C’è un passaggio delle Supplici di Euripide che, se preso sul serio, non è un frammento di teatro antico, ma una teoria politica compressa. E, come spesso accade, proprio ciò che è più radicale resta invisibile perché è detto con troppa chiarezza. Nel dialogo tra Teseo e l’araldo non c’è solo retorica: c’è una frattura strutturale. Da una parte il potere che si concentra, dall’altra una città che esiste solo se l’uguaglianza non è una parola ma una condizione operativa. Teseo non fa filosofia: individua il punto esatto in cui il potere si deforma. Il tiranno è il peggio che possa accadere a una città, non per moralismo, ma perché piega la legge a sé. Dove governa uno solo, la legge smette di essere un dispositivo comune: diventa proprietà privata. L’uguaglianza non viene negata a parole: viene svuotata nei fatti. E qui introduce il primo nodo: la legge scritta come condizione materiale dell’uguaglianza. Dove la legge è pubblica, il povero e il ricco stanno sullo stesso piano, il debole può rispondere al potente, il piccolo può prevalere sul grande, se la giustizia regge. Non è idealismo: è equilibrio delle forze. Ma il punto decisivo arriva subito dopo. Teseo definisce la libertà con una formula che oggi risulta quasi intollerabile per la sua semplicità: «Chi vuole parlare in pubblico per fare qualche proposta utile alla città?» Qui salta tutto. Non rappresentanza. Non delega. Non intermediazione. Accesso diretto. Chi vuole parla. Chi non vuole tace. E dentro questa banalità apparente c’è un principio che abbiamo rimosso: l’accesso alla parola è accesso al potere. Non esiste altra definizione concreta di democrazia. Il resto è costruzione storica. Teseo lo dice apertamente: esiste forse un’uguaglianza maggiore? Noi, da secoli, rispondiamo di no nei fatti, continuando a chiamare democrazia un sistema fondato sulla mediazione permanente. A questo punto bisogna essere precisi: Atene non è un modello compiuto. È limitata, esclusiva, imperfetta. Ma ha centrato il principio. E quel principio non è stato superato: è stato aggirato. Per una ragione semplice: i limiti materiali. La democrazia diretta funzionava perché la scala lo permetteva: pochi cittadini, presenza fisica, tempo condiviso, spazio delimitato. Appena la scala cresce, il modello collassa. Non per errore teorico, ma per impossibilità operativa. Da qui nasce la rappresentanza. Non come progresso, ma come compromesso tecnico: delegare diventa necessario perché partecipare direttamente è impraticabile. Per secoli abbiamo scambiato questo compromesso per un punto di arrivo, trasformando una necessità logistica in un principio politico. Ma qui si apre il nodo che oggi non è più eludibile. Se il limite della democrazia diretta era tecnico, cosa accade nel momento in cui la tecnica cambia? Le infrastrutture digitali stanno progressivamente erodendo quei vincoli che rendevano impossibile la partecipazione diretta su larga scala: identità verificabili, sistemi di voto distribuiti, piattaforme di deliberazione, accesso asincrono alla discussione, possibilità di aggregare e filtrare proposte in tempo reale. Non siamo ancora a un punto stabile, ma la direzione è evidente: la scala non è più un ostacolo assoluto. Questo implica un passaggio netto: da “impossibile su larga scala” a “impossibile senza tecnologia”. E allora quella frase di Teseo smette di essere un reperto e torna ad essere una domanda operativa: «Chi vuole parlare per la città?» Oggi, potenzialmente, la risposta può arrivare da milioni di individui, distribuiti, asincroni, ma connessi dentro un sistema che rende la partecipazione tecnicamente gestibile. Questo non significa che ogni problema sia risolto: restano questioni di competenza, qualità della decisione, manipolazione, velocità, responsabilità. Ma cambia il piano: non siamo più di fronte a un limite strutturale, ma a un problema di progettazione. E questo è un salto enorme. Perché significa che la democrazia diretta smette di essere un’utopia storica e diventa un’architettura possibile. Non un ritorno nostalgico ad Atene, ma il suo compimento. Per la prima volta, ciò che era confinato dalla materia può essere esteso dalla tecnica: una democrazia in cui la partecipazione non è delegata ma esercitata, in cui la parola non è concessa ma disponibile, in cui ogni cittadino può intervenire nel processo decisionale senza passare attraverso una classe separata. Questa sarà la vera democrazia del futuro: una democrazia ateniese resa finalmente possibile dalla tecnologia. Non un perfezionamento della rappresentanza, ma il suo superamento strutturale. Non un’illusione, ma una possibilità concreta che dipende da come scegliamo di costruire gli strumenti. E, per la prima volta, la definizione di Teseo può uscire dal perimetro della polis e diventare globale: la città appartiene davvero a chi decide di prenderne la parola.
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Pubblicato da Francesco Cusa
Batterista, compositore, scrittore, è nato a Catania nel 1966. Intraprende lo studio del pianoforte a quattordici anni, poi passa alla batteria facendo seminari con Ettore Fioravanti, Bruno Biriaco, Roberto Gatto, Massimo Manzi. Si trasferisce a Bologna nel 1989, dove si laurea al Dams nel 1994 con la tesi: “Gli elementi extramusicali nella performance jazzistica”. In quell’humus ha modo di collaborare con artisti provenienti da varie parti d’Italia, come Fabrizio Puglisi, Domenico Caliri, Paolo Fresu ecc. In quegli anni fonda il collettivo bolognese “Bassesfere”, assieme ad altri esponenti della musica jazz e di ricerca di quegli anni. Il suo percorso artistico lo porterà a suonare negli anni in Francia, Romania, Croazia, Slovenia, Bosnia/Erzegovina, Serbia, Olanda, Germania, Svizzera, Austria, Ungheria, Norvegia, Spagna, Belgio, Danimarca, Polonia, Usa, Cina, Giappone, Etiopia, Turchia. Successivamente fonda assieme a Paolo Sorge e Carlo Natoli il progetto artistico "Improvvisatore Involontario”, che diventerà una delle label più influenti nel panorama italiano del jazz di ricerca. Da sempre interessato all’interdisciplinarità artistica, è anche scrittore di racconti, romanzi e poesie e ha pubblicato diversi articoli di musicologa e di critica cinematografica presso molte riviste specializzate. Nel corso della sua carriera ha realizzato numerosi lavori di creazione e sonorizzazione di musiche per film, teatrali, letterari, di danza e arti visive, collaborando con noti ballerini, poeti e visual performers.
Attualmente è leader dell’FCT TRIO con Tonino Miano e Riccardo Grosso, del FRANCESCO CUSA & THE ASSASSINS con Domenico Caliri, Giovanni Benvenuti, Ferdinando Romano, dell’ensemble: "NAKED MUSICIANS”, del progetto di sonorizzazione di film d'epoca “SOLOMOVIE”, dello spettacolo “DRUMS & BOOKS”, co-leader dei THE LENOX BROTHERS (Cusa/Mimmo/Martino) di FRANCESCO CUSA E GIORGIA SANTORO “The black shoes”, e dello spettacolo musical-teatrale “MOLESTA CRUDELTÀ”. in trio batteria e voce insieme alle attrici Alice Ferlito e Laura Giordani. Il suo Naked Musicians" è un metodo di conduction musicale che è stato realizzato in varie parti del mondo e da cui è stato tratto anche un libro di teoria musicale sulla “conduction”, chiamato, appunto “Naked Performers”. Ha eseguito musiche di Yotam Haber, Emilio Galante, Cristina Zavalloni, Magma, Alfredo Impullitti, Domenico Caliri, Tim Berne e molti altri.
Insegna batteria jazz al conservatorio di Messina, dopo molti anni di insegnamento presso i conservatori di Benevento, Monopoli, Frosinone, Lecce, Reggio Calabria.
Da alcuni anni alterna la professione del musicista a quella dello scrittore di racconti, romanzi aforismi e poesie - ha scritto due romanzi - "2056" per Ensemble Edizioni (2025) e “Vic” Algra Editore (2021) , due raccolte di racconti- “Novelle Crudeli”, “Racconti Molesti” editi da Eris Edizioni -, due saggi - “Il Surrealismo della Pianta Grassa” edito da Algra Editore (2019), - L’orlo sbavato della perfezione- Algra Editore - (2024) -, cinque raccolte poetiche - “Canti Strozzati” edito da “L’Erudita/Giulio Perrone Editore”, “Stimmate” edito da Algra Editore, “Nei Dintorni Della Civiltà” edito da “Di Felice Editore” (2020), “Il Mondo chiuso” - edito da “Robin Edizioni” (2021) Il giusto premio - Robin Edizioni (2024)-, due raccolte di aforismi “Ridetti e Ricontraddetti” e ”Amare, Dolci Pillole" editi da “Carthago” e “Fotocopie”- e di critico cinematografico per la rivista “Lapis”. Collabora dal settembre 2013 con la rivista "Cultura Commestibile", con scritti di cinema e curando la rubrica "Il Cattivissimo”, dall'agosto 2018 con il giornale on line "Sicilia Report" curando la rubrica "Lo Stiletto”. La sua voce è presente nel "Dizionario del Jazz Italiano" a cura di Flavio Caprera.
Di recente è stato vincitore al festival internazionale del libro e della cultura “Etnabook” (2021) con due poesie: “Armenti” e “Ottobre Vuoto”, rispettivamente al primo e secondo posto.
Collaborazioni:
Paolo Fresu, Tino Tracanna, Attilio Zanchi, Marco Micheli, Bruno Tommaso, Larry Smith, Walter Schmocker, Lauro Rossi, Gianni Gebbia, Fabrizio Puglisi, Stefano De Bonis, Guglielmo Pagnozzi, Domenico Caliri, Luigi Mosso, Edoardo Marraffa, Cristina Zavalloni, Lelio Giannetto, Alberto Capelli, Riccardo Pittau, Mirko Sabatini, Jay Rodriguez, Butch Morris, [1], Michel Godard, Kenny Wheeler, Garbis Dedeian, Steve Lacy, Tim Berne, Stefano D’Anna, Pietro Ciancaglini, Paolino Dalla Porta, Roy Paci, Elliott_Sharp, Saadet Türköz[2], Andy Sheppard, Michael Riessler, Yves Robert, Giorgio Conte, Fred Giuliani, Zu, Mohammed El Bawi, E. Glerum, Assif Tsahar, Natalia M.King, Lionel Rolland , Dj.Pushy, Christophe_Monniot, Tanja Feichtmair, Manu_Codjia, Emil Spany, Arrington_de_Dionyso, Gianluca Petrella, Claudio Lugo, Marco Cappelli, Jean Marc Monteral, Ab_Baars, Ig_Henneman, Danilo Gallo, Beppe Scardino, Francesco Bigoni, Stefano Senni, Piero Bittolo Bon, i Robotobibok, Giovanni Falzone, Tito Magialajo, Enrico Terragnoli, Carlos Zingaro, John_Tilbury, Gianni Lenoci, Billy Bang, Antono Borghini, Pasquale Mirra, Francesco Bearzatti, Amy Denio, Vincenzo Vasi, Mike Cooper, Giorgio Pacorig, Paolo Sorge, Pasquale Innarella, Tony Cattano, Silvia Bolognesi, Leila Adu, Marta Raviglia, Henry Cook, Giacomo Ancillotto, Roberto Raciti, Federico Squassabia, Gaia Mattiuzzi, Dean Bowman, Don_Byron, Peter_van_Bergen, Jan Willem Van Der Ham, Ernst-Ludwig_Petrowsky, Michael Occhipinti, Giovanni Mayer, Eyal Mayoz, Jim Pugliese, Nicole Federici, Mauro Pagani,Ron_Anderson, Francesco Cafiso, Dan Kinzelman, Emilio Galante, Simone Zanchini, Lisa Mezzacappa, [3], Gabriele Mirabassi, Tellef Øgrim, Trewor Brown, Alessandro Vicard, Michael Fisher, Heinrich von Calnein, Oscar Noriega, Peter_Zummo, Greg_Burk, Antonello Salis, Carlo Atti, Tom_Arthurs, Daniele Del Monaco, Yotam_Haber, Raiz (Almamegretta), Gabriele Coen, Luca Aquino, Francesco Ponticelli, Valeria Sturba, Jean-Francois Pauvros, Samuel Cromwell, Claudio Cojaniz, Alex Turchetti, Aldo Giosué, Giorgia Santoro, Alex Meguire, Sarah Gail Brand le i danzatori e coreografi Roberto Zappalà Cinzia Scordia, Melaku Belay, Jennifer Cabrera, e Florence La Porte, gli artisti visivi Fred Gautnier, Cane Capovolto, "Gli Impresari", the gli scrittori Wu Ming, Andrea Inglese, Stefano Zenni, Federico Fini.
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