La sofisticata orchestrazione realizzata in “Ave Cesare” da Ethan e Joel Coen, questa volta non entusiasma. Il progetto, davvero ambizioso, si arena nelle ampollisità dell’impianto progettuale, nell’ipertrofia della messa in scena, densa di rimandi, citazioni, ricostruzioni della gloriosa Hollywood degli anni Cinquanta. E il peso di questa esplorazione ricade tutto sulle spalle del povero Mannix, l’amministratore degli studios, che, come un padre antico e saggio, riporta a suon di ceffoni gli attori alla realtà del cinema e delle sue regole.
In definitiva, a questo ardito mosaico che mira a ricostruire (in tutti i sensi) le atmosfere e le storie dei protagonisti di quella gloriosa epoca cinematografica, manca la seduzione, l’appeal, la verve che normalmente caratterizzano tutta la produzione dei due cineasti americani, da sempre non solo “registi”, ma anche critici-cinefili, ed epigoni di una tradizione onnivora che potrebbe trovare un corrispettivo musicale nell’opera del musicista John Zorn.
Insomma la consueta distanza dei Coen, il distacco che ha da sempre caratterizzato le loro opere come tratto saliente e pregevole (pensiamo allo stupendo “Non è un Paese per Vecchi” oppure a “Fargo”, o ancora, andando più indietro nel tempo, a “Barton Fink”), in questo caso diventa cronico, siderale iato tra Deux e Mondo. A me è sembrato di assistere ad un noioso, per quanto pregevole, esercizio di stile; ho trovato forzato il riadattamento scenografico, ostentati gli omaggi al cinema di quell’epoca e stucchevoli le strutture dei dialoghi (sovente poco più che scadenti “calembour”). Si ride poco, a dispetto di tutta una struttura dialogica che parrebbe alludere ad una sorta di colto sarcasmo in divenire che mai si conclama compiutamente, e anche le prove degli attori paiono di maniera, troppo aderenti alla versione caricaturale dei personaggi. Ciò al netto del canonico margine di libertà offerto dai Coen ai loro attori, che immaginiamo preveda proprio una tale approccio forzato della recitazione. Ma è proprio questa torsione tra regia e interpretazione a generare un prodotto ibrido, privo di personalità, amorfo.
Mannix opera in un contesto filmico che oscilla tra il canzonatorio e il rigore storicistico, tra il divertissement e la ricerca del preziosismo; non si capisce bene, insomma, quale sia il reale intento dell’opera. Si vuol mostrare che quel contesto non poteva tollerare “rivoluzioni”, né Marcuse di sorta? Oppure che tutta questa romanzesca adesione alla causa comunista da parte di interi settori degli studios era a sua volta una singolare pantomima di quegli anni della Guerra Fredda? Non saprei rispondere ai due quesiti.
E’ però evidente che lo iato tra il vero e il verosimile finisce col dissolversi in “Ave Cesare”, che rimane a tutti gli effetti un film “anti-pirandelliano” (la prendo allegramente da lontano). Significativa, in questo senso, una delle scene più belle del film, quella della compenetrazione del legionario Clooney col Cristo, in una prova di recitazione memorabile che viene meno giusto nel suo culmine, per poi dissolversi nelle repliche infinite del dettaglio che non corrisponde alla battuta del copione (Clooney dimentica la parola chiave).
La proverbiale cura per i dettagli dei Coen, finisce col soffocare “Ave Cesare” in una pletora di citazioni, o per dirla con un perfido Sacks, ne “il cappello che venne scambiato per la moglie che venne scambiata per un cappello dalla moglie ecc.”, ovvero in un percorso infinito di associazioni senza fascino.
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Pubblicato da Francesco Cusa
Batterista, compositore, scrittore, è nato a Catania nel 1966. Intraprende lo studio del pianoforte a quattordici anni, poi passa alla batteria facendo seminari con Ettore Fioravanti, Bruno Biriaco, Roberto Gatto, Massimo Manzi. Si trasferisce a Bologna nel 1989, dove si laurea al Dams nel 1994 con la tesi: “Gli elementi extramusicali nella performance jazzistica”. In quell’humus ha modo di collaborare con artisti provenienti da varie parti d’Italia, come Fabrizio Puglisi, Domenico Caliri, Paolo Fresu ecc. In quegli anni fonda il collettivo bolognese “Bassesfere”, assieme ad altri esponenti della musica jazz e di ricerca di quegli anni. Il suo percorso artistico lo porterà a suonare negli anni in Francia, Romania, Croazia, Slovenia, Bosnia/Erzegovina, Serbia, Olanda, Germania, Svizzera, Austria, Ungheria, Norvegia, Spagna, Belgio, Danimarca, Polonia, Usa, Cina, Giappone, Etiopia, Turchia. Successivamente fonda assieme a Paolo Sorge e Carlo Natoli il progetto artistico "Improvvisatore Involontario”, che diventerà una delle label più influenti nel panorama italiano del jazz di ricerca. Da sempre interessato all’interdisciplinarità artistica, è anche scrittore di racconti, romanzi e poesie e ha pubblicato diversi articoli di musicologa e di critica cinematografica presso molte riviste specializzate. Nel corso della sua carriera ha realizzato numerosi lavori di creazione e sonorizzazione di musiche per film, teatrali, letterari, di danza e arti visive, collaborando con noti ballerini, poeti e visual performers.
Attualmente è leader dell’FCT TRIO con Tonino Miano e Riccardo Grosso, del FRANCESCO CUSA & THE ASSASSINS con Domenico Caliri, Giovanni Benvenuti, Ferdinando Romano, dell’ensemble: "NAKED MUSICIANS”, del progetto di sonorizzazione di film d'epoca “SOLOMOVIE”, dello spettacolo “DRUMS & BOOKS”, co-leader dei THE LENOX BROTHERS (Cusa/Mimmo/Martino) di FRANCESCO CUSA E GIORGIA SANTORO “The black shoes”, e dello spettacolo musical-teatrale “MOLESTA CRUDELTÀ”. in trio batteria e voce insieme alle attrici Alice Ferlito e Laura Giordani. Il suo Naked Musicians" è un metodo di conduction musicale che è stato realizzato in varie parti del mondo e da cui è stato tratto anche un libro di teoria musicale sulla “conduction”, chiamato, appunto “Naked Performers”. Ha eseguito musiche di Yotam Haber, Emilio Galante, Cristina Zavalloni, Magma, Alfredo Impullitti, Domenico Caliri, Tim Berne e molti altri.
Insegna batteria jazz al conservatorio di Messina, dopo molti anni di insegnamento presso i conservatori di Benevento, Monopoli, Frosinone, Lecce, Reggio Calabria.
Da alcuni anni alterna la professione del musicista a quella dello scrittore di racconti, romanzi aforismi e poesie - ha scritto due romanzi - "2056" per Ensemble Edizioni (2025) e “Vic” Algra Editore (2021) , due raccolte di racconti- “Novelle Crudeli”, “Racconti Molesti” editi da Eris Edizioni -, due saggi - “Il Surrealismo della Pianta Grassa” edito da Algra Editore (2019), - L’orlo sbavato della perfezione- Algra Editore - (2024) -, cinque raccolte poetiche - “Canti Strozzati” edito da “L’Erudita/Giulio Perrone Editore”, “Stimmate” edito da Algra Editore, “Nei Dintorni Della Civiltà” edito da “Di Felice Editore” (2020), “Il Mondo chiuso” - edito da “Robin Edizioni” (2021) Il giusto premio - Robin Edizioni (2024)-, due raccolte di aforismi “Ridetti e Ricontraddetti” e ”Amare, Dolci Pillole" editi da “Carthago” e “Fotocopie”- e di critico cinematografico per la rivista “Lapis”. Collabora dal settembre 2013 con la rivista "Cultura Commestibile", con scritti di cinema e curando la rubrica "Il Cattivissimo”, dall'agosto 2018 con il giornale on line "Sicilia Report" curando la rubrica "Lo Stiletto”. La sua voce è presente nel "Dizionario del Jazz Italiano" a cura di Flavio Caprera.
Di recente è stato vincitore al festival internazionale del libro e della cultura “Etnabook” (2021) con due poesie: “Armenti” e “Ottobre Vuoto”, rispettivamente al primo e secondo posto.
Collaborazioni:
Paolo Fresu, Tino Tracanna, Attilio Zanchi, Marco Micheli, Bruno Tommaso, Larry Smith, Walter Schmocker, Lauro Rossi, Gianni Gebbia, Fabrizio Puglisi, Stefano De Bonis, Guglielmo Pagnozzi, Domenico Caliri, Luigi Mosso, Edoardo Marraffa, Cristina Zavalloni, Lelio Giannetto, Alberto Capelli, Riccardo Pittau, Mirko Sabatini, Jay Rodriguez, Butch Morris, [1], Michel Godard, Kenny Wheeler, Garbis Dedeian, Steve Lacy, Tim Berne, Stefano D’Anna, Pietro Ciancaglini, Paolino Dalla Porta, Roy Paci, Elliott_Sharp, Saadet Türköz[2], Andy Sheppard, Michael Riessler, Yves Robert, Giorgio Conte, Fred Giuliani, Zu, Mohammed El Bawi, E. Glerum, Assif Tsahar, Natalia M.King, Lionel Rolland , Dj.Pushy, Christophe_Monniot, Tanja Feichtmair, Manu_Codjia, Emil Spany, Arrington_de_Dionyso, Gianluca Petrella, Claudio Lugo, Marco Cappelli, Jean Marc Monteral, Ab_Baars, Ig_Henneman, Danilo Gallo, Beppe Scardino, Francesco Bigoni, Stefano Senni, Piero Bittolo Bon, i Robotobibok, Giovanni Falzone, Tito Magialajo, Enrico Terragnoli, Carlos Zingaro, John_Tilbury, Gianni Lenoci, Billy Bang, Antono Borghini, Pasquale Mirra, Francesco Bearzatti, Amy Denio, Vincenzo Vasi, Mike Cooper, Giorgio Pacorig, Paolo Sorge, Pasquale Innarella, Tony Cattano, Silvia Bolognesi, Leila Adu, Marta Raviglia, Henry Cook, Giacomo Ancillotto, Roberto Raciti, Federico Squassabia, Gaia Mattiuzzi, Dean Bowman, Don_Byron, Peter_van_Bergen, Jan Willem Van Der Ham, Ernst-Ludwig_Petrowsky, Michael Occhipinti, Giovanni Mayer, Eyal Mayoz, Jim Pugliese, Nicole Federici, Mauro Pagani,Ron_Anderson, Francesco Cafiso, Dan Kinzelman, Emilio Galante, Simone Zanchini, Lisa Mezzacappa, [3], Gabriele Mirabassi, Tellef Øgrim, Trewor Brown, Alessandro Vicard, Michael Fisher, Heinrich von Calnein, Oscar Noriega, Peter_Zummo, Greg_Burk, Antonello Salis, Carlo Atti, Tom_Arthurs, Daniele Del Monaco, Yotam_Haber, Raiz (Almamegretta), Gabriele Coen, Luca Aquino, Francesco Ponticelli, Valeria Sturba, Jean-Francois Pauvros, Samuel Cromwell, Claudio Cojaniz, Alex Turchetti, Aldo Giosué, Giorgia Santoro, Alex Meguire, Sarah Gail Brand le i danzatori e coreografi Roberto Zappalà Cinzia Scordia, Melaku Belay, Jennifer Cabrera, e Florence La Porte, gli artisti visivi Fred Gautnier, Cane Capovolto, "Gli Impresari", the gli scrittori Wu Ming, Andrea Inglese, Stefano Zenni, Federico Fini.
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