Sogno del 15/3/2024: la Catania araba

… giungo dopo molto cammino verso una sorta di Catania Sud, dove avrei parcheggiato la macchina dopo una misteriosa festa ad Acitrezza (per assurdo percorro e piedi la strada da Acitrezza fino a San Pietro Clarenza, e poi da lì scendo verso la città. Anche nel sogno mi chiedo dove avrò lasciato la mia autovettura). Giunto in una sorta di Porta Aci “portale”, situata in realtà poco dopo San Giovanni Galermo, vedo aprirsi una straordinaria Catania dalle influenze architettoniche arabe, la osservo distendersi con le sue bianche case e declinare fino all’abbacinante mare che vagola sullo sfondo. Mi addentro così dentro un dedalo di chiostri e portici, con molti hammam a cielo aperto, la sublime loggia del Gufo, dalle cui vetrate scorgo pregiatissime opere risalenti alla cultura egizia, il prestigioso hotel “Enkfurt”, che si protende con la sua struttura cubica per parecchi isolati secondo un inganno prospettico sofisticato, e la celebre tortuosa via ad “S” che rimanda ad altri percorsi della città alta. Cammino su pavimenti levigatissimi di un nero grafite, accompagnato dalle melodie arabe che i vari gruppi sparsi agli angoli delle strade spandono con leggiadra maestria. Di tanto in tanto entro dentro curatissime stanze di legno, dove coppie di turisti entrano per denudarsi, richiamati dalla bacchetta della donna in burqa che sovrintende il rispetto del luogo… mi sveglio.

Pubblicato da Francesco Cusa

Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.

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