scaricando il telefono! Ecc. Ecc.”. “Mi dispiace signore, lei ha esaurito il bonus gratuito oggi. Occorre un carro attrezzi con pagamento a suo carico, mi dispiace”. “Come! Ma cosa dice! Va bene… mi dica solo…”. Il mio iPhone muore. Natura. Notte. Montagne. Tenera è la notte.
Che fare? Sono isolato. Poco male. Le doppie frecce vanno ancora. Mi prodigo in ampie sbracciate per ogni auto o camion che passa. Nessuno si ferma. Passerà prima o poi, mi dico, una volante della polizia. Niente. Passano i minuti. Passano le ore. Passano le vetture. Niente. Nessuno si ferma. È comunque meraviglioso il firmamento. La Luna fa capolino fra i monti. Dopo il passaggio dei veicoli il silenzio è assordante. Posso anche urlare. La voce è sorda. Eh, la sordità della Natura. Era cosa che non assaporavo da tempo. Comincia però a fare freddo e appare l’assurda immagine di un gigantesco Provolino. Allora provo ad “esorcizzare”. Recito il mantra “Jay Ram” per ogni auto che vedo arrivare. Comincio ad abituarmi dapprima al suono. È un rumore che viene da lontano e si propaga per ogni direzione. Poi la luce. Zac! Macchina. Quindi le mie “sbracciate”. Niente. Spero nei camionisti. Prego per le segnalazioni alla polizia stradale. Nulla. Comincio a rassegnarmi. Mi siedo in macchina. Fa freddo. Ma lo spettacolo della Natura è straordinario. Comincio a pensare che questa cosa mi è capitata in qualità di dono. “Jay Ram, Jay Ram…” danzo attorno alla macchina “Jay Ram, Jay Ram…”. Altra macchina. Altra sbracciata. Nulla. Saranno passate tre ore e mezza. Non ho orologio. Il quadro della macchina è morto. Il cellulare è morto. Eccola la vita primordiale, eccolo il “vero volto delle cose”. Viviamo come narcotizzati, dentro al ventre molle della Separazione. Il freddo è pungente. Muore pian piano anche il triangolo intermittente dell’auto. Inutile compagnia quel “tic, tic, tic”. Si fotta! Adesso siamo davvero soli col Silenzio. Aaahhhh. Non passa quasi più nessuno. Mi sdraio sui sedili e guardo il cielo. “Jay Ram… Jay Ram”. Nulla. Poi ancora un ronzio. Ecco un’altra autovettura. Scendo giusto per provare un’ultima sbracciata. “Jay Ram… Jay Ram”. Si fermano. Sono in quattro. Due uomini e due donne. Gentilissimi. Ma sono anche spaventati. Cerco di tranquillizzarli. Spiego loro la situazione. Essi telefonano ai carabinieri. Discorsi. Coi carabinieri occorre ripetere mille volte le stesse cose. Manderanno un carro attrezzi. Li saluto e ringrazio affettuosamente. (Mi manderanno poi una mail in cui si scusano per essere andai via. Erano, nonostante l’evidenza, comunque impauriti). Non mi resta che aspettare in auto. È notte, infinita notte. Arriverà un carro attrezzi. Mi chiederà 350 euro per portarmi fino a casa. Io dirò di sì. Che mi sta bene. Anzi, dirò che ho esattamente 350 euro in contanti. Tutti gli incassi dei concerti più qualche spicciolo. Li daró al sig. Luciano che nel frattempo mi racconterà della sua vita sulla strada. Arriverò verso quest’ora finalmente a casa. Non so voi, ma tutto sommato, io sono felice. 🙂

Mi piace ché alla fine è così . Meglio prendere la vita come viene quando altro non si può … Così scopri il bicchiere mezzo pieno e puoi anche bere un buon sorso .Ciao
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