Scrivo a braccio cercando di riassumere alcuni miei interventi vocali espressi in una chat whatsapp sull’argomento. Lascerò dunque spazio all’ardore del discorso più che al puntiglio della citazione.
Definire cosa sia l’arte, l’oggetto estetico, al netto dell’urgenza espressiva del darsi e del farsi nel gioco di permutazioni della vita dei sapiens, oggi, nel 2024, e dopo le sentenze espresse dalle avanguardie del secolo scorso, è impresa assai ardua. Cos’è l’arte dunque, un immane geroglifico indecifrabile, o piuttosto un insieme di pratiche d’uso, per citare due grandi esponenti dell’estetica italiana come Anceschi e Nanni. Tutte questioni messe in rilievo anni fa dalle provocazioni di Duchamp e dalla comparsa d’opere d’arte non distinguibili da veri e propri oggetti che non sono opere d’arte (il celebre scolabottiglie che viene preso dalla cantina ed esposto al museo così com’é, senza cioè che le sue proprietà morfologiche abbiano subito modifiche o alterazioni). Ma cosa possiamo dire oggi nel merito, immersi come siamo dentro la schiumizzazione della società globale e al centro del ciclone di un epocale cambiamento della stessa struttura percettiva del Reale? Beh, a me pare evidente che ciò che le società dei sapiens continuano a fruire come arte è ancora affare di ricerca al di fuori dell’opera stessa e che nessuna opera può imporre da sé la propria artisticità, altrimenti ogni scolabottiglie diventerebbe opera d’arte. In buona sostanza, siamo ancora ancorati all’annosa questione: l’estetica è disciplina d’indagine scientifica o filosofica? Chi scrive è fortemente ancorato alla metafisica platonica, all’assioma che le opere d’arte costituiscano un filtro atto a rendere intelligibile l’Ente e, seppur se in maniera distorta, irradianti vagamente la forma dell’Idea (anche se tale mia convinzione vacilla durante gli stati percettivi, la trance, le visioni, i sogni connaturati all’espressione artistica, ossia in quei frangenti in cui tali forme paiono rivelarsi appieno nel decentramento della percezione sensoriale e del controllo mentale). E ad oggi è pur vero che ogni opera è incentrata, fruita e rigenerata dall’Io che “legge”, che pertanto soggettivizza e soggettivizzerà sempre ciò che contempla, precipitando l’opera nel paradosso di una universalizzazione soggettiva, giacché ogni opera è viva nel fruitore che ne fa esperienza, ma occorrerà pur domandarsi cosa accadrà a questo benedetto Io quando l’arte sarà un fatto interconnettivo, esperienza telepatica, superamento di ogni forma di linguaggio, network sinestetico ecc. ecc.? Tutto par ancora ruotare intorno all’annoso equivoco novecentesco dei due termini poetica ed estetica, ossia tra produzione-mercato e metodo scientifico applicati all’arte, all’idea di opera come manufatto, come oggetto anche quando, paradossalmente, essa negasse la sua stessa natura di oggetto; insomma, tale carattere ambiguo dell’opera è/può ancora essere oggetto di indagine estetica? Un ponte che unisce due lembi di terra può essere opera funzionale ed al contempo artistica qualora venisse concepita da un architetto visionario? Naturalmente sì, ma ciò precipita il discorso entro la dicotomia di cui sopra: costruire una sedia perché mi serve è atto di techné e dunque potenzialmente sempre investito di una qualche artisticità. L’Occidente, il modello egemone, impone la fruizione dell’arte nei luoghi deputati (musei, teatri) come pratiche d’uso (poetiche) – in chiara contraddizione col vissuto dell’arte in altre epoche e culture, in cui le ritualità collettive centravano il momento creativo come veicolo di catarsi e di ricongiungimento col divino – nei fatti sottraendo i manufatti ai luoghi in cui erano stati collocati (ovviamente si tratta spesso di luoghi non più esistenti, o di manufatti relativi a civiltà scomparse, ma qui interessa evidenziare il processo). In ciò si espleta lo iato tra monosemie dei segni della langue referenziale e polisemie della langue dell’arte, frattura ben espressa dal celebre dipinto di Magritte “ceci n’est pas une pipe”: l’arte è delega, ossia pratica da celebrare nei luoghi deputati, nei contesti appropriati pena il suo misconoscimento (basterà ricordare gli esperimenti in cui celebri musicisti vengono invitati a suonare per strada o in metropolitana fra l’indifferenza generale). In altre parole, è il contesto a decretare gli ambiti di fruizione dell’arte. Si comprenderà bene come molte altre concezioni di arte, come altre visioni del mondo possano sfuggire alla morsa di ogni criterio nosologizzante atto a catturare l’essenza del processo artistico e ad imbalsamarlo entro parametri di classificazione empirici, funzionali alla creazione di un idioma globale (penso allo scempio che è stato operato nei confronti del jazz afroamericano), giacché è proprio questa delega che investe opera e artista a generare il cortocircuito cognitivo figlio delle nevrosi della società dei consumi.
(continua… forse…)
PS: sullo spostamento delle opere d’arte dai luoghi che ne accoglievano le potenzialità divinatorie, di culto ed energetiche, e sulle conseguenze della loro modalità di fruizione dei contemporanei, occorrerebbe intraprendere una ulteriore trattazione.
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Pubblicato da Francesco Cusa
Batterista, compositore, scrittore, è nato a Catania nel 1966. Intraprende lo studio del pianoforte a quattordici anni, poi passa alla batteria facendo seminari con Ettore Fioravanti, Bruno Biriaco, Roberto Gatto, Massimo Manzi. Si trasferisce a Bologna nel 1989, dove si laurea al Dams nel 1994 con la tesi: “Gli elementi extramusicali nella performance jazzistica”. In quell’humus ha modo di collaborare con artisti provenienti da varie parti d’Italia, come Fabrizio Puglisi, Domenico Caliri, Paolo Fresu ecc. In quegli anni fonda il collettivo bolognese “Bassesfere”, assieme ad altri esponenti della musica jazz e di ricerca di quegli anni. Il suo percorso artistico lo porterà a suonare negli anni in Francia, Romania, Croazia, Slovenia, Bosnia/Erzegovina, Serbia, Olanda, Germania, Svizzera, Austria, Ungheria, Norvegia, Spagna, Belgio, Danimarca, Polonia, Usa, Cina, Giappone, Etiopia, Turchia. Successivamente fonda assieme a Paolo Sorge e Carlo Natoli il progetto artistico "Improvvisatore Involontario”, che diventerà una delle label più influenti nel panorama italiano del jazz di ricerca. Da sempre interessato all’interdisciplinarità artistica, è anche scrittore di racconti, romanzi e poesie e ha pubblicato diversi articoli di musicologa e di critica cinematografica presso molte riviste specializzate. Nel corso della sua carriera ha realizzato numerosi lavori di creazione e sonorizzazione di musiche per film, teatrali, letterari, di danza e arti visive, collaborando con noti ballerini, poeti e visual performers.
Attualmente è leader dell’FCT TRIO con Tonino Miano e Riccardo Grosso, del FRANCESCO CUSA & THE ASSASSINS con Domenico Caliri, Giovanni Benvenuti, Ferdinando Romano, dell’ensemble: "NAKED MUSICIANS”, del progetto di sonorizzazione di film d'epoca “SOLOMOVIE”, dello spettacolo “DRUMS & BOOKS”, co-leader dei THE LENOX BROTHERS (Cusa/Mimmo/Martino) di FRANCESCO CUSA E GIORGIA SANTORO “The black shoes”, e dello spettacolo musical-teatrale “MOLESTA CRUDELTÀ”. in trio batteria e voce insieme alle attrici Alice Ferlito e Laura Giordani. Il suo Naked Musicians" è un metodo di conduction musicale che è stato realizzato in varie parti del mondo e da cui è stato tratto anche un libro di teoria musicale sulla “conduction”, chiamato, appunto “Naked Performers”. Ha eseguito musiche di Yotam Haber, Emilio Galante, Cristina Zavalloni, Magma, Alfredo Impullitti, Domenico Caliri, Tim Berne e molti altri.
Insegna batteria jazz al conservatorio di Messina, dopo molti anni di insegnamento presso i conservatori di Benevento, Monopoli, Frosinone, Lecce, Reggio Calabria.
Da alcuni anni alterna la professione del musicista a quella dello scrittore di racconti, romanzi aforismi e poesie - ha scritto due romanzi - "2056" per Ensemble Edizioni (2025) e “Vic” Algra Editore (2021) , due raccolte di racconti- “Novelle Crudeli”, “Racconti Molesti” editi da Eris Edizioni -, due saggi - “Il Surrealismo della Pianta Grassa” edito da Algra Editore (2019), - L’orlo sbavato della perfezione- Algra Editore - (2024) -, cinque raccolte poetiche - “Canti Strozzati” edito da “L’Erudita/Giulio Perrone Editore”, “Stimmate” edito da Algra Editore, “Nei Dintorni Della Civiltà” edito da “Di Felice Editore” (2020), “Il Mondo chiuso” - edito da “Robin Edizioni” (2021) Il giusto premio - Robin Edizioni (2024)-, due raccolte di aforismi “Ridetti e Ricontraddetti” e ”Amare, Dolci Pillole" editi da “Carthago” e “Fotocopie”- e di critico cinematografico per la rivista “Lapis”. Collabora dal settembre 2013 con la rivista "Cultura Commestibile", con scritti di cinema e curando la rubrica "Il Cattivissimo”, dall'agosto 2018 con il giornale on line "Sicilia Report" curando la rubrica "Lo Stiletto”. La sua voce è presente nel "Dizionario del Jazz Italiano" a cura di Flavio Caprera.
Di recente è stato vincitore al festival internazionale del libro e della cultura “Etnabook” (2021) con due poesie: “Armenti” e “Ottobre Vuoto”, rispettivamente al primo e secondo posto.
Collaborazioni:
Paolo Fresu, Tino Tracanna, Attilio Zanchi, Marco Micheli, Bruno Tommaso, Larry Smith, Walter Schmocker, Lauro Rossi, Gianni Gebbia, Fabrizio Puglisi, Stefano De Bonis, Guglielmo Pagnozzi, Domenico Caliri, Luigi Mosso, Edoardo Marraffa, Cristina Zavalloni, Lelio Giannetto, Alberto Capelli, Riccardo Pittau, Mirko Sabatini, Jay Rodriguez, Butch Morris, [1], Michel Godard, Kenny Wheeler, Garbis Dedeian, Steve Lacy, Tim Berne, Stefano D’Anna, Pietro Ciancaglini, Paolino Dalla Porta, Roy Paci, Elliott_Sharp, Saadet Türköz[2], Andy Sheppard, Michael Riessler, Yves Robert, Giorgio Conte, Fred Giuliani, Zu, Mohammed El Bawi, E. Glerum, Assif Tsahar, Natalia M.King, Lionel Rolland , Dj.Pushy, Christophe_Monniot, Tanja Feichtmair, Manu_Codjia, Emil Spany, Arrington_de_Dionyso, Gianluca Petrella, Claudio Lugo, Marco Cappelli, Jean Marc Monteral, Ab_Baars, Ig_Henneman, Danilo Gallo, Beppe Scardino, Francesco Bigoni, Stefano Senni, Piero Bittolo Bon, i Robotobibok, Giovanni Falzone, Tito Magialajo, Enrico Terragnoli, Carlos Zingaro, John_Tilbury, Gianni Lenoci, Billy Bang, Antono Borghini, Pasquale Mirra, Francesco Bearzatti, Amy Denio, Vincenzo Vasi, Mike Cooper, Giorgio Pacorig, Paolo Sorge, Pasquale Innarella, Tony Cattano, Silvia Bolognesi, Leila Adu, Marta Raviglia, Henry Cook, Giacomo Ancillotto, Roberto Raciti, Federico Squassabia, Gaia Mattiuzzi, Dean Bowman, Don_Byron, Peter_van_Bergen, Jan Willem Van Der Ham, Ernst-Ludwig_Petrowsky, Michael Occhipinti, Giovanni Mayer, Eyal Mayoz, Jim Pugliese, Nicole Federici, Mauro Pagani,Ron_Anderson, Francesco Cafiso, Dan Kinzelman, Emilio Galante, Simone Zanchini, Lisa Mezzacappa, [3], Gabriele Mirabassi, Tellef Øgrim, Trewor Brown, Alessandro Vicard, Michael Fisher, Heinrich von Calnein, Oscar Noriega, Peter_Zummo, Greg_Burk, Antonello Salis, Carlo Atti, Tom_Arthurs, Daniele Del Monaco, Yotam_Haber, Raiz (Almamegretta), Gabriele Coen, Luca Aquino, Francesco Ponticelli, Valeria Sturba, Jean-Francois Pauvros, Samuel Cromwell, Claudio Cojaniz, Alex Turchetti, Aldo Giosué, Giorgia Santoro, Alex Meguire, Sarah Gail Brand le i danzatori e coreografi Roberto Zappalà Cinzia Scordia, Melaku Belay, Jennifer Cabrera, e Florence La Porte, gli artisti visivi Fred Gautnier, Cane Capovolto, "Gli Impresari", the gli scrittori Wu Ming, Andrea Inglese, Stefano Zenni, Federico Fini.
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