Cos’è la “liscìa” catanese

Indicata spesso come giustificazione per una ridarella prolungata, la “liscìa” va tuttavia sottolineato che non ha mai niente a che vedere con l’alcol e che, anzi, indica proprio lo stato di leggera ebbrezza che colpisce chi per la verità non ha bevuto nemmeno un goccio.

Io sulla liscìa dovevo prima o poi scrivere qualcosa. I vari tentativi di definizione trovati (come questo qui su in corsivo) non mi hanno mai soddisfatto a pieno. Cos’é dunque la liscìa catanese? È innanzitutto una peculiarità del celiare difficilmente “decifrabile” per altri siciliani, napoletani e romani, che pure hanno un feroce e surreale rapporto con l’ironia, ed è quasi incomprensibile gli abitanti del Nord Italia.

Non ha insomma nulla a che vedere col cinismo toscano, con l’osceno calabrese e neanche col pecoreccio marchigiano. La liscìa è proprio una qualità catanese che mina a rompere il filo del discorso creando un nonsense delegittimante che viene recepito nella giusta maniera solo da chi è geoculturalmente iniziato a questa prassi.

Etimologicamente, cito, il termine ha origini lontane. Deriva dal latino ‘lixa’, ossia ‘ranno’. La parola successivamente nel corso del tempo si è trasformata in ‘lixivia’ ed è passata all’italiano nella forma attuale, ‘liscivia’. La liscivia è una varietà di sapone che si produce (per lavare a mano) sin dai tempi dell’antichità e che viene prodotta con acqua bollente e cenere setacciata. Da qui deriva anche la voce ‘lisciaia’, ossia la stanza dedicata alla pulizia dei panni. Il termine ‘fare la liscia’ lo troviamo anche in Friuli-Venezia-Giulia, ma qui ha il significato letterale di ‘fare il bucato’. La ‘liscia’ indica tutti i panni che non sono stati messi in lavatrice.

Dal mio punto di vista, la liscìa è una sorta di collante tra il Reale, il Simbolico e l’Immaginario, è una sorta di inciampo lacaniano tra significante e lettera. In parole più semplici, essa contiene il farsesco nel suo alveo, ma è composta di molti altri elementi: prova ne è il suo destare sconcerto o fastidio nel ricevente non consapevole

Questa cosa della liscìa ce la portiamo dietro da anni. Forse solo Brancati è stato in grado di farla rampollare nel suo celebre romanzo “Gli Anni Perduti”.

Il catanese fa ampio uso di questa specie di figura retorica che nulla ha a che vedere col bestemmione toscano o veneto. La funzione della liscìa non è mai seriamente “delegittimante”, ma semmai relativizzante circa ogni aspetto del nostro fare, che viene ricondotto nell’alveo di un’indolenza, di uno spleen che rimanda alla noia di un eterno deja vu. La cosa interessante della “liscia”, a mio modesto avviso, è che è eterodiretta. Non ha “direzione”. Il pronunciante ne è parimenti investito ed è permeato della stessa ambiguità peculiare ad ogni rimando semantico. Essa è figlia di un’instabilità geoculturale tutta orientale: qui terremoti, eruzioni, precarietà e dunque impermanenza perculante che violenta continuamente sia il senso che la logica. Lo sfondo della sua teatralizzazione rimane sempre quello di una leggerezza effervescente che non lesina di scagliare venefici dardi. Mio nonno Peppino, per esempio, portava sempre le classiche paste alla domenica. Le comprava in un bar sublime di Mascalucia, ma puntualmente veniva approntata la critica sotto forma di liscìa. Non appena mio nonno metteva il vassoio con le paste in tavola, partivano le “critiche”: “a cchi spacchiu accattasti” (Che schifezze hai comprato), “si ponu ittari nta munnizza” (queste paste si possono gettare nella spazzatura), ecc. Tutto ciò bofonchiavamo mentre, naturalmente, eravamo intenti a divorare tali prelibatezze. Ecco, spiegare una cosa del genere a un veneto (ci ho provato), è impossibile.  Ma liscìa è spesso anche solo rimando gestuale o motteggiante: fare la faccia fintamente interessata e rispondere con un “pazzesco” vale più di mille parole spese. La cosa realmente difficile da far comprendere a un non catanese è che non c’è assolutamente alcun elemento di ingiuria o di reale denigrazione del fare dell’Altro.

Anzi sembra una approvazione per antifrasi, ebbe a suggerirmi l’amico filologo Dario Consoli…

Mi fermo qui. Per ora.

Pubblicato da Francesco Cusa

Batterista, compositore, scrittore, è nato a Catania nel 1966. Intraprende lo studio del pianoforte a quattordici anni, poi passa alla batteria facendo seminari con Ettore Fioravanti, Bruno Biriaco, Roberto Gatto, Massimo Manzi. Si trasferisce a Bologna nel 1989, dove si laurea al Dams nel 1994 con la tesi: “Gli elementi extramusicali nella performance jazzistica”. In quell’humus ha modo di collaborare con artisti provenienti da varie parti d’Italia, come Fabrizio Puglisi, Domenico Caliri, Paolo Fresu ecc. In quegli anni fonda il collettivo bolognese “Bassesfere”, assieme ad altri esponenti della musica jazz e di ricerca di quegli anni. Il suo percorso artistico lo porterà a suonare negli anni in Francia, Romania, Croazia, Slovenia, Bosnia/Erzegovina, Serbia, Olanda, Germania, Svizzera, Austria, Ungheria, Norvegia, Spagna, Belgio, Danimarca, Polonia, Usa, Cina, Giappone, Etiopia, Turchia. Successivamente fonda assieme a Paolo Sorge e Carlo Natoli il progetto artistico "Improvvisatore Involontario”, che diventerà una delle label più influenti nel panorama italiano del jazz di ricerca. Da sempre interessato all’interdisciplinarità artistica, è anche scrittore di racconti, romanzi e poesie e ha pubblicato diversi articoli di musicologa e di critica cinematografica presso molte riviste specializzate. Nel corso della sua carriera ha realizzato numerosi lavori di creazione e sonorizzazione di musiche per film, teatrali, letterari, di danza e arti visive, collaborando con noti ballerini, poeti e visual performers. Attualmente è leader dell’FCT TRIO con Tonino Miano e Riccardo Grosso, del FRANCESCO CUSA & THE ASSASSINS con Domenico Caliri, Giovanni Benvenuti, Ferdinando Romano, dell’ensemble: "NAKED MUSICIANS”, del progetto di sonorizzazione di film d'epoca “SOLOMOVIE”, dello spettacolo “DRUMS & BOOKS”, co-leader dei THE LENOX BROTHERS (Cusa/Mimmo/Martino) di FRANCESCO CUSA E GIORGIA SANTORO “The black shoes”, e dello spettacolo musical-teatrale “MOLESTA CRUDELTÀ”. in trio batteria e voce insieme alle attrici Alice Ferlito e Laura Giordani. Il suo Naked Musicians" è un metodo di conduction musicale che è stato realizzato in varie parti del mondo e da cui è stato tratto anche un libro di teoria musicale sulla “conduction”, chiamato, appunto “Naked Performers”. Ha eseguito musiche di Yotam Haber, Emilio Galante, Cristina Zavalloni, Magma, Alfredo Impullitti, Domenico Caliri, Tim Berne e molti altri. Insegna batteria jazz al conservatorio di Messina, dopo molti anni di insegnamento presso i conservatori di Benevento, Monopoli, Frosinone, Lecce, Reggio Calabria. Da alcuni anni alterna la professione del musicista a quella dello scrittore di racconti, romanzi aforismi e poesie - ha scritto due romanzi - "2056" per Ensemble Edizioni (2025) e “Vic” Algra Editore (2021) , due raccolte di racconti- “Novelle Crudeli”, “Racconti Molesti” editi da Eris Edizioni -, due saggi - “Il Surrealismo della Pianta Grassa” edito da Algra Editore (2019), - L’orlo sbavato della perfezione- Algra Editore - (2024) -, cinque raccolte poetiche - “Canti Strozzati” edito da “L’Erudita/Giulio Perrone Editore”, “Stimmate” edito da Algra Editore, “Nei Dintorni Della Civiltà” edito da “Di Felice Editore” (2020), “Il Mondo chiuso” - edito da “Robin Edizioni” (2021) Il giusto premio - Robin Edizioni (2024)-, due raccolte di aforismi “Ridetti e Ricontraddetti” e ”Amare, Dolci Pillole" editi da “Carthago” e “Fotocopie”- e di critico cinematografico per la rivista “Lapis”. Collabora dal settembre 2013 con la rivista "Cultura Commestibile", con scritti di cinema e curando la rubrica "Il Cattivissimo”, dall'agosto 2018 con il giornale on line "Sicilia Report" curando la rubrica "Lo Stiletto”. La sua voce è presente nel "Dizionario del Jazz Italiano" a cura di Flavio Caprera. Di recente è stato vincitore al festival internazionale del libro e della cultura “Etnabook” (2021) con due poesie: “Armenti” e “Ottobre Vuoto”, rispettivamente al primo e secondo posto. Collaborazioni: Paolo Fresu, Tino Tracanna, Attilio Zanchi, Marco Micheli, Bruno Tommaso, Larry Smith, Walter Schmocker, Lauro Rossi, Gianni Gebbia, Fabrizio Puglisi, Stefano De Bonis, Guglielmo Pagnozzi, Domenico Caliri, Luigi Mosso, Edoardo Marraffa, Cristina Zavalloni, Lelio Giannetto, Alberto Capelli, Riccardo Pittau, Mirko Sabatini, Jay Rodriguez, Butch Morris, [1], Michel Godard, Kenny Wheeler, Garbis Dedeian, Steve Lacy, Tim Berne, Stefano D’Anna, Pietro Ciancaglini, Paolino Dalla Porta, Roy Paci, Elliott_Sharp, Saadet Türköz[2], Andy Sheppard, Michael Riessler, Yves Robert, Giorgio Conte, Fred Giuliani, Zu, Mohammed El Bawi, E. Glerum, Assif Tsahar, Natalia M.King, Lionel Rolland , Dj.Pushy, Christophe_Monniot, Tanja Feichtmair, Manu_Codjia, Emil Spany, Arrington_de_Dionyso, Gianluca Petrella, Claudio Lugo, Marco Cappelli, Jean Marc Monteral, Ab_Baars, Ig_Henneman, Danilo Gallo, Beppe Scardino, Francesco Bigoni, Stefano Senni, Piero Bittolo Bon, i Robotobibok, Giovanni Falzone, Tito Magialajo, Enrico Terragnoli, Carlos Zingaro, John_Tilbury, Gianni Lenoci, Billy Bang, Antono Borghini, Pasquale Mirra, Francesco Bearzatti, Amy Denio, Vincenzo Vasi, Mike Cooper, Giorgio Pacorig, Paolo Sorge, Pasquale Innarella, Tony Cattano, Silvia Bolognesi, Leila Adu, Marta Raviglia, Henry Cook, Giacomo Ancillotto, Roberto Raciti, Federico Squassabia, Gaia Mattiuzzi, Dean Bowman, Don_Byron, Peter_van_Bergen, Jan Willem Van Der Ham, Ernst-Ludwig_Petrowsky, Michael Occhipinti, Giovanni Mayer, Eyal Mayoz, Jim Pugliese, Nicole Federici, Mauro Pagani,Ron_Anderson, Francesco Cafiso, Dan Kinzelman, Emilio Galante, Simone Zanchini, Lisa Mezzacappa, [3], Gabriele Mirabassi, Tellef Øgrim, Trewor Brown, Alessandro Vicard, Michael Fisher, Heinrich von Calnein, Oscar Noriega, Peter_Zummo, Greg_Burk, Antonello Salis, Carlo Atti, Tom_Arthurs, Daniele Del Monaco, Yotam_Haber, Raiz (Almamegretta), Gabriele Coen, Luca Aquino, Francesco Ponticelli, Valeria Sturba, Jean-Francois Pauvros, Samuel Cromwell, Claudio Cojaniz, Alex Turchetti, Aldo Giosué, Giorgia Santoro, Alex Meguire, Sarah Gail Brand le i danzatori e coreografi Roberto Zappalà Cinzia Scordia, Melaku Belay, Jennifer Cabrera, e Florence La Porte, gli artisti visivi Fred Gautnier, Cane Capovolto, "Gli Impresari", the gli scrittori Wu Ming, Andrea Inglese, Stefano Zenni, Federico Fini.

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