Il sogno: Matera metafisica

Ormai io vivo lì. Insegno in conservatorio, in una sorta di Matera che non è Matera, ma che nel sogno è Matera. Insegno in aule quasi sempre crepuscolari, vuote, senza allievi. E io sono lì a fare registri. Sempre registri. Poi, a un certo punto, devo correre. Devo prendere un autobus che mi riporterà — così penso — in Sicilia. E quindi conosco tutto. Conosco le strade di questa Matera che non è Matera. Le frequento, le abito. L’altro giorno ero carico di roba. E sbaglio strada. Una strada che faccio sempre, che conosco perfettamente. Giro a sinistra e finisco in una trazzera. Comincia a piovere. Allora torno indietro, perché mi rendo conto dell’errore. Sarebbe interessante descrivere questi luoghi, ma è difficilissimo. Mi ricordo però una cosa assurda: avevo messo le Birkenstock al contrario, chiuse, per evitare che l’acqua mi entrasse dentro i piedi. Cammino sotto la pioggia, con questo peso addosso. Faccio una salita. Sbaglio ancora. Arrivo nella villa comunale, che conosco benissimo. Giro a sinistra, vedo un’altra trazzera. Capisco di aver sbagliato di nuovo. Rientro nella villa, la attraverso tutta, riprendo a sinistra. Passo in un paesaggio molto suggestivo. Poi scendo. C’è una specie di sottopassaggio. E lì succede un’altra cosa: una donna, molto procace, rimane incastrata con la gonna. Le si vedono le cosce, resta bloccata. Io cerco di passare, quasi addosso a lei, ma faccio una fatica enorme. Lei si scusa. Io continuo. Arrivo — ma è tardi. L’autobus è già partito. Ed è incredibile questa cosa: io conosco perfettamente le aule di questo conservatorio, che è anche inquietante, devo dire. Conosco tutte le strade di questa Matera che non esiste, ma che nel sogno è reale. Conosco l’ubicazione dei palazzi, riconosco i lampioni, ogni singola pianta, la differenza tra le strade non asfaltate e quelle in pietra, le trazzere, ogni angolo, ogni chiostro. E non ci sono sassi, in questa Matera. Ma tutto il resto sì. Tutto.

E allora mi domando: che cos’è questa conoscenza? Come posso sapere con assoluta precisione dove si trovano le vie, i chiostri, le svolte, le pendenze, la consistenza delle strade di una città che non esiste? Come può il mio cervello costruire con tale coerenza topografica un luogo intero, dotarlo di continuità, memoria, orientamento, e farmelo attraversare come se vi avessi vissuto per anni? È pura invenzione? È una capacità combinatoria estrema della mente, che riassembla frammenti reali fino a produrre un territorio autosufficiente? Oppure è accesso a qualcosa che eccede l’individuo — ciò che Steiner chiamerebbe Akasha — un deposito di forme e strutture che non appartengono solo alla biografia, ma a una memoria più vasta? Perché nel sogno non sto “immaginando”: sto ricordando. Ricordando una città che non ho mai visto, ma che conosco in ogni dettaglio. E questa è forse la cosa più inquietante e più affascinante insieme: la precisione. Non l’immagine vaga, ma la mappa esatta. Come se esistesse davvero.
E allora mi domando: che cos’è questa conoscenza? Come posso sapere con assoluta precisione dove si trovano le vie, i chiostri, le svolte, le pendenze, la consistenza delle strade di una città che non esiste? Come può il mio cervello costruire con tale coerenza topografica un luogo intero, dotarlo di continuità, memoria, orientamento, e farmelo attraversare come se vi avessi vissuto per anni? È pura invenzione? È una capacità combinatoria estrema della mente, che riassembla frammenti reali fino a produrre un territorio autosufficiente?

Dal punto di vista neuroscientifico potrei dire che è l’ippocampo, con le sue place cells e grid cells, a generare mappe cognitive coerenti, a simulare ambienti complessi, a riorganizzare ricordi spaziali in configurazioni nuove ma strutturalmente plausibili. Il cervello è una macchina predittiva, una centrale di simulazione continua: non riproduce il mondo, lo modella. E nel sogno, libero dal vincolo sensoriale, può espandere questa funzione fino a costruire intere città con continuità geometrica e memoria interna. Ma questa spiegazione, per quanto elegante, non esaurisce la questione. Perché nel sogno non sto semplicemente “simulando”: sto riconoscendo. Non mi oriento per tentativi, mi oriento per familiarità.

E allora entra in gioco l’altra possibilità, quella metafisica. Se davvero esiste qualcosa come un archivio delle forme, un deposito di strutture, un campo di informazioni che precede e oltrepassa l’individuo — pensiamo a Borges — allora forse non sto inventando nulla. Forse sto attingendo. Forse quelle città non sono creazioni arbitrarie, ma configurazioni possibili già inscritte in una memoria più vasta della mia biografia. La precisione topografica, la continuità delle strade, la riconoscibilità dei luoghi potrebbero essere il segno non di una fantasia potente, ma di un accesso. E la cosa più inquietante è questa: nel sogno non dubito mai. So dove sono. So dove devo andare. È solo al risveglio che quella città si dissolve, lasciando dietro di sé la sensazione netta di aver abitato qualcosa che non posso più trattenere.

Pubblicato da Francesco Cusa

Batterista, compositore, scrittore, è nato a Catania nel 1966. Intraprende lo studio del pianoforte a quattordici anni, poi passa alla batteria facendo seminari con Ettore Fioravanti, Bruno Biriaco, Roberto Gatto, Massimo Manzi. Si trasferisce a Bologna nel 1989, dove si laurea al Dams nel 1994 con la tesi: “Gli elementi extramusicali nella performance jazzistica”. In quell’humus ha modo di collaborare con artisti provenienti da varie parti d’Italia, come Fabrizio Puglisi, Domenico Caliri, Paolo Fresu ecc. In quegli anni fonda il collettivo bolognese “Bassesfere”, assieme ad altri esponenti della musica jazz e di ricerca di quegli anni. Il suo percorso artistico lo porterà a suonare negli anni in Francia, Romania, Croazia, Slovenia, Bosnia/Erzegovina, Serbia, Olanda, Germania, Svizzera, Austria, Ungheria, Norvegia, Spagna, Belgio, Danimarca, Polonia, Usa, Cina, Giappone, Etiopia, Turchia. Successivamente fonda assieme a Paolo Sorge e Carlo Natoli il progetto artistico "Improvvisatore Involontario”, che diventerà una delle label più influenti nel panorama italiano del jazz di ricerca. Da sempre interessato all’interdisciplinarità artistica, è anche scrittore di racconti, romanzi e poesie e ha pubblicato diversi articoli di musicologa e di critica cinematografica presso molte riviste specializzate. Nel corso della sua carriera ha realizzato numerosi lavori di creazione e sonorizzazione di musiche per film, teatrali, letterari, di danza e arti visive, collaborando con noti ballerini, poeti e visual performers. Attualmente è leader dell’FCT TRIO con Tonino Miano e Riccardo Grosso, del FRANCESCO CUSA & THE ASSASSINS con Domenico Caliri, Giovanni Benvenuti, Ferdinando Romano, dell’ensemble: "NAKED MUSICIANS”, del progetto di sonorizzazione di film d'epoca “SOLOMOVIE”, dello spettacolo “DRUMS & BOOKS”, co-leader dei THE LENOX BROTHERS (Cusa/Mimmo/Martino) di FRANCESCO CUSA E GIORGIA SANTORO “The black shoes”, e dello spettacolo musical-teatrale “MOLESTA CRUDELTÀ”. in trio batteria e voce insieme alle attrici Alice Ferlito e Laura Giordani. Il suo Naked Musicians" è un metodo di conduction musicale che è stato realizzato in varie parti del mondo e da cui è stato tratto anche un libro di teoria musicale sulla “conduction”, chiamato, appunto “Naked Performers”. Ha eseguito musiche di Yotam Haber, Emilio Galante, Cristina Zavalloni, Magma, Alfredo Impullitti, Domenico Caliri, Tim Berne e molti altri. Insegna batteria jazz al conservatorio di Messina, dopo molti anni di insegnamento presso i conservatori di Benevento, Monopoli, Frosinone, Lecce, Reggio Calabria. Da alcuni anni alterna la professione del musicista a quella dello scrittore di racconti, romanzi aforismi e poesie - ha scritto due romanzi - "2056" per Ensemble Edizioni (2025) e “Vic” Algra Editore (2021) , due raccolte di racconti- “Novelle Crudeli”, “Racconti Molesti” editi da Eris Edizioni -, due saggi - “Il Surrealismo della Pianta Grassa” edito da Algra Editore (2019), - L’orlo sbavato della perfezione- Algra Editore - (2024) -, cinque raccolte poetiche - “Canti Strozzati” edito da “L’Erudita/Giulio Perrone Editore”, “Stimmate” edito da Algra Editore, “Nei Dintorni Della Civiltà” edito da “Di Felice Editore” (2020), “Il Mondo chiuso” - edito da “Robin Edizioni” (2021) Il giusto premio - Robin Edizioni (2024)-, due raccolte di aforismi “Ridetti e Ricontraddetti” e ”Amare, Dolci Pillole" editi da “Carthago” e “Fotocopie”- e di critico cinematografico per la rivista “Lapis”. Collabora dal settembre 2013 con la rivista "Cultura Commestibile", con scritti di cinema e curando la rubrica "Il Cattivissimo”, dall'agosto 2018 con il giornale on line "Sicilia Report" curando la rubrica "Lo Stiletto”. La sua voce è presente nel "Dizionario del Jazz Italiano" a cura di Flavio Caprera. Di recente è stato vincitore al festival internazionale del libro e della cultura “Etnabook” (2021) con due poesie: “Armenti” e “Ottobre Vuoto”, rispettivamente al primo e secondo posto. Collaborazioni: Paolo Fresu, Tino Tracanna, Attilio Zanchi, Marco Micheli, Bruno Tommaso, Larry Smith, Walter Schmocker, Lauro Rossi, Gianni Gebbia, Fabrizio Puglisi, Stefano De Bonis, Guglielmo Pagnozzi, Domenico Caliri, Luigi Mosso, Edoardo Marraffa, Cristina Zavalloni, Lelio Giannetto, Alberto Capelli, Riccardo Pittau, Mirko Sabatini, Jay Rodriguez, Butch Morris, [1], Michel Godard, Kenny Wheeler, Garbis Dedeian, Steve Lacy, Tim Berne, Stefano D’Anna, Pietro Ciancaglini, Paolino Dalla Porta, Roy Paci, Elliott_Sharp, Saadet Türköz[2], Andy Sheppard, Michael Riessler, Yves Robert, Giorgio Conte, Fred Giuliani, Zu, Mohammed El Bawi, E. Glerum, Assif Tsahar, Natalia M.King, Lionel Rolland , Dj.Pushy, Christophe_Monniot, Tanja Feichtmair, Manu_Codjia, Emil Spany, Arrington_de_Dionyso, Gianluca Petrella, Claudio Lugo, Marco Cappelli, Jean Marc Monteral, Ab_Baars, Ig_Henneman, Danilo Gallo, Beppe Scardino, Francesco Bigoni, Stefano Senni, Piero Bittolo Bon, i Robotobibok, Giovanni Falzone, Tito Magialajo, Enrico Terragnoli, Carlos Zingaro, John_Tilbury, Gianni Lenoci, Billy Bang, Antono Borghini, Pasquale Mirra, Francesco Bearzatti, Amy Denio, Vincenzo Vasi, Mike Cooper, Giorgio Pacorig, Paolo Sorge, Pasquale Innarella, Tony Cattano, Silvia Bolognesi, Leila Adu, Marta Raviglia, Henry Cook, Giacomo Ancillotto, Roberto Raciti, Federico Squassabia, Gaia Mattiuzzi, Dean Bowman, Don_Byron, Peter_van_Bergen, Jan Willem Van Der Ham, Ernst-Ludwig_Petrowsky, Michael Occhipinti, Giovanni Mayer, Eyal Mayoz, Jim Pugliese, Nicole Federici, Mauro Pagani,Ron_Anderson, Francesco Cafiso, Dan Kinzelman, Emilio Galante, Simone Zanchini, Lisa Mezzacappa, [3], Gabriele Mirabassi, Tellef Øgrim, Trewor Brown, Alessandro Vicard, Michael Fisher, Heinrich von Calnein, Oscar Noriega, Peter_Zummo, Greg_Burk, Antonello Salis, Carlo Atti, Tom_Arthurs, Daniele Del Monaco, Yotam_Haber, Raiz (Almamegretta), Gabriele Coen, Luca Aquino, Francesco Ponticelli, Valeria Sturba, Jean-Francois Pauvros, Samuel Cromwell, Claudio Cojaniz, Alex Turchetti, Aldo Giosué, Giorgia Santoro, Alex Meguire, Sarah Gail Brand le i danzatori e coreografi Roberto Zappalà Cinzia Scordia, Melaku Belay, Jennifer Cabrera, e Florence La Porte, gli artisti visivi Fred Gautnier, Cane Capovolto, "Gli Impresari", the gli scrittori Wu Ming, Andrea Inglese, Stefano Zenni, Federico Fini.

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