Quando certa critica è unanime nel liquidare film di questo genere, di solito mi precipito a vederli. Quasi sempre tali approcci cinematografici vengono liquidati e derubricati negli alvei di comodo da parte di una critica ignorante e poco edotta rispetto alle tematiche trattate. Intendiamoci. “Never Let Go” non è un capolavoro, ma è certamente un film interessante che contiene illuminanti intuizioni, girato molto bene e appassionante fin dalle prime scene (lo spettatore è immerso subito entro l’assurdo mondo della madre e dei due figli che vivono isolati nel bosco). Come al solito non parlo della trama, perché la mia idea di recensione è da sempre indirizzata al lettore che ha già visto il film.
Mi limiterò dunque ad analizzare alcune simbologie, lasciando sedimentare eventuali conclusioni a chi legge.
La corda che tiene legati la madre con i due figli ha una funzione concreta e non solo simbolica: rende intoccabili i tre membri familiari alle creature possedute e consente loro un discreto margine di movimento nei dintorni della casa. La natura benedetta della casa-chiesa garantisce protezione e immunità alla piccola comunità dominata dal culto matriarcale.
Il cane “Koda” è il capro espiatorio necessario al sacrificio-nutrimento della piccola comunità: rappresenta la fuga della parte animica, la sottrazione al rito totemico. Tale fuga è viceversa necessaria al sacrificio umano, a sua volta funzionale alla manifestazione del demone-serpente (e dunque al viaggio a ritroso nel tempo, al sacrificio umano).
Il Reale: cosa è reale in “Never Let Go?”. Io penso che tutti i piani della narrazione siano concretamente compresenti nella visione del regista, prova ne è la mano del demone che appare sulle spalle di Sam nella foto scattata alla casa in fiamme. Le critiche alle molteplici interpretazioni dei vari finali possono aver senso solo se si assume una chiave interpretativa di tipo psicologico (la madre è l’unica a vedere i demoni non i figli, siamo di fronte a una psicosi, ecc. ecc.), ma questo criterio è smentito dal prosieguo: sia Sam che Nolan sono costretti ad affrontare le entità malvagie una volta spezzato l’incantesimo della corda.
L’iPhone rappresenta una sorta di oopart, l’irruzione sul piano del Reale di un oggetto appartenente al mondo materico. Né Sam, né Nolan possono del resto sapere cosa è, visto che hanno vissuto isolati in una bolla temporale fuori asincronica (vivono il tempo come kairos, non sul piano sincronico). Anche qui, un sacrificio è necessario (quello dell’escursionista-padre) affinché i differenti piani del reale possano riallinearsi e consentire una dialettica del mondo fiabesco-orrorifico con quello della contemporaneità (penso al motore d’aereo che piomba sulla casa di Donnie in “Donnie Darko”). Solo così sarà possibile salvare i due ragazzi.
Momma è la madre tentata dal Serpente, con evidente riferimento alla “Genesi” biblica, e si suicida nella “serra” precedentemente posseduta dal serpente, ossia nell’Eden domestico. Tramite questo altro atto si conclama la natura oscena della divinità-rettile ed è possibile la catarsi-salvezza dei due ragazzi (ma anche qui, il finale si rivela esser ancora più ambiguo lasciando aperte le ulteriori interpretazioni).
Mi fermo qui per comodità. Moltissime altre sarebbero le considerazioni da fare (il materiale simbolico messo in scena è enorme), su tutte una metaforica sul concetto di limite e confine fra mondi, culture, geografie, nazioni, immaginari ecc. (a tal proposito mi viene in mente il paragone a un film come “Borders”) ma, probabilmente, ciò mi spingerebbe a sconfinare rispetto alla pertinenza di questa recensione.
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Pubblicato da Francesco Cusa
Batterista, compositore, scrittore, è nato a Catania nel 1966. Intraprende lo studio del pianoforte a quattordici anni, poi passa alla batteria facendo seminari con Ettore Fioravanti, Bruno Biriaco, Roberto Gatto, Massimo Manzi. Si trasferisce a Bologna nel 1989, dove si laurea al Dams nel 1994 con la tesi: “Gli elementi extramusicali nella performance jazzistica”. In quell’humus ha modo di collaborare con artisti provenienti da varie parti d’Italia, come Fabrizio Puglisi, Domenico Caliri, Paolo Fresu ecc. In quegli anni fonda il collettivo bolognese “Bassesfere”, assieme ad altri esponenti della musica jazz e di ricerca di quegli anni. Il suo percorso artistico lo porterà a suonare negli anni in Francia, Romania, Croazia, Slovenia, Bosnia/Erzegovina, Serbia, Olanda, Germania, Svizzera, Austria, Ungheria, Norvegia, Spagna, Belgio, Danimarca, Polonia, Usa, Cina, Giappone, Etiopia, Turchia. Successivamente fonda assieme a Paolo Sorge e Carlo Natoli il progetto artistico "Improvvisatore Involontario”, che diventerà una delle label più influenti nel panorama italiano del jazz di ricerca. Da sempre interessato all’interdisciplinarità artistica, è anche scrittore di racconti, romanzi e poesie e ha pubblicato diversi articoli di musicologa e di critica cinematografica presso molte riviste specializzate. Nel corso della sua carriera ha realizzato numerosi lavori di creazione e sonorizzazione di musiche per film, teatrali, letterari, di danza e arti visive, collaborando con noti ballerini, poeti e visual performers.
Attualmente è leader dell’FCT TRIO con Tonino Miano e Riccardo Grosso, del FRANCESCO CUSA & THE ASSASSINS con Domenico Caliri, Giovanni Benvenuti, Ferdinando Romano, dell’ensemble: "NAKED MUSICIANS”, del progetto di sonorizzazione di film d'epoca “SOLOMOVIE”, dello spettacolo “DRUMS & BOOKS”, co-leader dei THE LENOX BROTHERS (Cusa/Mimmo/Martino) di FRANCESCO CUSA E GIORGIA SANTORO “The black shoes”, e dello spettacolo musical-teatrale “MOLESTA CRUDELTÀ”. in trio batteria e voce insieme alle attrici Alice Ferlito e Laura Giordani. Il suo Naked Musicians" è un metodo di conduction musicale che è stato realizzato in varie parti del mondo e da cui è stato tratto anche un libro di teoria musicale sulla “conduction”, chiamato, appunto “Naked Performers”. Ha eseguito musiche di Yotam Haber, Emilio Galante, Cristina Zavalloni, Magma, Alfredo Impullitti, Domenico Caliri, Tim Berne e molti altri.
Insegna batteria jazz al conservatorio di Messina, dopo molti anni di insegnamento presso i conservatori di Benevento, Monopoli, Frosinone, Lecce, Reggio Calabria.
Da alcuni anni alterna la professione del musicista a quella dello scrittore di racconti, romanzi aforismi e poesie - ha scritto due romanzi - "2056" per Ensemble Edizioni (2025) e “Vic” Algra Editore (2021) , due raccolte di racconti- “Novelle Crudeli”, “Racconti Molesti” editi da Eris Edizioni -, due saggi - “Il Surrealismo della Pianta Grassa” edito da Algra Editore (2019), - L’orlo sbavato della perfezione- Algra Editore - (2024) -, cinque raccolte poetiche - “Canti Strozzati” edito da “L’Erudita/Giulio Perrone Editore”, “Stimmate” edito da Algra Editore, “Nei Dintorni Della Civiltà” edito da “Di Felice Editore” (2020), “Il Mondo chiuso” - edito da “Robin Edizioni” (2021) Il giusto premio - Robin Edizioni (2024)-, due raccolte di aforismi “Ridetti e Ricontraddetti” e ”Amare, Dolci Pillole" editi da “Carthago” e “Fotocopie”- e di critico cinematografico per la rivista “Lapis”. Collabora dal settembre 2013 con la rivista "Cultura Commestibile", con scritti di cinema e curando la rubrica "Il Cattivissimo”, dall'agosto 2018 con il giornale on line "Sicilia Report" curando la rubrica "Lo Stiletto”. La sua voce è presente nel "Dizionario del Jazz Italiano" a cura di Flavio Caprera.
Di recente è stato vincitore al festival internazionale del libro e della cultura “Etnabook” (2021) con due poesie: “Armenti” e “Ottobre Vuoto”, rispettivamente al primo e secondo posto.
Collaborazioni:
Paolo Fresu, Tino Tracanna, Attilio Zanchi, Marco Micheli, Bruno Tommaso, Larry Smith, Walter Schmocker, Lauro Rossi, Gianni Gebbia, Fabrizio Puglisi, Stefano De Bonis, Guglielmo Pagnozzi, Domenico Caliri, Luigi Mosso, Edoardo Marraffa, Cristina Zavalloni, Lelio Giannetto, Alberto Capelli, Riccardo Pittau, Mirko Sabatini, Jay Rodriguez, Butch Morris, [1], Michel Godard, Kenny Wheeler, Garbis Dedeian, Steve Lacy, Tim Berne, Stefano D’Anna, Pietro Ciancaglini, Paolino Dalla Porta, Roy Paci, Elliott_Sharp, Saadet Türköz[2], Andy Sheppard, Michael Riessler, Yves Robert, Giorgio Conte, Fred Giuliani, Zu, Mohammed El Bawi, E. Glerum, Assif Tsahar, Natalia M.King, Lionel Rolland , Dj.Pushy, Christophe_Monniot, Tanja Feichtmair, Manu_Codjia, Emil Spany, Arrington_de_Dionyso, Gianluca Petrella, Claudio Lugo, Marco Cappelli, Jean Marc Monteral, Ab_Baars, Ig_Henneman, Danilo Gallo, Beppe Scardino, Francesco Bigoni, Stefano Senni, Piero Bittolo Bon, i Robotobibok, Giovanni Falzone, Tito Magialajo, Enrico Terragnoli, Carlos Zingaro, John_Tilbury, Gianni Lenoci, Billy Bang, Antono Borghini, Pasquale Mirra, Francesco Bearzatti, Amy Denio, Vincenzo Vasi, Mike Cooper, Giorgio Pacorig, Paolo Sorge, Pasquale Innarella, Tony Cattano, Silvia Bolognesi, Leila Adu, Marta Raviglia, Henry Cook, Giacomo Ancillotto, Roberto Raciti, Federico Squassabia, Gaia Mattiuzzi, Dean Bowman, Don_Byron, Peter_van_Bergen, Jan Willem Van Der Ham, Ernst-Ludwig_Petrowsky, Michael Occhipinti, Giovanni Mayer, Eyal Mayoz, Jim Pugliese, Nicole Federici, Mauro Pagani,Ron_Anderson, Francesco Cafiso, Dan Kinzelman, Emilio Galante, Simone Zanchini, Lisa Mezzacappa, [3], Gabriele Mirabassi, Tellef Øgrim, Trewor Brown, Alessandro Vicard, Michael Fisher, Heinrich von Calnein, Oscar Noriega, Peter_Zummo, Greg_Burk, Antonello Salis, Carlo Atti, Tom_Arthurs, Daniele Del Monaco, Yotam_Haber, Raiz (Almamegretta), Gabriele Coen, Luca Aquino, Francesco Ponticelli, Valeria Sturba, Jean-Francois Pauvros, Samuel Cromwell, Claudio Cojaniz, Alex Turchetti, Aldo Giosué, Giorgia Santoro, Alex Meguire, Sarah Gail Brand le i danzatori e coreografi Roberto Zappalà Cinzia Scordia, Melaku Belay, Jennifer Cabrera, e Florence La Porte, gli artisti visivi Fred Gautnier, Cane Capovolto, "Gli Impresari", the gli scrittori Wu Ming, Andrea Inglese, Stefano Zenni, Federico Fini.
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