Mi chiedo spesso quanti, tra coloro che sfilano contro la mafia, la guerra o l’ingiustizia, siano davvero disposti a rifiutare un lavoro ambiguo, a denunciare una truffa nel proprio quartiere, a perdere un’occasione o un privilegio pur di rimanere fedeli a un principio. La maggior parte no. Perché la coerenza costa. E in piazza non si paga. In questo, ho sempre sentito più vicini a me certi artisti che hanno rifiutato il gregge anche quando il gregge sfilava per cause nobili. Penso a Carmelo Bene, che schivava le piazze come si evitano le trappole, e disprezzava l’idea stessa di “partecipazione popolare”. A Pasolini, che denunciava il conformismo del nuovo dissenso borghese con lo stesso fervore con cui smascherava il potere. A Francis Bacon, chiuso nel suo studio-labirinto, lontano da ogni ideologia, dove la carne dipinta valeva più di qualsiasi slogan. A Emil Cioran, che ha fatto del nichilismo e della solitudine una forma estrema di rifiuto dell’adesione. A Samuel Beckett, che non si è mai fatto vedere a nessuna marcia, e ha scritto il più alto teatro della rovina senza chiedere consenso a nessuno. Ma anche a Sottass, che disertò l’architettura modernista e le sue utopie sociali, lavorando sull’inutile e il superfluo come critica radicale. A Jorge Luis Borges, che rifiutò il clamore delle rivoluzioni e guardava con ironica distanza ogni tentazione collettiva. A Thomas Bernhard, che si scagliava contro l’Austria benpensante con un disprezzo troppo feroce per essere incasellato. A Glenn Gould, che smise di suonare in pubblico a trent’anni per dedicarsi all’ascolto puro, solitario, solipsistico. A J.D. Salinger, che sparì volontariamente dalla scena per vivere in silenzio, senza alcun bisogno di prediche o piazze. E poi penso a Antonin Artaud, che non fu mai “compagno” di nessuno, e alla piazza preferì l’urlo scardinato del corpo. A Henry David Thoreau, che contro la guerra non scese in piazza, ma si chiuse in una capanna. A Jean Dubuffet, che rifiutò l’arte colta e marciò da solo verso la bruttezza. A David Foster Wallace, che mostrò l’abisso dell’ironia, ma non si unì a nessun corteo dell’intelligenza. A Mark Rothko, che vietò l’uso decorativo delle sue tele, intuendo la deriva estetizzante del dissenso. A Franz Kafka, che ha descritto meglio di chiunque la burocrazia del potere — e mai ha preso parola in piazza. Ma ci sono anche artisti militanti, radicali, eppure solitari, che hanno diffidato della folla anche quando era “dalla parte giusta”: Leon Ferrari, che mise in croce le burocrazie ecclesiastiche e militari senza mai farsi strumentalizzare dalla sinistra ufficiale argentina. Pina Bausch, che ha politicizzato il gesto individuale, mai la coreografia collettiva. Luis Buñuel, surrealista disobbediente, mai allineato alle sinistre organizzate. Witold Gombrowicz, che visse da esule e rifiutò ogni ruolo politico, restando un bastian contrario anche tra gli antifascisti. Tutti questi artisti hanno preso posizione senza “prendere parte”. Hanno rotto il patto sociale senza bisogno di slogan. Hanno lottato senza pubblico, senza scena, senza selfie. Per quel che vale, nel mio piccolo, anch’io sento ormai il bisogno di sottrarmi. Non mi interessa la giusta causa se è trasformata in liturgia sociale. Mi interessa la diserzione, il prezzo, l’angoscia silenziosa di chi resta fedele anche senza testimoni. Restare ai margini, ma in piedi. A costo di tutto. Perché certi compromessi, una volta fatti, ti restano addosso per sempre. Perché la vera insubordinazione non ha cartelli né cori. Non consola. Non rassicura. È una postura interna. E spesso si chiama solitudine.
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Pubblicato da Francesco Cusa
Batterista, compositore, scrittore, è nato a Catania nel 1966. Intraprende lo studio del pianoforte a quattordici anni, poi passa alla batteria facendo seminari con Ettore Fioravanti, Bruno Biriaco, Roberto Gatto, Massimo Manzi. Si trasferisce a Bologna nel 1989, dove si laurea al Dams nel 1994 con la tesi: “Gli elementi extramusicali nella performance jazzistica”. In quell’humus ha modo di collaborare con artisti provenienti da varie parti d’Italia, come Fabrizio Puglisi, Domenico Caliri, Paolo Fresu ecc. In quegli anni fonda il collettivo bolognese “Bassesfere”, assieme ad altri esponenti della musica jazz e di ricerca di quegli anni. Il suo percorso artistico lo porterà a suonare negli anni in Francia, Romania, Croazia, Slovenia, Bosnia/Erzegovina, Serbia, Olanda, Germania, Svizzera, Austria, Ungheria, Norvegia, Spagna, Belgio, Danimarca, Polonia, Usa, Cina, Giappone, Etiopia, Turchia. Successivamente fonda assieme a Paolo Sorge e Carlo Natoli il progetto artistico "Improvvisatore Involontario”, che diventerà una delle label più influenti nel panorama italiano del jazz di ricerca. Da sempre interessato all’interdisciplinarità artistica, è anche scrittore di racconti, romanzi e poesie e ha pubblicato diversi articoli di musicologa e di critica cinematografica presso molte riviste specializzate. Nel corso della sua carriera ha realizzato numerosi lavori di creazione e sonorizzazione di musiche per film, teatrali, letterari, di danza e arti visive, collaborando con noti ballerini, poeti e visual performers.
Attualmente è leader dell’FCT TRIO con Tonino Miano e Riccardo Grosso, del FRANCESCO CUSA & THE ASSASSINS con Domenico Caliri, Giovanni Benvenuti, Ferdinando Romano, dell’ensemble: "NAKED MUSICIANS”, del progetto di sonorizzazione di film d'epoca “SOLOMOVIE”, dello spettacolo “DRUMS & BOOKS”, co-leader dei THE LENOX BROTHERS (Cusa/Mimmo/Martino) di FRANCESCO CUSA E GIORGIA SANTORO “The black shoes”, e dello spettacolo musical-teatrale “MOLESTA CRUDELTÀ”. in trio batteria e voce insieme alle attrici Alice Ferlito e Laura Giordani. Il suo Naked Musicians" è un metodo di conduction musicale che è stato realizzato in varie parti del mondo e da cui è stato tratto anche un libro di teoria musicale sulla “conduction”, chiamato, appunto “Naked Performers”. Ha eseguito musiche di Yotam Haber, Emilio Galante, Cristina Zavalloni, Magma, Alfredo Impullitti, Domenico Caliri, Tim Berne e molti altri.
Insegna batteria jazz al conservatorio di Messina, dopo molti anni di insegnamento presso i conservatori di Benevento, Monopoli, Frosinone, Lecce, Reggio Calabria.
Da alcuni anni alterna la professione del musicista a quella dello scrittore di racconti, romanzi aforismi e poesie - ha scritto due romanzi - "2056" per Ensemble Edizioni (2025) e “Vic” Algra Editore (2021) , due raccolte di racconti- “Novelle Crudeli”, “Racconti Molesti” editi da Eris Edizioni -, due saggi - “Il Surrealismo della Pianta Grassa” edito da Algra Editore (2019), - L’orlo sbavato della perfezione- Algra Editore - (2024) -, cinque raccolte poetiche - “Canti Strozzati” edito da “L’Erudita/Giulio Perrone Editore”, “Stimmate” edito da Algra Editore, “Nei Dintorni Della Civiltà” edito da “Di Felice Editore” (2020), “Il Mondo chiuso” - edito da “Robin Edizioni” (2021) Il giusto premio - Robin Edizioni (2024)-, due raccolte di aforismi “Ridetti e Ricontraddetti” e ”Amare, Dolci Pillole" editi da “Carthago” e “Fotocopie”- e di critico cinematografico per la rivista “Lapis”. Collabora dal settembre 2013 con la rivista "Cultura Commestibile", con scritti di cinema e curando la rubrica "Il Cattivissimo”, dall'agosto 2018 con il giornale on line "Sicilia Report" curando la rubrica "Lo Stiletto”. La sua voce è presente nel "Dizionario del Jazz Italiano" a cura di Flavio Caprera.
Di recente è stato vincitore al festival internazionale del libro e della cultura “Etnabook” (2021) con due poesie: “Armenti” e “Ottobre Vuoto”, rispettivamente al primo e secondo posto.
Collaborazioni:
Paolo Fresu, Tino Tracanna, Attilio Zanchi, Marco Micheli, Bruno Tommaso, Larry Smith, Walter Schmocker, Lauro Rossi, Gianni Gebbia, Fabrizio Puglisi, Stefano De Bonis, Guglielmo Pagnozzi, Domenico Caliri, Luigi Mosso, Edoardo Marraffa, Cristina Zavalloni, Lelio Giannetto, Alberto Capelli, Riccardo Pittau, Mirko Sabatini, Jay Rodriguez, Butch Morris, [1], Michel Godard, Kenny Wheeler, Garbis Dedeian, Steve Lacy, Tim Berne, Stefano D’Anna, Pietro Ciancaglini, Paolino Dalla Porta, Roy Paci, Elliott_Sharp, Saadet Türköz[2], Andy Sheppard, Michael Riessler, Yves Robert, Giorgio Conte, Fred Giuliani, Zu, Mohammed El Bawi, E. Glerum, Assif Tsahar, Natalia M.King, Lionel Rolland , Dj.Pushy, Christophe_Monniot, Tanja Feichtmair, Manu_Codjia, Emil Spany, Arrington_de_Dionyso, Gianluca Petrella, Claudio Lugo, Marco Cappelli, Jean Marc Monteral, Ab_Baars, Ig_Henneman, Danilo Gallo, Beppe Scardino, Francesco Bigoni, Stefano Senni, Piero Bittolo Bon, i Robotobibok, Giovanni Falzone, Tito Magialajo, Enrico Terragnoli, Carlos Zingaro, John_Tilbury, Gianni Lenoci, Billy Bang, Antono Borghini, Pasquale Mirra, Francesco Bearzatti, Amy Denio, Vincenzo Vasi, Mike Cooper, Giorgio Pacorig, Paolo Sorge, Pasquale Innarella, Tony Cattano, Silvia Bolognesi, Leila Adu, Marta Raviglia, Henry Cook, Giacomo Ancillotto, Roberto Raciti, Federico Squassabia, Gaia Mattiuzzi, Dean Bowman, Don_Byron, Peter_van_Bergen, Jan Willem Van Der Ham, Ernst-Ludwig_Petrowsky, Michael Occhipinti, Giovanni Mayer, Eyal Mayoz, Jim Pugliese, Nicole Federici, Mauro Pagani,Ron_Anderson, Francesco Cafiso, Dan Kinzelman, Emilio Galante, Simone Zanchini, Lisa Mezzacappa, [3], Gabriele Mirabassi, Tellef Øgrim, Trewor Brown, Alessandro Vicard, Michael Fisher, Heinrich von Calnein, Oscar Noriega, Peter_Zummo, Greg_Burk, Antonello Salis, Carlo Atti, Tom_Arthurs, Daniele Del Monaco, Yotam_Haber, Raiz (Almamegretta), Gabriele Coen, Luca Aquino, Francesco Ponticelli, Valeria Sturba, Jean-Francois Pauvros, Samuel Cromwell, Claudio Cojaniz, Alex Turchetti, Aldo Giosué, Giorgia Santoro, Alex Meguire, Sarah Gail Brand le i danzatori e coreografi Roberto Zappalà Cinzia Scordia, Melaku Belay, Jennifer Cabrera, e Florence La Porte, gli artisti visivi Fred Gautnier, Cane Capovolto, "Gli Impresari", the gli scrittori Wu Ming, Andrea Inglese, Stefano Zenni, Federico Fini.
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