Mentre ascolto una noiosa conferenza di Fusaro sui limiti violati dall’uomo nella tragedia greca, passa un culo, e io sperimento direttamente la natura del mio essere caduco, ossia, mortale, in ciò confutando in un lampo – empiricamente – tutto quello che il faticoso ordito del filosofo, paradossalmente, nega.
Un vero maestro fa mostra dei propri “difetti” trasformando questi ultimi in preziose virtù.
Stanotte ho sognato la bergére di Bernhard. È stato terrificante. Stava lì ferma. Fissa. Pulsava d’una densità oggettuale.
“Sacro” significa sacrificio. Comunione tra sacrificatore e vittima. Quando vi sciacquate la bocca con questa parola, occorre siate consapevoli che senza sacrificare il vostro corpo e la vostra anima sull’altare del vostro miserabile interesse, state semplicemente bestemmiando.
Caro filosofo teoretico e scienziato della logica, la Verità ti prenderà sempre dietro le spalle, e come un vampiro ti azzannerà il collo.
Non ci vuole molto a scrivere una poesia. Giusto il tempo di un battito di ciglia di Brahma.
Un istante è per sempre.
Cosa c’è di più triste di “All The Things You Are” suonata bene?
I bar notturni d’inverno. Adoro questi luoghi. Sembrano navi nelle tenebre degli oceani in tempesta. Dentro pochi uomini della ciurma e il capitano alla cassa.
L’isterismo regna sovrano sotto maschere carnascialesche che mimano i sessi.
Ciò che vivo, paradossalmente, non mi riguarda.
In mezzo alle gambe ho oramai solo un perenne vortice che dà sul Nulla.
La scienza attuale è un gatto di Schrödinger che si morde la coda senza essere visto.
“Mah!… (pausa lunga)… ‘A ‘chi sapemu!” (“Cosa mai ne potremo sapere!”). Classica frase catanese pronunciata, di solito, da vecchi corrotti nell’anima e con un piede nella fossa, atta a vincere l’imbarazzo del silenzio in occasione di un funerale, di un ricovero ospedaliero di conoscenti, o, semplicemente, funzionale al superamento dell’angoscia relativa al repentino tacere susseguente a considerazioni generali sullo scibile, o, ancor meglio, dopo la presa d’atto di una notizia che annuncia un qualche fatto straordinario che sconcerta.
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Pubblicato da Francesco Cusa
Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.
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