Recensione de“Il tempo che ci vuole” di Francesca Comencini

Raramente mi sono ritrovato a provare emozioni così forti in un film. “Il tempo che ci vuole” di Francesca Comencini è il racconto molto personale di momenti vissuti dalla regista con il padre, Luigi Comencini. È un inno al cinema, alla bellezza dell’arte che fiorisce dai traumi, dalle spine, dalla sofferenza, dalla droga. Inoltre è uno spaccato dell’Italia fascinosa e oscura di quegli anni, della strage di Piazza Fontana del rapimento e dell’uccisione di Moro, ecc. ecc. 

Raramente il nostro cinema contemporaneo si è concesso una prova così potente e al contempo delicata, poetica e violenta, soave e devastante. La regista mette a nudo senza pietà la sua personale “recherche”, e ne vien fuori un affresco di assoluta, adamantina bellezza. Il film raggiunge livelli di densità a tratti difficilmente sostenibile, anche grazie alle straordinarie prove di Fabrizio Gifuni, Romana Maggiora Vergano, Anna Mangiocavallo, densità che non molla lo spettatore neanche per un attimo: nella magia dell’infanzia, nel dramma della tossicità, nella simbiosi del rapporto padre-figlia che trova la catarsi nell’emozionante finale. La ricostruzione della scene girate durante la realizzazione del celebre “Pinocchio”, con la piccola Francesca a impallare il campo della ripresa, le infinite citazioni del cinema del passato così tanto amato da Luigi Comencini, la ricchezza solenne dei dialoghi, regala al nostro tempo una delle migliori opere cinematografiche di sempre. 

Prestate ascolto: non perdetelo. 

Pubblicato da Francesco Cusa

Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.

2 pensieri riguardo “Recensione de“Il tempo che ci vuole” di Francesca Comencini”

Rispondi