Una mia interpretazione del CANTO XXVII di Ezra Pound.

Questo è una delle poesie più ostiche da interpretare. Intanto ecco il testo.

Formando di disio nuova persona
Uno è morto, l’altro alla malora
Et quant au troisième
Il est tombé dans le
De sa femme, on ne le reverra pas,
sumne fugel othbaer:
«Notò che c’eran due centimetri
Di colore, e calcolò,
Speronando, l’età
Della corazzata.» «Non chiamata più
Dannata Porta-ghesa, ma
L’alleata più antica d’Inghilterra.» «Soste in zone
tranquille,
Se possibile, agli uomini si deve dar cibo e riposo,
Gli ufficiali invece…»
Dieci milioni di microbi nella faccia,
«Rischio che si corre
Due volte circa all’anno in ricerche tubercolari, Dr.
Spahlinger…»
«J’ai obtenu» disse M. Curie, o un altro scienziato
«Una bruciatura guarita in sei mesi»,
E continuò a sperimentare.
L’Inghilterra di là nel buio pesto,

La Russia di là nel buio pesto,
Gli ultimi ruderi della civiltà…
Ed elessero un Principe dei Pensatori
poiché c’eran tanti mai principi,
Ed elessero un Monsieur Brisset
Che affermava l’uomo disceso dalla rana;
Poi da un portinaio picchiatello
Per poco non facevano un deputato,
Per protestare contro il terremoto di Messina.
Quell’anno cantava il Bucintoro,
1908, 1909, 1910, c’era
Una vecchia lavandaia che battendo sull’asse,
Circa il 1920, con voce stridula,
Cantava «Stretti!» e quella fu l’ultima,
Fino a quest’anno, ’27, Hotel Angioli, Milano,
Con un’aria Clara d’Ellébeuse,
Dagli occhi lacuali e di Volpe,
Con un’aria «Benette joue la Valse des Elfes»
Nel salotto di quell’albergo commerciale,
Due signorine con aria di provincia:
«No, noi siamo mercanti Croati, con commercianti,
Non c’è nulla d’insolito nella nostra storia.»
«No, non per vendere, per comprare.»

E lui era editore di musica,
Quel tipo che riportò una testa ristretta, indiana,
Disossata, unta, dalla Bolivia, disse:
«Sì, v’andai. Non ho potuto capire il mercato,
Dopo molto che avevamo rifuse le lastre,
Ricevemmo un’ordinazione, 200 copie, Perù,
O qualche stazione del Cile.»
Egli vi portò «Floradora» in fogli,
E riportò una mummia, testa rossa.
Con un’aria Clara d’Ellébeuse, cantando «Stretti».

Sed et universus quoque ecclesiae populus,
Tutti accorsero a costruire il duomo,
V’andarono come un uomo solo, senza capitani,
E la proporzione perfetta s’incorporò;
«Da Glelmo ciptadin» — dice la pietra — «per so amore,
E tua fo l’opra Nicolao scolptore»
Quale si sia il significato.
E scrissero di anno in anno,
Raffinarono il criterio,
O sorsero col profondarsi delle cime;
Brumaire, Fructidor, Pétrograd.
E tovarisch steso nel vento
E il sole sovrastava il vento,
Nell’aria tre forme divennero
E gli aleggiarono intorno,
fin che disse:

Questa è meccanica antica,
già ne abbiam sentito parlare.

E l’onda fu come foresta
Dove il vento è imponderabile sulle foglie,
Ma irrequieto,
tal che suono insegue suono.
Cariti, nate d’Afrodite e dal vino.

Squadrata pietra su pietra.
Ma in sogno, nel dormiveglia,
L’aria s’infiorava;
vermene dov’era solo onda di vento;
Rami mossi, senza radice,
da Helios.
E le Cariti si chinarono su tovarisch.
Queste sono le fatiche di tovarisch.
Quel tovarisch, steso in terra,
Sorse, e distrusse la sede dei tiranni,

Poi tovarisch rigiaceva in terra
E le Cariti si chinarono su tovarisch.

Ecco le fatiche di tovarisch;
Distrusse la sede dei tiranni,
E insorse, delirando,
Poi se ne andò per sdraiarsi in terra
E le Cariti si chinarono su tovarisch.

Quel tovarisch maledì a casaccio, e benedisse,
Ecco le fatiche di tovarisch.
Dicendo:
«Cadmo mi sementò in terra
E col trentesimo autunno
Torno alla terra che mi creò.
Che i rimasti cinque badino ad erigere le mura;

Io non erigo, io non raccolgo.
Qui venne Cadmo con le navi d’oro,
E contro l’intelletto combatté,
Cadmo con le prore dorate. Nulla
Io erigo, e non raccolgo
Nulla; col trentesimo autunno
Dormo, non dormo, imputridisco
E non erigo mura.
Dove le mura di Eblis
A Ventadour, ora ci sono pecchie,
In quella corte, erba a lor piacere,
Che riportano nelle crepe
Dove smantellata pietra impende su pietra.
Io non ho mai navigato con Cadmo,
mai alzato pietra sopra pietra.»

«Cotto e divorato tovarisch!
Cotto e divorato tovarisch, ragazzo mio,»
Ecco la tua storia. E poi su, di nuovo,
A scagliarti contro. Mai posto pietra su pietra.»

«L’aria sboccia in foglie.»
«Lì pende un acanto in fiore,
Sai distinguere il basso dall’alto?»

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Il Canto XXVII di Pound mi è sembrato, a una prima lettura, quasi inafferrabile. Salti continui, frammenti, nomi, lingue diverse, episodi che sembrano arrivare da mondi che non hanno nulla a che fare l’uno con l’altro. E invece, continuando a leggerlo, ho avuto la sensazione che tutto ruotasse attorno a una domanda molto semplice: che cosa resta davvero dopo che abbiamo distrutto qualcosa?

Pound passa dalla guerra alla scienza, dall’Inghilterra alla Russia, dalla satira al ricordo, dalla rivoluzione alla costruzione del duomo. Non sviluppa un discorso nel senso tradizionale. Accosta materiali. Li fa cozzare. Quasi li monta. Ed è proprio questo modo di procedere che mi torna molto anche musicalmente: non tema, sviluppo e conclusione, ma blocchi, ritorni, fenditure, immagini che si richiamano a distanza.

A un certo punto arriva il duomo. Tutti partecipano alla costruzione, la proporzione prende forma, la pietra viene lavorata, sistemata, alzata. Questa immagine mi sembra centrale: pietra su pietra. Non basta desiderare una forma, bisogna costruirla. E costruire significa misura, pazienza, tecnica, lavoro, durata.

Subito dopo arrivano Brumaio, Fruttidoro, Pietrogrado. Rivoluzioni. Rovesciamenti. Il “tovarisch”, il compagno rivoluzionario, si solleva, distrugge la sede dei tiranni, cade, torna a sollevarsi, delira, viene consumato dalla stessa energia che lo ha mosso. Ed è qui che Pound diventa feroce: distruggere non significa costruire.

Il punto non è difendere il vecchio ordine. Non mi sembra questo. Il punto è un altro: una forza storica può essere immensa, persino necessaria, ma se non riesce a trasformarsi in forma resta soltanto forza. La rivoluzione abbatte, ma poi? Che cosa edifica? Che cosa lascia?

Per questo entra Cadmo. Cadmo porta con sé il mito della fondazione, della città, delle mura. E il canto insiste proprio lì: erigere mura, alzare pietra sopra pietra. Il tovarisch invece dice di non avere costruito nulla, di non avere raccolto nulla. Torna alla terra. Imputridisce. Come se tutta quella energia non fosse riuscita a trasformarsi in permanenza.

Poi compare Ventadour, il mondo dei trovatori ormai ridotto a rovina, erba, api, pietre smantellate. Anche ciò che è stato grande può disfarsi. Ma almeno qualcosa era stato costruito. Una lingua, una forma, una civiltà, una musica.

E il finale mi sembra bellissimo proprio perché diventa improvvisamente essenziale. Il rivoluzionario viene “cotto e divorato”, poi torna ancora a scagliarsi contro qualcosa. Sempre contro. Ma Pound conclude: “Mai posto pietra su pietra.”

Ed eccola, credo, la vera accusa del canto. Non contro il cambiamento, ma contro una forza incapace di diventare forma.

Subito dopo l’aria sboccia in foglie, compare l’acanto in fiore, e arriva quella domanda quasi infantile e terribile: “Sai distinguere il basso dall’alto?”

Forse è tutto qui.

Sapere distinguere ciò che cresce da ciò che consuma. Ciò che costruisce da ciò che semplicemente reagisce. La forza dalla forma. Il gesto dalla durata.

Ed è forse per questo che questo canto, alla fine, mi riguarda anche come musicista. Perché nell’improvvisazione come nella composizione l’energia da sola non basta. Puoi produrre tensione, rumore, movimento, persino bellezza momentanea. Ma la vera questione è sempre la stessa: riesci a mettere pietra su pietra senza uccidere ciò che è vivo?

Pound, nel Canto XXVII, mi sembra chiedere esattamente questo.

Pubblicato da Francesco Cusa

Batterista, compositore, scrittore, è nato a Catania nel 1966. Intraprende lo studio del pianoforte a quattordici anni, poi passa alla batteria facendo seminari con Ettore Fioravanti, Bruno Biriaco, Roberto Gatto, Massimo Manzi. Si trasferisce a Bologna nel 1989, dove si laurea al Dams nel 1994 con la tesi: “Gli elementi extramusicali nella performance jazzistica”. In quell’humus ha modo di collaborare con artisti provenienti da varie parti d’Italia, come Fabrizio Puglisi, Domenico Caliri, Paolo Fresu ecc. In quegli anni fonda il collettivo bolognese “Bassesfere”, assieme ad altri esponenti della musica jazz e di ricerca di quegli anni. Il suo percorso artistico lo porterà a suonare negli anni in Francia, Romania, Croazia, Slovenia, Bosnia/Erzegovina, Serbia, Olanda, Germania, Svizzera, Austria, Ungheria, Norvegia, Spagna, Belgio, Danimarca, Polonia, Usa, Cina, Giappone, Etiopia, Turchia. Successivamente fonda assieme a Paolo Sorge e Carlo Natoli il progetto artistico "Improvvisatore Involontario”, che diventerà una delle label più influenti nel panorama italiano del jazz di ricerca. Da sempre interessato all’interdisciplinarità artistica, è anche scrittore di racconti, romanzi e poesie e ha pubblicato diversi articoli di musicologa e di critica cinematografica presso molte riviste specializzate. Nel corso della sua carriera ha realizzato numerosi lavori di creazione e sonorizzazione di musiche per film, teatrali, letterari, di danza e arti visive, collaborando con noti ballerini, poeti e visual performers. Attualmente è leader dell’FCT TRIO con Tonino Miano e Riccardo Grosso, del FRANCESCO CUSA & THE ASSASSINS con Domenico Caliri, Giovanni Benvenuti, Ferdinando Romano, dell’ensemble: "NAKED MUSICIANS”, del progetto di sonorizzazione di film d'epoca “SOLOMOVIE”, dello spettacolo “DRUMS & BOOKS”, co-leader dei THE LENOX BROTHERS (Cusa/Mimmo/Martino) di FRANCESCO CUSA E GIORGIA SANTORO “The black shoes”, e dello spettacolo musical-teatrale “MOLESTA CRUDELTÀ”. in trio batteria e voce insieme alle attrici Alice Ferlito e Laura Giordani. Il suo Naked Musicians" è un metodo di conduction musicale che è stato realizzato in varie parti del mondo e da cui è stato tratto anche un libro di teoria musicale sulla “conduction”, chiamato, appunto “Naked Performers”. Ha eseguito musiche di Yotam Haber, Emilio Galante, Cristina Zavalloni, Magma, Alfredo Impullitti, Domenico Caliri, Tim Berne e molti altri. Insegna batteria jazz al conservatorio di Messina, dopo molti anni di insegnamento presso i conservatori di Benevento, Monopoli, Frosinone, Lecce, Reggio Calabria. Da alcuni anni alterna la professione del musicista a quella dello scrittore di racconti, romanzi aforismi e poesie - ha scritto due romanzi - "2056" per Ensemble Edizioni (2025) e “Vic” Algra Editore (2021) , due raccolte di racconti- “Novelle Crudeli”, “Racconti Molesti” editi da Eris Edizioni -, due saggi - “Il Surrealismo della Pianta Grassa” edito da Algra Editore (2019), - L’orlo sbavato della perfezione- Algra Editore - (2024) -, cinque raccolte poetiche - “Canti Strozzati” edito da “L’Erudita/Giulio Perrone Editore”, “Stimmate” edito da Algra Editore, “Nei Dintorni Della Civiltà” edito da “Di Felice Editore” (2020), “Il Mondo chiuso” - edito da “Robin Edizioni” (2021) Il giusto premio - Robin Edizioni (2024)-, due raccolte di aforismi “Ridetti e Ricontraddetti” e ”Amare, Dolci Pillole" editi da “Carthago” e “Fotocopie”- e di critico cinematografico per la rivista “Lapis”. Collabora dal settembre 2013 con la rivista "Cultura Commestibile", con scritti di cinema e curando la rubrica "Il Cattivissimo”, dall'agosto 2018 con il giornale on line "Sicilia Report" curando la rubrica "Lo Stiletto”. La sua voce è presente nel "Dizionario del Jazz Italiano" a cura di Flavio Caprera. Di recente è stato vincitore al festival internazionale del libro e della cultura “Etnabook” (2021) con due poesie: “Armenti” e “Ottobre Vuoto”, rispettivamente al primo e secondo posto. Collaborazioni: Paolo Fresu, Tino Tracanna, Attilio Zanchi, Marco Micheli, Bruno Tommaso, Larry Smith, Walter Schmocker, Lauro Rossi, Gianni Gebbia, Fabrizio Puglisi, Stefano De Bonis, Guglielmo Pagnozzi, Domenico Caliri, Luigi Mosso, Edoardo Marraffa, Cristina Zavalloni, Lelio Giannetto, Alberto Capelli, Riccardo Pittau, Mirko Sabatini, Jay Rodriguez, Butch Morris, [1], Michel Godard, Kenny Wheeler, Garbis Dedeian, Steve Lacy, Tim Berne, Stefano D’Anna, Pietro Ciancaglini, Paolino Dalla Porta, Roy Paci, Elliott_Sharp, Saadet Türköz[2], Andy Sheppard, Michael Riessler, Yves Robert, Giorgio Conte, Fred Giuliani, Zu, Mohammed El Bawi, E. 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