La verità è che Todd Phillips non poteva realizzare seguito migliore al suo “Joker” di successo, e chi critica questo musical noir potrà solo far ricorso ad eventuali problematiche relative al personale gusto (il riferimento alle patetiche stroncature “veneziane” è voluto, eccome) non di certo a prerogative di sceneggiatura, dialoghi, scrittura, regia, plot ecc. Il Joker (confinato e imbottito di psicofarmaci nel manicomio di Arkham) rinasce dagli abissi mentali in cui versa Fleck grazie all’intervento di Lee Quinzel (Lady Gaga), ossia di una sorta di Araba Fenice che dà letteralmente fuoco alle polveri bagnate del narcotizzato prigioniero di Gotham City. Siamo di fronte ad un’opera tragica, struggente e malinconica che trova nel musical la sua consacrazione estetica e nel canto il leitmotiv che unisce il reame della fantasia con quello del Reale. Rispetto ai precedenti cinematografici, alla narrazione dei fumetti, alla storia del personaggio DC Comics, qui è il clown la reale vittima, il manipolato dalla sua amata che sarà la futura madre generatrice del nuovo Joker.In un certo senso siamo sempre a fronteggiare la “maledizione del Joker” di cui Jack Nicholson era stato triste profeta, a subire quel plus di pazzia del personaggio che tracima nel quotidiano degli attori, a confrontarci con la stessa osessione che ha ucciso Heath Ledger ne “Il Cavaliere Oscuro” di Nolan. Ma in Folie à Deux si consuma la fine dell’utopia rivoluzionaria, e la maschera del clown viene deposta in funzione di un’abdicazione assoluta rispetto a ogni istanza di ribellione proveniente dal basso, complice anche l’attuale scenario della politica interna americana che permea il film d’una velata condanna degli anarchismi à la “Tea Party Patriots” dopo i fatti di Capitol Hill. Di fatto è la sincerità dell’antieroe Fleck, la sua redenzione che lo porta a deporre le armi in funzione di riscatto da vinto, da Raskolnikov dostoevskiano, è l’umanità del detenuto brutalizzato che abdica a scatenare le ire delle Erinni che, non più Eumenidi, tornano a liberare il terribile potere femminino contro il traditore della nuova nascente utopia (ecco perché Lee Quinzel spara a Joker durante lo show nella visione anticipatoria di Fleck). Tant’è che è nelle aule del tribunale che si gioca la partita, come nella Grecia di un tempo, e a pagarne le conseguenze è Atena, ossia la Giustizia, la polis, la Legge, il plesso delle nostre regole che mirano a contenere gli effetti della folla nella Società della Sorveglianza. La deflagrazione finale simboleggia l’avvento del Caos in città, scatenata questa volta dalla matriarcale divinità femminea, e a saltare in aria è proprio il Palazzo di Giustizia, il tribunale, ossia il simbolo delle civiltà e delle democrazie occidentali (quasi un annuncio dell’avvento di un nuovo messia, del nuovo anticristo).
Quando la malattia di Fleck diventa dominio del Soggetto muore così l’eroe e con esso il mito. La normalità del disturbo psichico non si confà con la spettacolarizzazione mediatica che attende di fagocitare l’osceno che pur combatte, giacché è proprio la hybris di Joker a provocare a distorsione del circuito della società dello spettacolo. Ecco perché la maggior parte degli spettatori esce dal film delusa, come delusi vanno via dal processo tutti i fan di Joker capeggiati da Lee Quinzel, di fronte alla deposizione finale di Fleck. Il finale, sublime, mostra il cadavere del corpo e il volto di Fleck in primo piano: il suo assassino, sfocato sullo sfondo come uno spettro, incide col coltello con cui ha ucciso Arthur il sorriso eterno sulla sua stessa bocca. Ride, ride e ancora ride. Joker rinasce e non morirà mai.
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Pubblicato da Francesco Cusa
Batterista, compositore, scrittore, è nato a Catania nel 1966. Intraprende lo studio del pianoforte a quattordici anni, poi passa alla batteria facendo seminari con Ettore Fioravanti, Bruno Biriaco, Roberto Gatto, Massimo Manzi. Si trasferisce a Bologna nel 1989, dove si laurea al Dams nel 1994 con la tesi: “Gli elementi extramusicali nella performance jazzistica”. In quell’humus ha modo di collaborare con artisti provenienti da varie parti d’Italia, come Fabrizio Puglisi, Domenico Caliri, Paolo Fresu ecc. In quegli anni fonda il collettivo bolognese “Bassesfere”, assieme ad altri esponenti della musica jazz e di ricerca di quegli anni. Il suo percorso artistico lo porterà a suonare negli anni in Francia, Romania, Croazia, Slovenia, Bosnia/Erzegovina, Serbia, Olanda, Germania, Svizzera, Austria, Ungheria, Norvegia, Spagna, Belgio, Danimarca, Polonia, Usa, Cina, Giappone, Etiopia, Turchia. Successivamente fonda assieme a Paolo Sorge e Carlo Natoli il progetto artistico "Improvvisatore Involontario”, che diventerà una delle label più influenti nel panorama italiano del jazz di ricerca. Da sempre interessato all’interdisciplinarità artistica, è anche scrittore di racconti, romanzi e poesie e ha pubblicato diversi articoli di musicologa e di critica cinematografica presso molte riviste specializzate. Nel corso della sua carriera ha realizzato numerosi lavori di creazione e sonorizzazione di musiche per film, teatrali, letterari, di danza e arti visive, collaborando con noti ballerini, poeti e visual performers.
Attualmente è leader dell’FCT TRIO con Tonino Miano e Riccardo Grosso, del FRANCESCO CUSA & THE ASSASSINS con Domenico Caliri, Giovanni Benvenuti, Ferdinando Romano, dell’ensemble: "NAKED MUSICIANS”, del progetto di sonorizzazione di film d'epoca “SOLOMOVIE”, dello spettacolo “DRUMS & BOOKS”, co-leader dei THE LENOX BROTHERS (Cusa/Mimmo/Martino) di FRANCESCO CUSA E GIORGIA SANTORO “The black shoes”, e dello spettacolo musical-teatrale “MOLESTA CRUDELTÀ”. in trio batteria e voce insieme alle attrici Alice Ferlito e Laura Giordani. Il suo Naked Musicians" è un metodo di conduction musicale che è stato realizzato in varie parti del mondo e da cui è stato tratto anche un libro di teoria musicale sulla “conduction”, chiamato, appunto “Naked Performers”. Ha eseguito musiche di Yotam Haber, Emilio Galante, Cristina Zavalloni, Magma, Alfredo Impullitti, Domenico Caliri, Tim Berne e molti altri.
Insegna batteria jazz al conservatorio di Messina, dopo molti anni di insegnamento presso i conservatori di Benevento, Monopoli, Frosinone, Lecce, Reggio Calabria.
Da alcuni anni alterna la professione del musicista a quella dello scrittore di racconti, romanzi aforismi e poesie - ha scritto due romanzi - "2056" per Ensemble Edizioni (2025) e “Vic” Algra Editore (2021) , due raccolte di racconti- “Novelle Crudeli”, “Racconti Molesti” editi da Eris Edizioni -, due saggi - “Il Surrealismo della Pianta Grassa” edito da Algra Editore (2019), - L’orlo sbavato della perfezione- Algra Editore - (2024) -, cinque raccolte poetiche - “Canti Strozzati” edito da “L’Erudita/Giulio Perrone Editore”, “Stimmate” edito da Algra Editore, “Nei Dintorni Della Civiltà” edito da “Di Felice Editore” (2020), “Il Mondo chiuso” - edito da “Robin Edizioni” (2021) Il giusto premio - Robin Edizioni (2024)-, due raccolte di aforismi “Ridetti e Ricontraddetti” e ”Amare, Dolci Pillole" editi da “Carthago” e “Fotocopie”- e di critico cinematografico per la rivista “Lapis”. Collabora dal settembre 2013 con la rivista "Cultura Commestibile", con scritti di cinema e curando la rubrica "Il Cattivissimo”, dall'agosto 2018 con il giornale on line "Sicilia Report" curando la rubrica "Lo Stiletto”. La sua voce è presente nel "Dizionario del Jazz Italiano" a cura di Flavio Caprera.
Di recente è stato vincitore al festival internazionale del libro e della cultura “Etnabook” (2021) con due poesie: “Armenti” e “Ottobre Vuoto”, rispettivamente al primo e secondo posto.
Collaborazioni:
Paolo Fresu, Tino Tracanna, Attilio Zanchi, Marco Micheli, Bruno Tommaso, Larry Smith, Walter Schmocker, Lauro Rossi, Gianni Gebbia, Fabrizio Puglisi, Stefano De Bonis, Guglielmo Pagnozzi, Domenico Caliri, Luigi Mosso, Edoardo Marraffa, Cristina Zavalloni, Lelio Giannetto, Alberto Capelli, Riccardo Pittau, Mirko Sabatini, Jay Rodriguez, Butch Morris, [1], Michel Godard, Kenny Wheeler, Garbis Dedeian, Steve Lacy, Tim Berne, Stefano D’Anna, Pietro Ciancaglini, Paolino Dalla Porta, Roy Paci, Elliott_Sharp, Saadet Türköz[2], Andy Sheppard, Michael Riessler, Yves Robert, Giorgio Conte, Fred Giuliani, Zu, Mohammed El Bawi, E. Glerum, Assif Tsahar, Natalia M.King, Lionel Rolland , Dj.Pushy, Christophe_Monniot, Tanja Feichtmair, Manu_Codjia, Emil Spany, Arrington_de_Dionyso, Gianluca Petrella, Claudio Lugo, Marco Cappelli, Jean Marc Monteral, Ab_Baars, Ig_Henneman, Danilo Gallo, Beppe Scardino, Francesco Bigoni, Stefano Senni, Piero Bittolo Bon, i Robotobibok, Giovanni Falzone, Tito Magialajo, Enrico Terragnoli, Carlos Zingaro, John_Tilbury, Gianni Lenoci, Billy Bang, Antono Borghini, Pasquale Mirra, Francesco Bearzatti, Amy Denio, Vincenzo Vasi, Mike Cooper, Giorgio Pacorig, Paolo Sorge, Pasquale Innarella, Tony Cattano, Silvia Bolognesi, Leila Adu, Marta Raviglia, Henry Cook, Giacomo Ancillotto, Roberto Raciti, Federico Squassabia, Gaia Mattiuzzi, Dean Bowman, Don_Byron, Peter_van_Bergen, Jan Willem Van Der Ham, Ernst-Ludwig_Petrowsky, Michael Occhipinti, Giovanni Mayer, Eyal Mayoz, Jim Pugliese, Nicole Federici, Mauro Pagani,Ron_Anderson, Francesco Cafiso, Dan Kinzelman, Emilio Galante, Simone Zanchini, Lisa Mezzacappa, [3], Gabriele Mirabassi, Tellef Øgrim, Trewor Brown, Alessandro Vicard, Michael Fisher, Heinrich von Calnein, Oscar Noriega, Peter_Zummo, Greg_Burk, Antonello Salis, Carlo Atti, Tom_Arthurs, Daniele Del Monaco, Yotam_Haber, Raiz (Almamegretta), Gabriele Coen, Luca Aquino, Francesco Ponticelli, Valeria Sturba, Jean-Francois Pauvros, Samuel Cromwell, Claudio Cojaniz, Alex Turchetti, Aldo Giosué, Giorgia Santoro, Alex Meguire, Sarah Gail Brand le i danzatori e coreografi Roberto Zappalà Cinzia Scordia, Melaku Belay, Jennifer Cabrera, e Florence La Porte, gli artisti visivi Fred Gautnier, Cane Capovolto, "Gli Impresari", the gli scrittori Wu Ming, Andrea Inglese, Stefano Zenni, Federico Fini.
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