ATLANTE INTERIORE: Carme VIII: Museo delle Verità

Entrai in una sala silenziosa
Dove le idee giacevano come animali imbalsamati.

Ogni teca conteneva una promessa, era il marzo con la sua estetica promiscua
A rendere incerto il mio passo di fronte alla redenzione della storia.
Una luce fredda cadeva sui relitti dei miei pensieri
A dispetto della frizzante calura che pressava dall’esterno sulle pareti fossili.

La cripta dei miei pensieri, così poco domestica, la visitavo dunque
Nella confusione fra sogno e pensiero che caratterizza il risveglio
Come un paleontologo speranzoso di ritrovare il Paradiso perduto
Perché vano è sperare di conservare più del frammento
E ogni intero è solo una menzogna ben illuminata.

Provai a ricordare
Ma ogni immagine si ritraeva come un animale disturbato
E mi restituiva la versione contaminata e molteplice
Di una casa che in quelle regioni indefinite frequento.

E come testimoni che non concordano
I misteriosi inquilini del fatiscente palazzo
Parevano farsi beffe dei miei sforzi di memoria
Rivelando nel disfacimento corporeo e dei loro volti
Che ciò che avevo visto non apparteneva alla memoria
Ma alla sottrazione della regione dei sensi.

Restò soltanto una pressione muta, un’evidenza senza figura
Che nessun nome riusciva a trattenere
Una certezza senza appello che al risveglio si sgretola senza rumore
Il frutto di una logica che non richiede prove.

Pubblicato da Francesco Cusa

Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.

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