

Ieri sul finire della serata e nell’indifferenza più totale si è svolta una sgangherata festicciuola celebrante l’ingresso nella terza età e il fallimento assoluto della carriera musicale e letteraria del sottoscritto. I locali erano quelli rinomati della superba pizzeria Dietro Le Mura Pizzeria Aci Castello del mitico Salvo Curcuruto, appositamente allestiti per ospitare questo evento di cui nessuno sentiva francamente il bisogno.
Era presente un drappello di disperate e disperati – donne sull’orlo della crisi isterica, uomini più volte ospedalizzati e affetti da depressioni abbastanza marcate – giunti nel dopo cena, smarriti e spaesati come una delegazione del governo cinese in visita nei meandri del quartiere di San Cristoforo.
Come la comitiva di anziani in gita turistica a San Giovanni Rotondo, par rianimarsi e ricompattarsi allo strombazzare dell’autista del pullman, così lo sparuto e disomogeneo gruppo andava adunandosi al mio bramato avvento, sollevando così gli invitati da una coatta convivialità fra estranei.
Intorno alle 22,45, la truppa capeggiata dal mastodontico Senatore Mario Michele Giarrusso, faceva cosi irruzione nei locali interni della pizzeria, erroneamente ritenuti più freschi rispetto alla cocente notte di luglio, che tanta morìa di bestie aveva recato presso la popolazione indigena.
Riuniti così al fine in una sorta di consesso che richiamava certe liturgie da chiesa evangelista fuori porta, questi scarti della società finivano con lo sperimentare lo sconcerto per il “nulla di fatto”, l’inerte vacuità dell’esserci senza uno scopo. Pian piano, divorati come erano dall’imbarazzo, ciascuno dei reietti cominciava a sentire il bisogno di “riempire il vuoto”: c’era chi beveva più del richiesto, chi trovava la scusa di recarsi più volte in bagno, chi accusava dolori improvvisi, chi bramava la torta, chi come Vincenzo Gangi palesava un agghiacciante e vitreo immobilismo, una sorta di paresi maxillo-facciale che rimandava a certi vecchi film con Bela Lugosi. Di peggio era dato assistere solo all’imbarazzante vena giovanilistica di Francesco Gennaro, conclamatasi in adolescenziali gragnuole di pugni, risate e urla irrelate, messa in mostra di piedi ignudi e molestie varie. Per fortuna, all’arrivo delle torte gelato, tale triste pantomima trovava un agognato momento di cambio del paradigma, grazie all’assalto al bancone. Ciò non esimeva tuttavia a tre signore di appartarsi in un altro tavolo con tanto di computer per consumare la visione di un recente matrimonio. Dopo la ridicola apertura dei regali, il bisogno di fuggire è parso farsi intollerabile ai più, e occorre rimarcare l’iniziativa meritoria della deliziosa Giorgia Crimi, la quale adducendo improbabili scuse, dava il “la” al fuggi fuggi generale, ponendo così fine a una serata orrenda, alleviata solamente dagli sguardi mollati di sguincio al vestitino rosso e alle forme di Rossella Russo.
Lascio alla volontà degli altri la facoltà di taggarsi per essere ricordati a futura memoria.
CONSIDERAZIONI FINALI: dopo anni di esperimenti condotti in passato con la “Festa Triste”, posso affermare che anche l’esperimento “K-947” condotto in “esterna” è perfettamente riuscito. Si rimanda a documentazione in allegato.
(Francescos Cusas per conto di “Istituzione Riabilitativa Soggettività Instabili”).
Foto e video Claudia Scavone


