Alcuni miei aforismi (1)

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  • Mentre ascolto una noiosa conferenza di Fusaro sui limiti violati dall’uomo nella tragedia greca, passa un culo, e io sperimento direttamente la natura del mio essere caduco, ossia, mortale, in ciò confutando in un lampo – empiricamente – tutto quello che il faticoso ordito del filosofo, paradossalmente, nega.
  • Un vero maestro fa mostra dei propri “difetti” trasformando questi ultimi in preziose virtù.
  • Stanotte ho sognato la bergére di Bernhard. È stato terrificante. Stava lì ferma. Fissa. Pulsava d’una densità oggettuale.
  • “Sacro” significa sacrificio. Comunione tra sacrificatore e vittima. Quando vi sciacquate la bocca con questa parola, occorre siate consapevoli che senza sacrificare il vostro corpo e la vostra  anima sull’altare del vostro miserabile interesse, state semplicemente bestemmiando.
  • Caro filosofo teoretico e scienziato della logica, la Verità ti prenderà sempre dietro le spalle, e come un vampiro ti azzannerà il collo.
  • Non ci vuole molto a scrivere una poesia. Giusto il tempo di un battito di ciglia di Brahma.
  • Un istante è per sempre.
  • Cosa c’è di più triste di “All The Things You Are” suonata bene?
  • I bar notturni d’inverno. Adoro questi luoghi. Sembrano navi nelle tenebre degli oceani in tempesta. Dentro pochi uomini della ciurma e il capitano alla cassa.
  • L’isterismo regna sovrano sotto maschere carnascialesche che mimano i sessi.
  • Ciò che vivo, paradossalmente, non mi riguarda.
  • In mezzo alle gambe ho oramai solo un perenne vortice che dà sul Nulla.
  • La scienza attuale è un gatto di Schrödinger che si morde la coda senza essere visto.
  • “Mah!… (pausa lunga)… ‘A ‘chi sapemu!” (“Cosa mai ne potremo sapere!”). Classica frase catanese pronunciata, di solito, da vecchi corrotti nell’anima e con un piede nella fossa, atta a vincere l’imbarazzo del silenzio in occasione di un funerale, di un ricovero ospedaliero di conoscenti, o, semplicemente, funzionale al superamento dell’angoscia relativa al repentino tacere susseguente a considerazioni generali sullo scibile, o, ancor meglio, dopo la presa d’atto di una notizia che annuncia un qualche fatto straordinario che sconcerta.

Pubblicato da Francesco Cusa

Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.

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