Recensione di “Un film fatto per bene” di Franco Maresco

Che si può dire dell’ultimo film di Maresco? Boh, provo ad abbozzare qualche impressione, e sarà necessario l’uso di molti corsivi. Siamo, ovviamente, di fronte all’ennesimo oggetto anomalo rispetto al contesto del cinema nostrano cui siamo tristemente abituati, ma si badi: “un film fatto per bene” è un’anomalia ben preparata e risolta, come la vecchia dissonanza nella forma sonata d’un tempo. La genialità di Maresco è quella di riuscire a rivitalizzare il buon vecchio concetto di skandalon, di ri-attualizzare i codici provocatori espulsi dalla propaganda di regime ma che vivono – fortunatamente – nel cuore del ghetto, di ciò che un tempo la sinistra avrebbe definito cultura popolare (nell’accezione pasoliniana di: parte della società ancora non assimilata dalla cultura borghese). In questo senso, egli è forse l’unico che può permettersi di de-strutturare ciò che in qualsiasi altro emule apparirebbe retorico esercizio di stile, ossia di decretare, dopo Greeneway, dopo la “macchina attoriale” di Bene, dopo Duchamp e compagnia cantando, l’ennesima morte del cinema, l’ennesimo fallimento dell’arte. Se Maresco definisce “l’antimafia come nuova mafia”, con ciò riandando concettualmente (oltre che negli evidenti omaggi filmici) al Pasolini vessato dal PCI, se tutta l’opera di Maresco è una continua messa a fuoco della tematica dei vinti e dei reietti, degli scarti della società, della periferia, del margine, dell’osceno rimosso, allora tutto ciò ha (non può che avere!) delle implicazioni significanti (che differenza c’è tra significato e significante, chiede Maresco al critico ora marzulliano, in una delle scene di “bullizzazione” più estreme dopo “Full Metal Jacket”), relativamente alla ricerca di senso e del moto che porta a scandagliare e a perlustrare i bassifondi dell’anima, a dispetto di ciò che viene dichiarato. La demenza beata pare dunque salvifica, quantomeno nel senso artaudiano di sofferenza, ossessione per il male e superamento dei limiti umani; e dunque il ritorno a Cristo, al francescanesimo, al misticismo, alla preghiera quali significanti estremi, ancora una volta contro corrente, in un eterno andirivieni di sfiancanti inversioni. Ma, ed è qui l’elemento chiave dell’opera, questo processo di catarsi in Maresco (che fine ha fatto? Non lo riconosco più. In convento? Come in convento!) si risolve sempre mediante processo di delega, di proiezione sui suoi personaggi e mai in prima persona (rifugio peccatorum nella stanza in affitto, psicofarmaco come spersonalizzazione e de-pensamento, fuga dal convento, assunzione in cielo). Maresco insomma fa dire agli altri quel che il suo Super Io (banalizzando in termini psicoanalitici) non riesce a fargli dire. Questo forsennato film è dunque l’acme del citazionismo che dal soggetto-Maresco promana fino a investire tutto lo scibile dell’immaginario del nostro tempo che esplode in un puzzle non più ricomponibile (almeno è questo ciò che il regista pare intendere programmaticamente). Il cinema è morto e Maresco fa cinema con gli scarti di macelleria sociale e col brodo delle citazioni… tutti fanno film e Maresco continua a farne anche lui di film. Questa coazione a ripetere è contigua a quella delle convulsioni, dei tic e dei refrain dei suoi personaggi, ed è funzionale a una cosmologia satirica che non trova più appigli con la… Realtà. Il paradosso, il corto circuito di “Un film fatto per bene”, è che siamo di fronte, tutto sommato, a del cinema vecchio (e Maresco lo sa bene), anche se di fatto oggi siamo ancora qui a discutere dell’ennesimo suo oopart come dei folli in cerca di testimonianze aliene, di manufatti che non sono assimilabili dalla nostra cultura infetta da scientismo, clientelismo, clan e cordate di politicamente corretto. Ciò basta a farmi scrivere, in chiusura di questo flusso post visione, che siamo di fronte a qualcosa che riesce a entusiasmarci più che a deprimerci, a darci la carica per continuare a tentare di ricercare fallimentari utopie, come dei novelli, ingenui, incoscienti Ed Wood, come dei cercatori di pepite in una immensa discarica di rifiuti. La depressione di Maresco diventa così atto di denuncia, vera rivolta ascetica contro le brutture del mondo.

Pubblicato da Francesco Cusa

Batterista, compositore, scrittore, è nato a Catania nel 1966. Intraprende lo studio del pianoforte a quattordici anni, poi passa alla batteria facendo seminari con Ettore Fioravanti, Bruno Biriaco, Roberto Gatto, Massimo Manzi. Si trasferisce a Bologna nel 1989, dove si laurea al Dams nel 1994 con la tesi: “Gli elementi extramusicali nella performance jazzistica”. In quell’humus ha modo di collaborare con artisti provenienti da varie parti d’Italia, come Fabrizio Puglisi, Domenico Caliri, Paolo Fresu ecc. In quegli anni fonda il collettivo bolognese “Bassesfere”, assieme ad altri esponenti della musica jazz e di ricerca di quegli anni. Il suo percorso artistico lo porterà a suonare negli anni in Francia, Romania, Croazia, Slovenia, Bosnia/Erzegovina, Serbia, Olanda, Germania, Svizzera, Austria, Ungheria, Norvegia, Spagna, Belgio, Danimarca, Polonia, Usa, Cina, Giappone, Etiopia, Turchia. Successivamente fonda assieme a Paolo Sorge e Carlo Natoli il progetto artistico "Improvvisatore Involontario”, che diventerà una delle label più influenti nel panorama italiano del jazz di ricerca. Da sempre interessato all’interdisciplinarità artistica, è anche scrittore di racconti, romanzi e poesie e ha pubblicato diversi articoli di musicologa e di critica cinematografica presso molte riviste specializzate. Nel corso della sua carriera ha realizzato numerosi lavori di creazione e sonorizzazione di musiche per film, teatrali, letterari, di danza e arti visive, collaborando con noti ballerini, poeti e visual performers. Attualmente è leader dell’FCT TRIO con Tonino Miano e Riccardo Grosso, del FRANCESCO CUSA & THE ASSASSINS con Domenico Caliri, Giovanni Benvenuti, Ferdinando Romano, dell’ensemble: "NAKED MUSICIANS”, del progetto di sonorizzazione di film d'epoca “SOLOMOVIE”, dello spettacolo “DRUMS & BOOKS”, co-leader dei THE LENOX BROTHERS (Cusa/Mimmo/Martino) di FRANCESCO CUSA E GIORGIA SANTORO “The black shoes”, e dello spettacolo musical-teatrale “MOLESTA CRUDELTÀ”. in trio batteria e voce insieme alle attrici Alice Ferlito e Laura Giordani. Il suo Naked Musicians" è un metodo di conduction musicale che è stato realizzato in varie parti del mondo e da cui è stato tratto anche un libro di teoria musicale sulla “conduction”, chiamato, appunto “Naked Performers”. Ha eseguito musiche di Yotam Haber, Emilio Galante, Cristina Zavalloni, Magma, Alfredo Impullitti, Domenico Caliri, Tim Berne e molti altri. Insegna batteria jazz al conservatorio di Messina, dopo molti anni di insegnamento presso i conservatori di Benevento, Monopoli, Frosinone, Lecce, Reggio Calabria. Da alcuni anni alterna la professione del musicista a quella dello scrittore di racconti, romanzi aforismi e poesie - ha scritto due romanzi - "2056" per Ensemble Edizioni (2025) e “Vic” Algra Editore (2021) , due raccolte di racconti- “Novelle Crudeli”, “Racconti Molesti” editi da Eris Edizioni -, due saggi - “Il Surrealismo della Pianta Grassa” edito da Algra Editore (2019), - L’orlo sbavato della perfezione- Algra Editore - (2024) -, cinque raccolte poetiche - “Canti Strozzati” edito da “L’Erudita/Giulio Perrone Editore”, “Stimmate” edito da Algra Editore, “Nei Dintorni Della Civiltà” edito da “Di Felice Editore” (2020), “Il Mondo chiuso” - edito da “Robin Edizioni” (2021) Il giusto premio - Robin Edizioni (2024)-, due raccolte di aforismi “Ridetti e Ricontraddetti” e ”Amare, Dolci Pillole" editi da “Carthago” e “Fotocopie”- e di critico cinematografico per la rivista “Lapis”. Collabora dal settembre 2013 con la rivista "Cultura Commestibile", con scritti di cinema e curando la rubrica "Il Cattivissimo”, dall'agosto 2018 con il giornale on line "Sicilia Report" curando la rubrica "Lo Stiletto”. La sua voce è presente nel "Dizionario del Jazz Italiano" a cura di Flavio Caprera. Di recente è stato vincitore al festival internazionale del libro e della cultura “Etnabook” (2021) con due poesie: “Armenti” e “Ottobre Vuoto”, rispettivamente al primo e secondo posto. Collaborazioni: Paolo Fresu, Tino Tracanna, Attilio Zanchi, Marco Micheli, Bruno Tommaso, Larry Smith, Walter Schmocker, Lauro Rossi, Gianni Gebbia, Fabrizio Puglisi, Stefano De Bonis, Guglielmo Pagnozzi, Domenico Caliri, Luigi Mosso, Edoardo Marraffa, Cristina Zavalloni, Lelio Giannetto, Alberto Capelli, Riccardo Pittau, Mirko Sabatini, Jay Rodriguez, Butch Morris, [1], Michel Godard, Kenny Wheeler, Garbis Dedeian, Steve Lacy, Tim Berne, Stefano D’Anna, Pietro Ciancaglini, Paolino Dalla Porta, Roy Paci, Elliott_Sharp, Saadet Türköz[2], Andy Sheppard, Michael Riessler, Yves Robert, Giorgio Conte, Fred Giuliani, Zu, Mohammed El Bawi, E. Glerum, Assif Tsahar, Natalia M.King, Lionel Rolland , Dj.Pushy, Christophe_Monniot, Tanja Feichtmair, Manu_Codjia, Emil Spany, Arrington_de_Dionyso, Gianluca Petrella, Claudio Lugo, Marco Cappelli, Jean Marc Monteral, Ab_Baars, Ig_Henneman, Danilo Gallo, Beppe Scardino, Francesco Bigoni, Stefano Senni, Piero Bittolo Bon, i Robotobibok, Giovanni Falzone, Tito Magialajo, Enrico Terragnoli, Carlos Zingaro, John_Tilbury, Gianni Lenoci, Billy Bang, Antono Borghini, Pasquale Mirra, Francesco Bearzatti, Amy Denio, Vincenzo Vasi, Mike Cooper, Giorgio Pacorig, Paolo Sorge, Pasquale Innarella, Tony Cattano, Silvia Bolognesi, Leila Adu, Marta Raviglia, Henry Cook, Giacomo Ancillotto, Roberto Raciti, Federico Squassabia, Gaia Mattiuzzi, Dean Bowman, Don_Byron, Peter_van_Bergen, Jan Willem Van Der Ham, Ernst-Ludwig_Petrowsky, Michael Occhipinti, Giovanni Mayer, Eyal Mayoz, Jim Pugliese, Nicole Federici, Mauro Pagani,Ron_Anderson, Francesco Cafiso, Dan Kinzelman, Emilio Galante, Simone Zanchini, Lisa Mezzacappa, [3], Gabriele Mirabassi, Tellef Øgrim, Trewor Brown, Alessandro Vicard, Michael Fisher, Heinrich von Calnein, Oscar Noriega, Peter_Zummo, Greg_Burk, Antonello Salis, Carlo Atti, Tom_Arthurs, Daniele Del Monaco, Yotam_Haber, Raiz (Almamegretta), Gabriele Coen, Luca Aquino, Francesco Ponticelli, Valeria Sturba, Jean-Francois Pauvros, Samuel Cromwell, Claudio Cojaniz, Alex Turchetti, Aldo Giosué, Giorgia Santoro, Alex Meguire, Sarah Gail Brand le i danzatori e coreografi Roberto Zappalà Cinzia Scordia, Melaku Belay, Jennifer Cabrera, e Florence La Porte, gli artisti visivi Fred Gautnier, Cane Capovolto, "Gli Impresari", the gli scrittori Wu Ming, Andrea Inglese, Stefano Zenni, Federico Fini.

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