La Struttura

A me ormai interessa una sola cosa: la struttura. Pioggia, vento, temporali, grandine, bufere: la struttura regge. Tutto il resto è rumore. Tutti dicevano che non avrebbe retto: “Non durerà, rifalla col cemento, fai una tettoia, rinforzala”. La solita favola della casa dei tre porcellini. E invece la struttura è lì. Regge. Duecentoquaranta euro, comprata su Amazon, una struttura pensata per i paesi nordici, figurarsi per la Sicilia, ma tutti replicavano “ahahahaha” — e invece eccola lì, in piedi, maestosa. Perfino chi l’ha montata ha dovuto ammettere “non credevo: la compro pure io”. Questa è l’unica soddisfazione rimasta: la struttura. Perché la struttura non è soltanto ferro, viti e tela; è un simbolo. È la prova che qualcosa può resistere mentre passano pioggia, vento, grandine, bufere, anni. Il mio obiettivo è uno solo: che la struttura resti. Anche quando io non ci sarò più. Quando qualcuno entrerà in casa — chi verrà dopo — e vedrà quella struttura ancora lì, e la fotograferà pensando: è ancora qui, resiste, resiste, resiste… ecco io avrò trionfato. La struttura va oltre la filosofia de “I Sepolcri” di Foscolo, oltre la memoria retorica dei monumenti: è una presenza che continua, una cosa che rimane come un monolite di plastica e ferro. È una scommessa reale. Perché se quella struttura regge agli agenti atmosferici, alle tempeste, alle catastrofi… allora avrò avuto ragione su tutto. E se avrò avuto ragione per questo particolare, allora questa sineddoche, questa cosa che “resiste” simboleggerà la verità di questa mia intuizione, una una prova metafisica incarnata nella materia. La mia vita — di musicista, di scrittore, di organizzatore, di quello che volete — sara stata allora tutta tesa a realizzare la struttura. La struttura come simbolo del mio essere nel mondo. Non semplicemente un oggetto, ma una forma concreta del modo in cui un’esistenza prende forma nelle cose che costruisce, abita e lascia dietro di sé. In quella struttura passano tutti i miei pensieri, i miei concerti, le mie letture, i miei studi, i miei scritti. È la mia piccola architettura dell’esistenza, la mia Arcadia possibile, la mia weltanschauung resa materia. Tutto lì dentro: nella struttura. E se permane avrò vinto la mia battaglia”.

Pubblicato da Francesco Cusa

Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.

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